Riportiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Francesco, a firma del Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, ha inviato ai giovani partecipanti al 40.mo Incontro europeo della Comunità ecumenica di Taizé che è in corso a Basilea, in Svizzera, fino al 1° gennaio 2018:
Messaggio
Chers jeunes,
Vous êtes venus nombreux de toute l’Europe et aussi d’autres continents, pour vivre à Bâle, au carrefour de la Suisse, de la France et de l’Allemagne, la 40ème rencontre organisée et animée par la Communauté de Taizé. Et vous êtes portés par le désir de creuser ensemble les sources de la joie. C’est le thème qui guidera vos réflexions et éclairera votre prière. Dans cette perspective, le Pape François tient à vous assurer de sa grande proximité spirituelle. En effet, comme il l’a écrit dans l’Exhortation apostolique Evangelii gaudium «La joie de l’Évangile remplit le cœur et la vie de ceux qui rencontrent Jésus. Ceux qui se laissent sauver par lui sont libérés du péché, de la tristesse, du vide intérieur, de l’isolement. Avec Jésus Christ la joie naît et renaît toujours» (n.1.). Aussi le Saint-Père se réjouit de savoir que vous avez choisi de participer à cette rencontre pour accueillir et approfondir le message de Jésus qui est source de joie pour tous ceux qui lui ouvrent leur cœur. Et il vous remercie d’avoir répondu à l’appel du Seigneur qui vous rassemble dans la joie de son amour.
Le Pape vous encourage à vous laisser habiter par cette joie qui naît de l’amitié vécue avec Jésus et qui jamais ne nous ferme aux autres ni aux souffrances de ce monde. Et il vous invite à rester connectés avec le Seigneur, par la prière et l’écoute de sa Parole, afin qu’il vous aide à déployer vos talents pour «faire grandir une culture de la miséricorde, fondée sur la redécouverte de la rencontre des autres: une culture dans laquelle personne ne regarde l’autre avec indifférence ni ne détourne le regard quand il voit la souffrance des frères» (Lettre apostolique Misericordia et misera, n.20).
Au cours de l’année qui s’achève, il a été fait mémoire du 500ème anniversaire de la Réforme. Aussi, le Pape demande à l’Esprit Saint de vous aider, jeunes protestants, catholiques et orthodoxes, à vous réjouir et à vous enrichir de la diversité des dons faits à tous les disciples du Christ, pour manifester que la joie de l’Évangile nous unit par-delà toutes les blessures de nos divisions. Et il vous encourage à ne pas avoir peur de parcourir les routes de la fraternité pour que votre rencontre à Bâle rende visible la communion joyeuse qui jaillit de la source du cœur débordant du Seigneur.
En vous confiant au Seigneur pour que vous puissiez chanter avec la Vierge Marie les merveilles de son amour qui est source de la joie, le Saint-Père vous donne de grand cœur sa bénédiction, à vous jeunes participant à cette rencontre, aux Frères de Taizé, ainsi qu’à toutes les personnes de Suisse, de France et d’Allemagne qui vous accueillent.
Cardinal Pietro Parolin,
Secrétaire d’État de Sa Sainteté
© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html 28 dicembre 2017
«Cari giovani — si legge nel messaggio — siete venuti numerosi da tutta l’Europa e anche da altri continenti, per vivere a Basilea, nel crocevia tra Svizzera, Francia e Germania, il quarantesimo incontro organizzato e animato dalla comunità di Taizé. E siete spinti dal desiderio di approfondire insieme le sorgenti della gioia», che rappresenta il tema dell’appuntamento. In questa prospettiva, il Pontefice assicura la «sua grande vicinanza spirituale». Infatti, come sottolineato nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium , «la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù». In questo senso il Papa si rallegra nel sapere che i giovani hanno «scelto di partecipare a questo incontro per accogliere e approfondire il messaggio di Gesù, che è fonte di gioia per tutti coloro che gli aprono il proprio cuore». E li ringrazia «per aver risposto alla chiamata del Signore, che vi riunisce nella gioia del suo amore». Il Pontefice, insomma, incoraggia i giovani a lasciarsi «abitare da questa gioia che nasce dall’amicizia vissuta con Gesù e che non ci chiude mai agli altri e nemmeno alle sofferenze di questo mondo». E li esorta «a rimanere connessi con il Signore, attraverso la preghiera e l’ascolto della sua Parola affinché vi aiuti a sviluppare i vostri talenti per far crescere una cultura della misericordia, basata sulla riscoperta dell’incontro con gli altri: una cultura in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo quando vede la sofferenza dei fratelli». Ricordando, infine, il cinquecentenario della Riforma il Papa chiede anche allo Spirito santo «di aiutare voi, giovani protestanti, cattolici e ortodossi, a rallegrarvi e ad arricchirvi della diversità dei doni fatti a tutti i discepoli di Cristo, per manifestare che la gioia del Vangelo ci unisce al di là di tutte le ferite delle nostre divisioni». Approfondire le fonti della gioia, ascoltare il grido dei più vulnerabili, condividere le gioie come i dolori, rallegrarsi fra cristiani dei doni degli altri: sono le quattro proposte per l’anno 2018 che il priore di Taizé, fratel Alois, ha fatto conoscere, come tradizione, alla vigilia del raduno europeo in svolgimento fino al 1° gennaio. Proposte, spiega in chiusura della lettera intitolata Una gioia che non finisce mai , in parte ispirate da una domanda: «La voce di coloro che vivono prove faticose — molto lontani da noi o molto vicini — è così poco ascoltata. È come se il loro grido si perdesse nel vuoto. Sentirlo attraverso i media non basta. Come rispondere a loro attraverso la nostra vita?». Nella lettera Alois racconta episodi significativi dell’anno che sta per concludersi, come l’incontro con una giovane molto malata, l’estate scorsa. «“Amo la vita”, mi ha detto. Sono rimasto impressionato dalla gioia interiore di cui era ricolma, nonostante le severe limitazioni che la malattia le imponeva. Sono stato toccato non solo dalle sue parole ma dalla bella espressione del suo viso». Poi, la gioia dei bambini: «Ne ho visti recentemente in Africa. Persino nei campi dei rifugiati dove si concentrano così tante storie drammatiche, la loro presenza faceva esplodere la vita. La loro energia trasforma un accumulo di vite spezzate in un nido pieno di promesse. Se sapessero quanto ci aiutano a tenere viva la speranza. La loro felicità di esistere è un raggio di luce». Il priore parte da testimonianze concrete per proporre, in vista del 2018, una riflessione sulla gioia, una delle tre realtà — insieme alla semplicità e alla misericordia — che fratel Roger ha posto al cuore della vita della comunità di Taizé. Alois, con un altro fratello, si è recato in ottobre a Juba e a Rumbek, nel Sud Sudan, poi a Khartoum, capitale del Sudan, per meglio comprendere la situazione di questi due paesi e pregare vicino a coloro che sono fra i più provati del nostro tempo: «Abbiamo visitato le diverse Chiese, abbiamo visto il loro lavoro di insegnamento, di solidarietà, di cura verso i malati e gli esclusi. Siamo stati ricevuti in un campo di persone sfollate dove notoriamente vivono numerosi bambini che i genitori hanno perso nel corso di tragici avvenimenti. Sono stato particolarmente impressionato dalle donne. Le madri, spesso molto giovani, devono portare una gran parte delle sofferenze causate dalle violenze. Molte hanno dovuto fuggire in situazioni di emergenza. Eppure — osserva — restano al servizio della vita. Il loro coraggio e la loro speranza sono eccezionali. Questa visita ci ha reso ancora più vicini ai giovani rifugiati del Sudan che abbiamo accolto a Taizé da due anni». Precedentemente, a fine settembre, con altri due fratelli Alois si è recato in Egitto presso la comunità Anafora, fondata nel 1999 da un vescovo copto-ortodosso. La visita è durata cinque giorni, «un tempo di preghiera, di conoscenza reciproca e di scoperta della lunga e ricca tradizione della Chiesa d’Egitto». Si è trattato di un vero e proprio pellegrinaggio: cento giovani sono arrivati dall’Europa, dal Nord America, dal Libano, dall’Algeria, dall’Iraq, e sono stati accolti da cento giovani copti del Cairo, di Alessandria e dell’alto Egitto. Nella lettera il priore di Taizé ricorda l’eredità dei martiri della Chiesa copta, come anche il suo sfondo monastico, «appello costante alla semplicità di vita». E sottolinea il calore manifestato dal patriarca Tawadros II . Le quattro proposte per il nuovo anno si inseriscono dunque in questo quadro di esperienze. Ai giovani fratel Alois rammenta la «misteriosa fonte di gioia» rappresentata dalla risurrezione di Cristo, «una luce al centro della fede cristiana». Una volta bevuto a questa fonte, è possibile — scrive citando Olivier Clément — «portare in sé la gioia perché sappiamo che alla fine la resurrezione avrà l’ultima parola». La gioia del resto «non va vista come un sentimento sopravvalutato, né tantomeno come una fortuna individualistica che condurrebbe all’isolamento, ma come la serena sicurezza che la vita ha un senso». Gli inviti ad ascoltare il grido dei più vulnerabili, a condividere le prove e, fra cristiani, a rallegrarsi dei doni dei fratelli non sono altro che modalità diverse per svelare la propria vulnerabilità e tornare più umani, per abbattere o attraversare le frontiere, per ritrovare la gioia dell’unità ponendosi sotto lo stesso tetto.
© Osservatore Romano - 29 dicembre 2017