«Una parrocchia dove non ci sono le chiacchiere è una parrocchia perfetta, è una parrocchia di peccatori, sì, ma di testimoni».Prendendo spunto dal vangelo della seconda domenica del tempo ordinario Papa Francesco ha indicato questo ideale di comunità cristiana ai fedeli di Santa Maria a Setteville di Guidonia. Il vescovo di Roma vi si è recato nel pomeriggio del 15 gennaio riprendendo le visite pastorali alle parrocchie della diocesi interrotte durante l’anno santo straordinario. Ecco l’omelia pronunciata a braccio durante la celebrazione della messa nella chiesa parrocchiale.
Il Vangelo ci presenta Giovanni [il Batti- sta] nel momento in cui dà testimonianza di Gesù. Vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è Colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”» ( Gv 1, 29-30). Questo è il Messia. Dà testimonianza. E alcuni di- scepoli, sentendo questa testimonianza — discepoli di Giovanni — seguirono Gesù; andarono dietro a Lui e sono rimasti con- tenti: «Abbiamo trovato il Messia!» ( Gv 1, 41). Hanno sentito la presenza di Gesù. Ma perché hanno incontrato Gesù? Per- ché c’è stato un testimone, perché c’è stato un uomo che ha dato testimonianza di Gesù. Così succede nella nostra vita. Ci sono tanti cristiani che professano che Gesù è Dio; ci sono tanti preti che professano che Gesù è Dio, tanti vescovi... Ma tutti dan- no testimonianza di Gesù? O essere cri- stiano è come... un modo di vivere come un altro, come essere tifoso di una squa- dra? “Ma sì, sono cristiano...”. O come avere una filosofia: “Io osservo questi co- mandamenti, sono cristiano, devo fare questo...”. Essere cristiano, prima di tutto, è dare testimonianza di Gesù. La prima cosa. E questo è quello che hanno fatto gli Apostoli: gli Apostoli hanno dato testi- monianza di Gesù, e per questo il cristia- nesimo si è diffuso in tutto il mondo. Te- stimonianza e martirio: la stessa cosa. Si dà testimonianza nel piccolo, e alcuni arri- vano al grande, a dare la vita nel martirio, come gli Apostoli. Ma gli Apostoli non avevano fatto un corso per diventare testi- moni di Gesù; non avevano studiato, non sono andati all’università. Avevano sentito lo Spirito dentro e hanno seguito l’ispira- zione dello Spirito Santo; sono stati fedeli a questo. Ma erano peccatori, tutti! I Do- dici erano peccatori. “No, Padre, Giuda soltanto!”. No, poveraccio... Noi non sap- piamo cosa è accaduto dopo la sua morte, perché la misericordia di Dio c’è anche in quel momento. Ma tutti erano peccatori, tutti. Invidiosi, avevano gelosia tra loro: “No, io devo occupare il primo posto e tu il secondo”; e due di loro parlano alla mamma perché vada a parlare a Gesù che dia il primo posto ai loro figli... Erano co- sì, con tutti i peccati. Erano anche tradito- ri, perché quando Gesù è stato catturato, tutti sono scappati, pieni di paura; si sono nascosti: avevano paura. E Pietro, che sa- peva di essere il capo, sentì il bisogno di avvicinarsi un po’ per vedere cosa accade- va; e quando la domestica del sacerdote disse: “Ma anche tu eri...”, disse: “No, no, no!”. Rinnegò Gesù, tradì Gesù. Pietro! Il primo Papa. Tradì Gesù. E questi sono i testimoni! Sì, perché erano testimoni della salvezza che Gesù porta, e tutti, per que- sta salvezza si sono convertiti, si sono la- sciati salvare. È bello quando, sulla riva del lago, Gesù fa quel miracolo [la pesca miracolosa] e Pietro dice: «Allontanati da me, Signore, perché sono peccatore» ( Lc 5, 8). Essere testimone non significa essere santo, ma essere un povero uomo, una po- vera donna che dice: “Sì, sono peccatore, ma Gesù è il Signore e io do testimonian- za di Lui, e io cerco di fare il bene tutti i giorni, di correggere la mia vita, di andare per la giusta strada”. Soltanto io vorrei lasciarvi un messag- gio. Questo lo capiamo tutti, quello che ho detto: testimoni peccatori. Ma, leggen- do il Vangelo, io non trovo un [certo tipo di] peccato negli Apostoli. Alcuni violenti c’erano, che volevano incendiare un villag- gio che non li aveva accolti... Avevano tanti peccati: traditori, codardi... Ma non ne trovo uno [particolare]: non erano chiacchieroni, non parlavano male degli altri, non parlavano male uno dell’altro. In questo erano bravi. Non si “spennavano”. Io penso alle nostre comunità: quante volte, questo peccato, di “togliersi la pelle l’uno all’a l t ro ”, di sparlare, di creder- si superiore all’altro e parlare male di na- scosto! Questo, nel Vangelo, loro non l’hanno fatto. Hanno fatto cose brutte, hanno tradito il Signore, ma questo no. Anche in una parrocchia, in una comunità dove si sa... questo ha truffato, questo ha fatto quella cosa..., ma poi si confessa, si converte... Siamo tutti peccatori. Ma una comunità dove ci sono le chiacchierone e i chiacchieroni, è una comunità che è inca- pace di dare testimonianza. Io dirò soltanto questo: volete una par- rocchia perfetta? Niente chiacchiere. Nien- te. Se tu hai qualcosa contro uno, vai a dirglielo in faccia, o dillo al parroco; ma non fra voi. Questo è il segno che lo Spi- rito Santo è in una parrocchia. Gli altri peccati, tutti li abbiamo. C’è una collezio- ne di peccati: uno prende questo, uno prende quell’altro, ma tutti siamo peccato- ri. Ma quello che distrugge, come il tarlo, una comunità sono le chiacchiere, dietro le spalle. Io vorrei che in questo giorno della mia visita questa comunità facesse il proposito di non chiacchierare. E quando ti viene voglia di dire una chiacchiera, morditi la lingua: si gonfierà, ma vi farà tanto bene, perché nel Vangelo questi testimoni di Gesù — peccatori: anche hanno tradito il Signore! — mai hanno chiacchierato uno dell’altro. E questo è bello. Una parroc- chia dove non ci sono le chiacchiere è una parrocchia perfetta, è una parrocchia di peccatori, sì, ma di testimoni. E questa è la testimonianza che davano i primi cri- stiani: “Come si amano, come si amano!”. Amarsi almeno in questo. Incominciate con questo. Il Signore vi dia questo rega- lo, questa grazia: mai, mai sparlare uno dell’altro. Grazie.
© Osservatore Romano - 16-17 gennaio 2017