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Bollettino Sala Stampa Santa SedePubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato ai partecipanti al XXVI Congresso mondiale dell’Unione Cristiana Internazionale dei Dirigenti di Impresa (UNIAPAC), che si è svolto presso l’Università Cattolica di Lisbona (Portogallo) dal 22 al 24 novembre, sul tema: Business as a Noble Vocation, letto in apertura dei lavori da Mons. Bruno Marie Duffé, Segretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale:

Messaggio del Santo Padre

Ladies and Gentlemen,

I offer a cordial greeting to all of you, business executives and leaders of economic life, who have gathered for the 26th UNIAPAC World Congress, on the theme of Business as a Noble Vocation. From its origin, some eight decades ago, your federation has sought to translate into economic and financial terms the principles and guidelines of Christian social doctrine in the light of changing times.

Today’s context of the globalization of economic activity and exchange has profoundly affected outlooks, goals and ways of conducting business. Your decision to reflect on the vocation and mission of economic and business leaders is thus more essential and necessary than ever. In effect, with “the more intensified pace of life and work… the goals of this rapid and constant change are not necessarily geared to the common good or to integral and sustainable human development”, and can even “cause harm to the world and to the quality of life of much of humanity” (Laudato Si’, 18).

Amid such complex changes, fidelity to your vocation and mission calls for maintaining a delicate balance between embracing innovation and increasingly competitive production while at the same time viewing progress within the greater horizon of the common good, human dignity and a just use of the natural resources entrusted to our care. In your professional lives, you frequently encounter situations where these values are in tension, and consequently you must make important practical decisions regarding investment and management. Here it may prove helpful to recall three guiding principles present in the Gospel and the Church’s social teaching.

The first is the centrality of individual persons, with their abilities, their aspirations and their problems and difficulties. The Church has always managed to do great things with scanty resources, as a reminder that the results are from God and not from men (cf. 2 Cor 4:7). When a business becomes a “family”, in which management is concerned that working conditions always serve the community, labourers in turn become a “source of enrichment”. They are encouraged to put their talents and abilities at the service of the common good, knowing that their dignity and circumstances are respected and not simply exploited.

In exercising this economic discernment, the goals to be set should always be guided by the rule of the common good. This foundational principle of Christian social thought illumines and, like a compass, directs the social responsibility of businesses, their research and technology, and their services of quality control, towards the building of a more humane and fraternal society that can “make the goods of this world more accessible to all” (Evangelii Gaudium, 203). The principle of the common good points the way to an equitable growth wherein “decisions, programmes, mechanisms and processes [are] specifically geared to a better distribution of income, the creation of sources of employment and an integral promotion of the poor that goes beyond a simple welfare mentality” (ibid., 204). In this way, the horizon can broaden to embrace the entire world and foster a new political and economic mindset open to higher values (cf. ibid., 205). The vocation of business leaders will become “a noble commitment” to the extent that it is open to being “challenged by a greater meaning in life” (ibid., 203).

Finally, we must never lose sight of the moral and economic value of labour, which is our means of cooperating with God in an “ongoing creation”, which hastens the coming of God’s kingdom by promoting justice and social charity, and by respecting the two dimensions individual and social, of the human person. The noble vocation of business leaders will be evident in the measure that all human activity becomes a witness of hope in the future and an incentive to greater social responsibility and concern through each person’s wise use of his or her talents and abilities. Like the first community of apostles, who were chosen to accompany Jesus along his way, you too are called, as Christian executives and business leaders, to undertake a journey of conversion and witness with the Lord, allowing him to inspire and guide the growth of our contemporary social order.

With prayerful good wishes for the fruitfulness of your deliberations, I ask Mary, Mother of the Church, to sustain you in hope and in docile openness to the Spirit, so that you can be effective instruments of the Lord who constantly “makes all things new” (Rev 21:5). In imparting to you my blessing, I ask you, please, to remember to pray for me.

From the Vatican, 22 November 2018

FRANCIS

© http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino.html 28 novembre 2018


Signore e Signori,
Porgo un cordiale saluto a tutti voi, imprenditori dirigenti e leader della vita economica, che vi siete riuniti per il XXVI Congresso mondiale dell’Uniapac sul tema Business as a Noble Vocation . Sin dalle sue origini, un’ottantina di anni fa, la vostra federazione ha cercato di tradurre in termini economici e finanziari i principi e gli orientamenti della dottrina sociale cristiana alla luce dei cambiamenti dei tempi. Il contesto odierno di globalizzazione dell’attività economica e dello scambio ha inciso profondamente sui modi di vedere, gli obiettivi e la maniera di condurre gli affari. La vostra decisione di riflettere sulla vocazione e la missione dei leader dell’economia e dell’imprenditoria è dunque più che mai fondamentale. Di fatto, l’«intensificazione dei ritmi di vita e di lavoro [...], gli obiettivi di questo cambiamento veloce e costante non necessariamente sono orientati al bene comune e a uno sviluppo umano, sostenibile e integrale» e possono addirittura causare un «deterioramento del mondo e della qualità della vita di gran parte dell’umanità» ( Laudato si’ , n. 18). In mezzo a questi complessi cambiamenti, la fedeltà alla vostra vocazione e missione esige che venga mantenuto un delicato equilibrio tra l’abbracciare l’innovazione e una produzione sempre più competitiva, guardando al tempo stesso al progresso nell’orizzonte più ampio del bene comune, della dignità umana e del giusto uso delle risorse naturali affidate alle nostre cure. Nella vostra vita professionale incontrate di frequente situazioni in cui tali valori sono in tensione e di conseguenza dovete prendere decisioni pratiche importanti relative a investimenti e gestione. Qui potrebbe risultare utile ricordare i tre principi guida presenti nel Vangelo e nella dottrina sociale della Chiesa. Il primo è la centralità delle singole persone , con le loro capacità, le loro aspirazioni, i loro problemi e difficoltà. La Chiesa è sempre riuscita a fare grandi cose con scarse risorse, come a ricordare che i risultati vengono da Dio e non dagli uomini (cfr. 2 Cor 4, 7). Quando un’impresa diventa una “famiglia”, in cui la direzione si preoccupa che le condizioni di lavoro servano sempre la comunità, i lavoratori a loro volta diventano una “fonte di arricchimento”. Sono incoraggiati a mettere i loro talenti e le loro capacità al servizio del bene comune, sapendo che la loro dignità e le loro condizioni vengono rispettate e non semplicemente sfruttate. Esercitando questo discernimento economico, gli obiettivi da fissare dovrebbero essere sempre guidati dalla regola del bene comune . Questo principio fondante del pensiero sociale cristiano illumina e, come una bussola, orienta la responsabilità sociale delle imprese, la loro ricerca e tecnologia e i loro servizi di controllo della qualità verso la costruzione di una società più umana e fraterna che può «rendere più accessibili per tutti i beni di questo mondo» ( Evangelii gaudium , n. 203). Il principio del bene comune indica la via verso una crescita equa in cui «decisioni, programmi, meccanismi e processi [siano] specificamente orientati a una migliore distribuzione delle entrate, alla creazione di opportunità di lavoro, a una promozione integrale dei poveri che superi il mero assistenzialismo» (ibidem, n. 204). In questo modo, l’orizzonte può allargarsi per abbracciare il mondo intero e favorire una nuova mentalità politica ed economica aperta a valori più alti (cfr. ibidem, 205). La vocazione degli imprenditori diventerà un “nobile impegno” nella misura in cui sarà aperta a lasciarsi «interrogare da un significato più ampio della vita» (ibidem, n. 203). Infine, non dobbiamo mai perdere di vista il valore morale ed economico del lavoro ,che èil nostro mezzo per cooperare con Dio in una “c re a z i o n e p ermanente” che accelera la venuta del regno di Dio promovendo la giustizia e la carità sociale, e rispettando le due dimensioni, individuale e sociale, della persona umana. La nobile vocazione dei leader dell’imprenditoria diventerà evidente nella misura in cui ogni attività umana diverrà una testimonianza di speranza nel futuro e un incentivo a una maggiore responsabilità e preoccupazione sociale attraverso il saggio uso da parte di ogni persona dei propri talenti e capacità. Come la prima comunità degli apostoli, che furono scelti per accompagnare Gesù nel suo cammino, così anche voi siete chiamati, come dirigenti e leader dell’i m p re n ditoria cristiani, a compiere un cammino di conversione e di testimonianza con il Signore, permettendogli di ispirare e guidare la crescita del nostro ordine sociale contemporaneo. Con oranti buoni auspici per la fecondità delle vostre deliberazioni, chiedo a Maria, Madre della Chiesa, di sostenervi nella speranza e nella docile apertura allo Spirito, affinché possiate essere strumenti efficaci del Signore che fa costantemente «nuove tutte le cose» ( Ap 21, 5). Nell’impartirvi la mia benedizione vi chiedo, per favore, di ricordarvi di pregare per me.

Vaticano, 22 novembre 2018

FRANCESCO

© Osservatore Romano - 29 novembre 2018