Marcella SerafiniUna donna ‘in movimento’, impegnata su vari fronti; una personalità che ha rivoluzionato il ruolo della donna e del laicato aprendo possibilità nuove e scenari inediti. Questa è Armida Barelli (1882-1952), una donna vissuta “tra due secoli” (XIX e XX), che ha saputo aprirsi alle novità perché ancorata su ciò che non vacilla.
Nata nel 1882 da una famiglia dell’alta borghesia milanese che le ha trasmesso senso del dovere e alti valori civili e morali, Armida mostra sin da bambina un carattere vivace e intraprendente, tenace e piuttosto insofferente verso le regole. È dotata di grandi capacità organizzative e di profonda sensibilità, come dimostra durante gli anni di permanenza presso il Collegio S. Croce di Menzingen, dove era stata mandata dalla famiglia per completare gli studi. Agli anni di collegio risalgono il primo incontro con la spiritualità francescana - grazie al cappellano p. Wilhelm, che con affettuosa pazienza le fa conoscere l’amore personale di Dio – e con la devozione al S. Cuore appresa da Agata Braig, compagna di collegio.
Dal collegio Armida esce nel 1900 a pieni voti, con un’ottima formazione e la conoscenza di tre lingue, ma soprattutto con un progetto di vita ben chiaro: “O sarò sr. Elisabetta missionaria in Cina, oppure madre di 10 figli; ma zitella mai e poi mai!”.
Tale simpatica dichiarazione esprime con chiarezza il carattere della giovane, aperta a grandi ideali e poco incline ai compromessi; lo manifesta secondo la mentalità del tempo, che, oltre alla vocazione religiosa e matrimoniale non prevedeva altre possibilità. Eppure Armida sarebbe stata pioniera di una strada nuova, inedita, di consacrazione a Dio per la missione - in terre di missione stra-ordinarie perché tracciate nell’ordinario - non attraverso la ‘fuga mundi’, ma cercando di colmare la distanza tra ambiti ritenuti opposti e inconciliabili: fede e mondo, religione e scienza, fede e cultura, religione e impegno politico-sociale, portando il mondo a Dio nella preghiera e Dio nel mondo attraverso l’apostolato.
L’accoglienza di tale chiamata non è facile per Armida, che deve mediare tra i pregiudizi del tempo e le sue inclinazioni, talvolta incomprensibili e inspiegabili persino a se stessa: il rifiuto sempre più consapevole delle proposte di matrimonio, l’attrazione verso Dio, una predisposizione innata ad aiutare gli altri, come dimostra affiancando Rita Tonoli nel sostegno ai bambini in difficoltà.
Il suo cammino vocazionale - piuttosto lungo e tormentato – passa attraverso combattimenti interiori e crisi, ma trova il sostegno unanime dei sacerdoti che hanno la grazia di accompagnarla.
L’incontro con p. Agostino Gemelli, avvenuto l’11 febbraio 1920 - segna una svolta nella vita di Armida. Ella è colpita dalla concretezza e umanità di p. Gemelli; quest’ultimo, da parte sua, è colpito dal ‘candore’ e dalla determinazione della giovane, dal suo desiderio di apostolato, ma anche dalle notevoli capacità umane, organizzative e pragmatiche. Decide così di coinvolgerla progressivamente nelle sue iniziative, affidandole alcune traduzioni per la Rivista di Filosofia Neoscolastica. Dopo l’incontro con p. Gemelli, tutte le esitazioni vocazionali di Armida scompaiono: entra nel Terz’Ordine Francescano e si consacra a Dio per l’apostolato nel mondo.
La loro collaborazione diventa stabile, “un’intesa straordinaria”, che durerà per 42 anni. Il primo frutto di tale azione comune è la consacrazione di soldati al S. Cuore, a cui fa seguito una intensa attività di formazione dei laici, attraverso l’Opera della Regalità, l’Opera Impiegate e tutta una serie di opuscoli sulla liturgia. Una molteplicità di iniziative che scaturiscono dal progetto comune di formazione cristiana dell’Italia, a tutti i livelli, dalla base (operai, laici, popolo) fino ai vertici intellettuali e politici. Il culmine di tale progetto è l’università Cattolica, inaugurata il 7 dicembre 1921.
Il ruolo di Armida Barelli nella costituzione dell’Ateneo va ben oltre la raccolta di fondi di cui ella è promotrice come cassiera, ma è legata e fondata sulla sua ‘proverbiale’ tenacia e grande fede, manifestata già nel contesto del Comitato fondatore. Ella ha dimostrato di saper sperare contro ogni speranza e di credere fortemente nella possibilità di realizzazione di quest’opera, sebbene in assoluta povertà di mezzi, solo perché promessa e dedicata al S. Cuore. È merito esclusivo della fede di Armida Barelli se il nome e titolo dell’Ateneo - dedicato al S. Cuore - si sono concretizzati, secondo per una motivazione teologica ben precisa: “il S. Cuore è la sede di ogni sapienza e scienza”. Non è ingenuità, anche se a prima vista potrebbe sembrare, ma fede profonda, biblicamente e teologicamente fondata.
Il progetto culturale promosso in collaborazione con p. Gemelli e culmina nell’Università Cattolica, si coniuga perfettamente con l’altra grande iniziativa che le viene proposta dal Card Ferrari, di fondare la Gioventù Femminile di Azione Cattolica prima nel territorio della Diocesi e poi – su esplicita richiesta del Pontefice - di estenderla su tutto il territorio italiano. Armida, che si sente inadeguata per svariati motivi - tra cui la difficoltà a parlare in pubblico e a viaggiare per grandi distanze - avanza tutte le possibili obiezioni, dinieghi e alternative, ma poi, per ‘amore del s. Cuore’ e per obbedienza alla Chiesa, accetta. Intraprende così un’opera che avrebbe favorito la formazione umana e cristiana, su tutto il territorio nazionale, di ragazze, e in seguito anche bambine, che altrimenti sarebbero state trascurate dallo Stato. Il modello antropologico e femminile proposto da Armida costituisce un’alternativa efficace al modello formativo trasmesso dal Fascismo.
Università, Gioventù Femminile e formazione dei laici, sono opere che Armida Barelli ha potuto realizzare perché radicata in Dio, centro unificatore del suo essere e operare. Questa sua convinzione spiega la fondazione, nel 1919 insieme a p. Gemelli, di una comunità di consacrate secolari – un primo gruppo di dodici sorelle - che avrebbe preso in seguito il nome di Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo, che consente di essere, con l’approvazione della Chiesa, tutta di Dio operando nel mondo.
Il nucleo di tale spiritualità è sintetizzato da p. Gemelli con i termini consacrazione (totale appartenenza a Dio), secolare (nel mondo), secondo la spiritualità francescana. Tale vocazione incarna perfettamente alcuni tratti della personalità di Armida Barelli:
- L’attitudine alla sintesi: Dio e mondo, religione e cultura, raccoglimento e impegno socio-politico, preghiera e attività, contemplazione e azione; è un’attitudine a superare separatismi e divisioni per costruire ponti e custodire le relazioni.
- L’importanza della formazione: Armida Barelli e p. Gemelli avevano capito il valore imprescindibile della formazione a tutti i livelli (culturale, civile e religioso), in tutti gli stati e condizioni di vita, per favorire dialogo e dinamismo. L’impegno civile e politico è quindi finalizzato a tradurre il Regno di Dio nel regno dell’uomo, a trasformare in prassi concreta la Regalità e il primato del S. Cuore.
- L’importanza di una filosofia cristiana che traduca in idee, mentalità e stile l’insegnamento evangelico, di un pensiero ‘sano’ a sostegno dell’azione, di una prospettiva antropologica che non sia riduttiva, che non tralasci nulla dell’‘umano’.
- Il valore decisivo della fede, quale tessuto connettivo della vita e della società, e della preghiera quale antidoto contro la dispersione e la frammentarietà interiore. La profonda vita interiore coltivata da Armida Barelli, la comunione costante con Dio alimentata nella preghiera e nella celebrazione e adorazione eucaristica è il segreto della sua vita: della molteplicità di opere ma anche della sua pacatezza e forza d’animo, della calma e dell’equilibrio che la caratterizzano (raggiunti con un grande ‘lavoro’ interiore), della capacità di discernimento e di ascolto dell’altro, individuando qualità e talenti.
- La ricchezza e fecondità, spirituale e umana, della spiritualità francescana, che ella incarna come un abito naturale, ma di cui p. Gemelli – che ne ha teorizzato e sintetizzato in modo eccellente i tratti nel volume Il Francescanesimo – l’ha resa cosciente.
Armida Barelli costituisce un esempio emblematico di santità laicale fuori dal chiostro e dagli spazi riservati. È testimone della santità radicale che nel Battesimo apre a tutti la possibilità della sequela di Cristo per farsi accanto a ogni persona nelle pieghe della storia. La sua originalità, anche nel contesto del suo tempo, si radica proprio nella dimensione religiosa, che unifica e indirizza tutte le sue dimensioni della sua vita e la qualifica come una tra le “protagoniste più eminenti del rinnovamento spirituale che caratterizza la storia religiosa d’Italia nella prima metà del Novecento” (majo), come colei che ha saputo preparare “religiosamente gli animi alla rivoluzione politica e sociale del secondo dopoguerra”, promuovendo una emancipazione femminile verso una “autonomia economica e giuridica” (Sticco).
Avendo sempre presente un orizzonte spirituale e umano molto alto, l’obiettivo della perfezione spirituale cui richiamava costantemente anche p. Gemelli - vegliando sulla sua santità - è riuscita a tenere insieme, come con un collante, le variegate iniziative di p. Gemelli, efficaci perché convergenti, in quanto animate da un unico obiettivo e orientate all’unico fine ‘soprannaturale’. Non una santità privata, selettiva, ma aperta a tutti e incarnata nella dimensione sociale, culturale e politica. Una santità concreta, pragmatica, da ‘cucitrice di opere’, vissuta coordinando con amore, sapienza e acutezza, la fitta rete di attività, persone e relazioni che ruota intorno all’Università Cattolica e si estende a tutto il territorio nazionale. Una santità appassionata e femminile che trova il suo fulcro nel Sacro Cuore: non si tratta di devozionismo ingenuo e superficiale, ma di fine consapevolezza - teologicamente fondata sul dogma dell’Incarnazione - della radicalità e assolutezza dell’amore divino, che è entrato nella storia e quotidianamente si fa storia e va reso presente nella cultura (nelle idee, nel modo di pensare e progettare), nella società e nella politica, per essere strumenti e collaboratori per promuovere l’attuazione del Regno.
Un modello di perfezione che affascina e attrae, perché non rifiuta nulla di ciò che è umano, ma francescanamente tutto rinnova e fa risplendere nella luce dell’amore divino. Secolarità e religione non sono contrapposti e incompatibili; il ‘mondo’ non è ostile alla santità.
L’originalità di Armida Barelli sta proprio nel superamento del contrasto tra una religiosità fatta solo di rinunce e privazioni, che la sola ascesi appesantiva, rendendola ‘inumana’, e il profondo desiderio di Assoluto che arde nel cuore. Proprio a motivo di questo suo profondo desiderio di assoluto ha accolto con gioia la proposta di p. Gemelli di abbracciare la santità francescana, “la più alta e la più difficile, perché non uccide l’uomo, ma lo lascia vivere e lo fa santo nella sua qualità di uomo”.
L’esempio di Armida interpella ancora oggi ogni battezzato, invitando a interrogarsi con responsabilità su come incarnare il Vangelo nelle pieghe di questa storia, piena di contraddizioni e incoerenze, ma già salvata, perché profondamente amata, per essere artefici di speranza, testimoni credibili del ‘già’ del Regno[1].
Marcella Serafini
Istituto Teologico di Assisi
[1] Per approfondire: A. Picicco, Armida Barelli, Padova 2007; M.R. Del Genio, Armida Barelli. Un’esperienza di mistica apostolica laicale, Città del Vaticano 2002; Ead. Donne nuove. Armida Barelli tra le donne del suo tempo, Torino 2021; B. Pandolfi, Vivi una vita piena. Armida Barelli scrive ai giovani, Roma 2021; Ead., Armida Barelli. Una donna oltre i secoli. Con DVD, Roma 2014; M. Serafini (a c. di), Agostino Gemelli e Armida Barelli. Una sintesi francescana per l’Italia, sez. monografica della rivista Convivium Assisiense (XXIII/1 [2021]), Assisi 2021.
-> VD anche
Armida Barelli, fedeltà senza rigidità
Francesco: Armida Barelli, testimone della sintesi tra Parola e vita
Armida Barelli, pellegrina di speranza
Armida Barelli, novità di un carisma
Armida Barelli e la morale: secolarità senza mondanità
Armida Barelli e santa Rosa da Viterbo