La Chiesa “non è un dato sociologico, ma un ‘mistero’, e il termine non indica – come potrebbe essere inteso – qualcosa di oscuro e incomprensibile” ma “esprime una realtà che potremmo dire ‘intrecciata’, perché s’incontrano e camminano insieme Dio e l’uomo, Gesù Cristo e l’umanità”. Lo ha ricordato ieri il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei), nel corso dell’omelia per la festa di San Francesco di Sales celebrata nella sede Rai del Teatro delle Vittorie a Roma. È impossibile “leggere la Chiesa come una semplice struttura umana” perché “essa risponde anzitutto ad altri parametri, ben più profondi, che sono quelli della fede” e “fuori da questo sguardo, si coglie solo qualche aspetto esterno della Chiesa, ma sfugge il cuore che ci permette di interpretare anche le membra”. Il “cuore del Cristianesimo”, ha sottolineato il card. Bagnasco, “è la gioia” dal momento che “Dio non è geloso delle sue creature, e non nega la vita” ma “al contrario, la fede è amica dell’uomo, della sua libertà, della ragione, dell’amore” ed “insegna la via della gioia”. Se il Vangelo “non fosse in grado di illuminare e ispirare i comportamenti”, si è domandato l’arcivescovo, “quale verità potrebbe vantare per sé?”.
La "grande luce è il Vangelo di Gesù che, nei duemila anni di storia, come un grande alveo ha raccolto e armonizzato molteplici contributi - ha spiegato il card. Bagnasco -, valorizzando e purificando ogni autentica espressione umana, ispirando cultura e civiltà". Ascoltare "la grande tradizione cristiana", allora, "non significa cedere al particolare, ma considerare onestamente una storia degna dell'umanesimo di cui tutti godiamo, e trovare ispirazione e garanzia per il presente, per orientarci in mezzo a crocevia sempre più veloci e complessi, ma certamente stimolanti e promettenti". Di fronte a questa realtà, ha continuato l'arcivescovo, "ci chiediamo come il grande mondo dei media possa collocarsi responsabilmente nella fedeltà alla propria missione" perché "nonostante cambiamenti epocali e modelli ben diversi, non dobbiamo in nessun campo arrenderci o, peggio, appiattirci". Per il card. Bagnasco, "non dobbiamo mai perdere il gusto e la passione di costruire" la "casa" poiché "l'uomo non può vivere senza una casa, un luogo dove stare fa bene all'anima e rigenera le energie per vivere" ricordando che "non sono le cose che si hanno e che si conoscono che costruiscono la casa ma il senso, la loro comprensione, il giudizio di valore".
Oltre alla casa, ha precisato il cardinale, “l’uomo ha bisogno della ‘strada’, vale a dire di conoscere ciò che accade oltre di lui e che gli interessa e lo riguarda perché si riconosce dentro ad una storia più grande che è quella del mondo”. Per questo, ha aggiunto il presidente della Cei, “la strada deve entrare nella sua casa – quasi diventare ambiente – ma non in modo selvaggio, sebbene il più possibile rispettoso, cercando con responsabilità di scegliere e di coniugare, tra ciò che è notiziabile, quanto è più necessario, utile, buono”. Una responsabilità “doverosa da parte del mondo mediale” che “si affianca a quella insostituibile di ogni persona, così da stabilire un circolo virtuoso per mantenere il più alto possibile il livello della domanda e dell’offerta” affinché “la casa non sarà ridotta a mercato, e la strada dell’informazione potrà umilmente gioire di partecipare alla costruzione di una dimora più umana”. Infine, ha ribadito il card. Bagnasco, è opportuno considerare “un terzo elemento” che è il “cielo”, perché “si tratta di non dimenticare i valori dell’anima” in quanto “né la casa né la strada possono riempire il cuore e soddisfare la vita” e “lo spirito umano è irriducibile alla dimensione del mondo”: “Senza la strada – ha concluso mons. Bagnasco - la casa dell’uomo è una prigione, senza il Cielo diventa soffocante”.
© SIR - 25 gennaio 2010
CARD. BAGNASCO, “LA CASA”, “LA STRADA” E “IL CIELO”
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