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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
Tutti i nunzi apostolici e quanti svolgono la loro missione ecclesiale "nelle rappresentanze pontificie sparse per il mondo, a contatto con una notevole varietà di situazioni talora difficili ed esigenti" sono stati ricordati dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, durante la celebrazione dei vespri liturgici della festa di sant'Antonio Abate, patrono della Pontificia Accademia Ecclesiastica.
Il segretario di Stato, venerdì sera, 15 gennaio, ha reso omaggio ai suoi collaboratori nei 178 Paesi con cui la Santa Sede intrattiene relazioni diplomatiche. Per farlo ha scelto la sede dell'accademia che forma il personale diplomatico, spiegando come la vita di sant'Antonio abate abbia "molto da insegnare a ogni credente, ma anche all'ecclesiastico che svolge il suo ministero in una nunziatura o in Curia". Da qui l'invito a chiederne l'intercessione affinché ispiri "stili di vita e comportamenti quotidiani per configurarci sempre più pienamente al pensiero di Cristo e diventare coraggiosi messaggeri del suo Vangelo". In uno dei detti che vengono attribuiti al santo - ha sottolineato il cardinale Bertone - si legge:  "Un tale chiese al Padre Antonio:  che debbo fare per piacere a Dio? E l'anziano rispose:  "Fa' quello che ti comando:  dovunque tu vada, abbi sempre Dio davanti agli occhi; qualunque cosa fu faccia o dica, basati sulla testimonianza delle Sante Scritture; in qualsiasi luogo abiti, non andartene presto. Osserva questi tre precetti e sarai salvo"". Parole - ha spiegato "illuminanti anche per il nostro servizio". Nella prima espressione, infatti, è riassunto un intero ideale di vita. "Essa ci invita a cercare sempre il volto di Dio, oltre le apparenze, per conoscere la realtà profonda delle persone e delle cose e scorgere la verità misteriosa presente negli eventi". Del resto - ha aggiunto il cardinale Bertone - "le virtù della prudenza, della saggezza e del discernimento, tanto necessarie nel nostro ministero di collaboratori del Papa, non sono frutto di improvvisazione, bensì derivano da una sintonia quotidianamente coltivata con il modo di pensare e di agire di Dio".
Questa disposizione finisce con il tradursi nel programma di azione contenuto nel secondo monito di questo grande Padre del deserto, che evidenzia come l'unica bussola del cristiano si trovi nella Parola di Dio. "Non abbiamo altra sapienza, altro consiglio, altra diplomazia, che la volontà di Dio - ha detto - rivelatasi nel suo Figlio:  è questo che rende particolarmente autorevole la parola e il ministero di un rappresentante del Papa".
Certo, il cardinale Bertone si è detto consapevole che nel lavoro diplomatico quotidiano c'è bisogno di avvalersi di molte competenze e dell'aiuto di esperti per meglio penetrare le dinamiche di questo mondo complesso, tuttavia "la familiarità con il pensiero di Cristo rimane il criterio di orientamento imprescindibile. Anche nei contesti politici nazionali e internazionali, spesso segnati da confusione, disorientamento e relativismo, dobbiamo far risuonare la parola limpida del Vangelo, che da Roma Pietro continua a proclamare, forte della promessa di indefettibilità nella fede ricevuta dallo stesso Salvatore".
Infine un cenno al terzo comando di sant'Antonio che sembrerebbe in contraddizione con quanto viene richiesto ai membri del servizio diplomatico della Santa Sede:  cambiare con frequenza il luogo in cui si abita e, con esso, la lingua, le abitudini, le persone con cui ci si relaziona. Tuttavia - ha spiegato il cardinale Bertone - questo insegnamento si riferisce "alla qualità dell'atteggiamento interiore del rappresentante del Pontefice. Esso suggerisce - ha concluso -:  dovunque il servizio alla Santa Sede ti ponga, identificati totalmente con quanto oggi ti viene richiesto".

(©L'Osservatore Romano - 17 gennaio 2010)