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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
Giovanna Emilia de VillenuveAmore ai tempi del colera

Preghiera e carità: sono le armi con cui Giovanna Emilia de Villenuve fronteggiò la terza epidemia di colera che colpì l’Europa nel diciannovesimo secolo. Fondatrice della congregazione delle suore dell’Immacolata Concezione di Castres, la religiosa fu l’ultima vittima del morbo nella città francese in cui aveva svolto il suo ministero. Nata a Tolosa il 9 marzo 1811, fu battezzata l’11 marzo. Cresciuta in un ambiente di fede profonda, le furono trasmessi un forte senso del dovere e di responsabilità e una profonda apertura alle necessità degli altri. La formazione datale dalla madre, l’attività del padre — che dirigeva il lavoro di una tenuta agricola — e la vicinanza di Hauterive a Castres, dove l’industria cominciava a svilupparsi causando miseria e gravi disagi alle famiglie: tutto concorse ad aprirle l’animo alla missione di venire in aiuto alle povertà materiali e spirituali. Nel 1836, realizzò il desiderio di consacrazione totale a Dio e ai fratelli. Ambito di questa missione, all’inizio, fu la sua città. Pronunciando i voti di religione, specificò la scelta di impegnare tutte le proprie energie per la salvezza delle anime più povere. La fondamentale aspirazione di Émilie a lavorare per la salvezza dei più poveri e bisognosi si concretizzò il 22 luglio 1846, quando aprì a Castres il primo Rifugio. Mentre il progetto di fondazione in terre di missione divenne realtà nel dicembre 1847. Durante il capitolo generale, il 6 settembre 1853, chiese e ottenne, non senza difficoltà, di essere sostituita nella carica di superiora generale. Alla fine di agosto del 1854 l’epidemia di colera, che già serpeggiava in Francia, fece la sua prima apparizione a Castres. Il 27 settembre la fondatrice fu colpita dai primi sintomi del male che la portò alla morte il 2 ottobre seguente. Il rito della beatificazione è stato celebrato nella città francese il 5 luglio 2009.



suor Maria Cristina dell.Immacolata ConcezioneAccanto al Tabernacolo

Nel nome dell’Eucaristia al servizio dei più poveri, dell’educazione e dei più bisognosi. È il programma di vita di suor Maria Cristina dell’Immacolata Concezione, al secolo Adelaide Brando. Nata a Napoli il 1° maggio 1856 da Giovanni Giuseppe Brando e Concetta Marrazzo, fu battezzata lo stesso giorno nella chiesa di San Lib orio. L’8 dicembre 1864 ricevette la prima comunione e il 25 dicembre 1868, all’età di dodici anni, fece voto di verginità perpetua. La sua aspirazione fu quella di vittima consacrata interamente al Signore, nonché di riparatrice. Sentì la vocazione alla vita consacrata ed espresse il desiderio di entrare tra le sacramentine del capoluogo campano. Nel 1856 vestì l'abito religioso e prese il nome di suor Maria Cristina dell’Immacolata Concezione. La Brando vedeva in Gesù eucaristico la vittima perennemente sacri- ficata al Padre in riparazione ed espiazione, e sentiva che il suo posto era accanto al tabernacolo per offrirsi, con Gesù ostia, vittima di riparazione e di espiazione perenne. Di grande aiuto e conforto furono san Ludovico da Casoria e il servo di Dio Michelangelo Longo da Marigliano. Il 22 novembre 1884, su invito del preposito di Casoria, il canonico Domenico Maglione (fratello del cardinale Luigi, segretario di Stato di Pio XII), suor Maria Cristina si trasferì a Casoria con le consorelle, presso la proprietà Maglione, e poi nell’attuale casa madre in via G. D’Anna, dove costruì un meraviglioso tempio eucaristico in stile neo gotico. Il 16 agosto 1903 l’istituto prese il nome ufficiale di vittime espiatrici di Gesù Sacramentato. Finalità dell’opera fondata dalla Brando è: adorazione perpetua e promozione del culto divino; formazione delle giovani delle classi più umili; insegnamento catechistico e scolastico; assistenza dell’infanzia e varie altre opere assistenziali. La mattina del 20 gennaio 1906 morì dopo aver ricevuto i sacramenti. È stata beatificata da Giovanni Paolo II il 27 aprile 2003.




B. M. Bouardy q5Maria di Gesù Crocifisso Baouardy

Di fronte alla figura di suor Maria di Gesù Crocifisso Baouardy (18461878) ritornano alla mente le parole di san Paolo: «Quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre a nulla le cose che sono» (1 Corinzi, 1, 27-28). C’è un po’ di incoscienza in Maria (o Mariam, come veniva comunemente chiamata) quando parte per fondare il primo carmelo a Mangalore in India; il viaggio è una vera avventura, durante la quale muoiono tre carmelitane; però alla fine si apre il monastero.
C’è incoscienza, agli occhi degli uomini, anche quando, qualche anno dopo, propone di fondare un carmelo a Betlemme: gli ostacoli sono tanti, ma, contro ogni aspettativa, vengono superati. Eppure Mariam era fisicamente debole: si diceva che era di “piccola salute” (petite santé), a causa del lavoro iniziato fin dalla giovinezza, dell’aggressione subita a dodici anni e del fatto che era di costituzione fragile, al punto che pareva una ragazza anche quando era ormai adulta. Non sapendo leggere, scelse nel carmelo di essere conversa. Infatti Maria di Gesù Crocifisso ha trovato nell’umiltà la sua via verso la santità: umile davanti a Dio e davanti agli uomini, cercando sempre e dappertutto l’ultimo posto, sia nelle famiglie dove ha lavorato sin dalla fanciullezza, sia nelle comunità religiose in cui visse. Amava definirsi con l’appellativo di “piccolo nulla”. Ripeteva spesso di non essere niente e rimaneva estasiata dal fatto che Dio onnipotente si fosse abbassato verso di lei che era un granello di polvere: «Io, piccola p olvere». Mariam ricorda che la santità si può raggiungere soltanto mediante l’umiltà. Ed è santa non a motivo delle sue eccezionali grazie, visioni, rivelazioni; neanche a causa delle sue penitenze, delle sue mortificazioni; ma solo perché si è fatta piccola per amore del Signore. Si può accostare in questo a santa Bernadetta, che, il giorno della professione, la superiora presenta al vescovo dicendo: «È buona a nulla» (elle est bonne à rien). Eppure è lei che Dio ha scelto. E la grazia di aver visto la Vergine Maria a Lourdes non le tolse la sua umiltà. Anche Mariam è una di questi piccoli ai quali il Signore rivela i misteri più grandi. Ancora nel mondo, da giovane, sentì una voce che le disse: «Nell’inferno, ci sono tanti generi di virtù, ma non c’è l’umiltà. Nel cielo, ci sono tanti generi di peccati, ma non c’è l’o rg o glio». Il Signore la colmò di grazie straordinarie, ma ella non ne era consapevole; anzi rimaneva convinta del suo nulla, e paradossalmente sapersi nulla era per lei motivo di profonda gioia. Dopo un’infanzia terribile fatta di violenze e soprusi, tredicenne cominciò a lavorare come domestica preso varie famiglie in Egitto, Terra santa, Libano e Francia. All’età di diciannove anni chiese di essere accolta tra le suore di San Giuseppe di Marsiglia, felice di potersi dare al Signore, e con la stessa disposizione interiore fu ricevuta due anni dopo nel carmelo di Pau, sempre in Francia. La sua carità, amabile e concreta era per chiunque senza eccezione. In comunità, in quanto conversa, era sempre pronta a servire. Non rifiutava i lavori più duri: dalla lavanderia alla cucina. Durante la costruzione del carmelo di Betlemme, partecipava ai lavori, immersa nella sabbia e nella calce, attenta alle fatiche degli operai, che per questo la stimavano. Maria non si stanca di predicare la carità, negli atti e nelle parole. «D ov’è la carità, là c’è Dio. Se pensate a fare il bene per il vostro fratello, Dio penserà a voi. Se fate una buca sul cammino del vostro fratello, sarete voi a cadervi, ma se fate un cielo per il vostro fratello, il cielo sarà anche per voi». Per questo il messaggio di Mariam è molto attuale, soprattutto tra le popolazioni del Medio oriente: lei “piccola araba” vissuta nel Paese che è oggi Israele, ricorda che la pace e la riconciliazione sono frutti della carità che viene da D io. Inoltre offre una testimonianza di gioia pura e profonda: lei, il «piccolo nulla di Gesù», che non sa contenere l’esultanza del cuore quando considera l’amore di cui Dio la ama. Maria è stata colpita dall’amore di Dio nel senso forte del termine, perché questo legame spirituale ha lasciato segni fisici nel suo corpo, ma sono le ferite che l’invasione del “divino” provo ca nella persona umana, limitata e debole. Inoltre le difficoltà e le prove non le sono mancate durante la vita: orfana a neanche tre anni, aggredita e abbandonata moribonda a dodici anni, mandata via dalla prima famiglia religiosa dove era entrata, incompresa dalle sue stesse consorelle a Mangalore. E come non accennare al frequente combattimento spirituale nel quale affrontava il Male in persona, il demonio. Maria ha vissuto tutto ciò nella luce della croce, capendo che in questo mondo, e soprattutto nella vita religiosa, tutto passa per la croce, tutto trova il suo senso nel mistero della croce, ossia nel dono di sé senza misura, a immagine di Gesù Cristo. Immersa nella notte spirituale, Mariam non perse la fiducia nel Signore: «Soffro, non so se sarei salvata. Tuttavia, nelle profondità del cuore qualcosa mi dice: Sì, vedrò il mio Dio, avrò un posto nel suo bel cielo, mi rallegrerò di lui». È stata beatificata da Giovanni Paolo II il 13 novembre 1983.

(Jacques Dupont)


 

Bse Marie Alphonsine article 2Maria Alfonsina Danil Ghattas

di FRANCESCO RICCI*

La promozione della donna in Terra santa deve molto a suor Maria Alfonsina Danil Ghattas, che per ispirazione della Vergine fondò una congregazione religiosa per esercitare la carità e l’educazione della gioventù femminile. Nata a Gerusalemme il 4 ottobre 1843 da una famiglia che le assicurò una buona formazione cristiana, fu battezzata il 19 novembre successivo e al fonte le venne imposto il nome di Soultaneh Maria. Nel settembre 1848 cominciò a frequentare la scuola delle suore di San Giuseppe dell’apparizione, che erano giunte a Gerusalemme qualche mese prima. Ricevette il sacramento della cresima il 18 luglio 1852.
Maturata la vocazione alla vita consacrata, nel 1858 entrò come postulante nell’istituto delle suore di San Giuseppe dell’apparizione. Il 30 giugno 1860 fece la vestizione e prese in religione il nome di suor Maria Alfonsina; nel 1863 emise la professione. Venne quindi incaricata di insegnare catechismo nella scuola popolare di Gerusalemme, ove si distinse per lo zelo e il profitto con cui svolgeva l’ufficio. Promosse inoltre la confraternita dell’Immacolata Concezione — che poi avrebbe preso il nome di figlie di Maria — e, in seguito, quella delle madri cristiane. Nel 1865 venne trasferita a Betlemme sempre per svolgere il ministero di insegnante. Il 6 gennaio 1874 le apparve per la prima volta la Vergine Maria; a distanza di un anno esatto, ci fu una seconda apparizione e la Madonna la invitò a dar vita a una nuova famiglia religiosa, che avrebbe preso il nome di congregazione del Santo Rosario. Scriveva: «Da quando la mia diletta Madre mi ha beneficiato della sua visita, mi sono sentita distaccata da ogni sentimento terreno e da tutto ciò che è passeggero. Provo come una sete ardente di sopportare ogni difficoltà e ogni pena, qualunque siano. Le amarezze e le sofferenze mi diventano dolci, la solitudine la considero un paradiso e l’obbedienza è per me una delizia del mio cuore e dello mio spirito. Trovo facile eseguire gli ordini dei superiori con un amore indescrivibile. La Madre mia effonde su di me abbondanti virtù senza alcun mio merito e senza troppo sforzo nel praticarle». Si recò quindi dal patriarca di Gerusalemme, monsignor Vincenzo Bracco, e gli riferì le proprie esperienze mistiche; il presule la incoraggiò e la affidò alla direzione spirituale di don Antonio Bello- ni. Nel maggio 1876, poiché il sacerdote aveva dovuto allontanarsi, si rivolse, per la direzione spirituale, a padre Matteo Lesciki. Dopo qualche iniziale difficoltà, anche quest’ ultimo cominciò a comprenderla e a valorizzarla. Nel frattempo, alcune fra le appartenenti alle figlie di Maria cominciarono a maturare il progetto di consacrarsi al Signore nella vita religiosa ed espressero tale intendimento al loro confessore, don Giuseppe Tannous. Pure suor Maria Alfonsina decise quindi di rivolgersi a questo sacerdote, il quale le ordinò di mettere per iscritto le proprie esperienze mistiche, anche in relazione alla congregazione che la Vergine Maria le aveva chiesto di fond a re . Nel luglio 1880 le giovani figlie di Maria, sotto la guida di don Tannous, iniziarono la vita comune e il 15 dicembre 1881 il patriarca di Gerusalemme impose l’abito al primo nucleo di suore della novella comunità, che, in conformità a quanto ispirato dalla Madonna, prese il nome di istituto delle suore del Santo Rosario. Il 12 settembre 1880 suor Maria Alfonsina ottenne da Papa Leone XIII la dispensa dal voto di obbedienza emesso nella congregazione delle suore di San Giuseppe. Tre anni dopo, il 7 ottobre 1883, entrò dunque a far parte della congregazione delle suore del Santo Rosario. L’8 dicembre dello stesso anno fece la vestizione e il 1° marzo 1884 iniziò il noviziato. Emise la professione il 7 marzo 1885 e il 25 luglio successivo venne mandata a Jaffa per svolgervi l’attività di insegnante. Il 1° novembre 1886, insieme alla sorella Hanneh, aprì una missione a Beit-Sahour e l’anno successivo partì con altre consorelle per avviare una casa anche a Salt, in Giordania. Il 2 novembre 1887 fu approvata la regola delle suore del Santo Rosario, le quali, due anni dopo, ottennero l’approvazione diocesana. Nel 1889 fu inviata a Nablus dove poté restare però solo alcuni mesi poiché, colpita da febbre gialla, dovette tornare nella casa madre, a Gerusalemme, per curarsi. Già religiosa, il 4 ottobre del 1890, vigilia della festa di Santa Maria del Rosario, fu ammessa nel terz’ordine domenicano nel convento dei predicatori a Gerusalemme. All’inizio del 1892 venne trasferita nella missione di Zababdeh, mentre dal 1893 al 1908 le venne affidato l’ufficio di superiora nella casa di Betlemme. Dal 1909 al 1917 fu ancora nella casa madre di Gerusalemme; poi venne incaricata di fondare un orfanotrofio ad Ain Karem. Nel marzo 1927 fu vittima di un improvviso aggravamento delle condizioni fisiche. E il 25 marzo 1927 fece ritorno alla casa del Padre. Il 22 novembre 2009 è stata beatificata a Nazareth.

* Postulatore

© Osservatore Romano - 17 maggio 2015