di Andrea Tornielli
«Fare garbatissimamente comprendere (senza
appuyer) che vi è chi subito ha concepito la speranza che il nome della
via XX settembre venga cambiato…».
Nel settembre 1930, un anno e
mezzo dopo la sigla dei Patti lateranensi, che chiudevano la Questione
Romana, Papa Pio XI cercò di spingere Mussolini a cambiare il nome
della via XX settembre, che ricordava, nella capitale, il giorno della
breccia di Porta Pia e dunque della caduta del potere temporale della
Chiesa avvenuto nel 1870.
C’è anche questo nel volume I «fogli di
udienza» del cardinale Eugenio Pacelli, Segretario di Stato, curato dal
prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano, il vescovo Sergio Pagano,
insieme a Marcel Chappin e Giovanni Coco (Edizioni Archivio Segreto
Vaticano, pagg. 600, 45 euro).
Il volume, una miniera d’informazioni per gli storici, recensito oggi da L’Osservatore Romano,
è il primo di una serie e raccoglie – catalogandoli e
contestualizzandoli – i fogli che il cardinale Pacelli diligentemente
redigeva alla fine di ogni udienza con Pio XI, fissandone nero su
bianco non soltanto le volontà ma anche le esatte parole. Questa prima
raccolta, dedicata soltanto all’anno 1930, il primo che Pacelli visse
quale principale collaboratore di Papa Ratti, è preceduto, oltre che
dalla prefazione del cardinale Tarcisio Bertone, anche da alcuni
importanti saggi introduttivi, che fanno luce come finora non era stato
mai fatto sulle ragioni che spinsero Pio XI a nominare l’allora nunzio
a Berlino quale suo Segretario di Stato: nonostante le indubbie e
profonde diversità di carattere (irruento e decisionista il Pontefice,
riflessivo e diplomatico il cardinale destinato a succedergli sul trono
di Pietro nel 1939), Papa Ratti volle scegliere, spiegano i curatori,
«una personalità che sapesse porre definitivamente l’accento sulle
ragioni “pastorali” che ispiravano l’azione diplomatica della Santa
Sede, le cui finalità non potevano apparire come subordinate agli
interessi di nessuno stato, in primo luogo l’Italia». Dalle meticolose
note di Pacelli (che vedeva il Papa quasi ogni mattina, ne sono state
inventariate fino a questo momento quasi duemila), emergono sia la
grandezza di Pio XI, sia la fedeltà e l’intelligenza del futuro Pio XII.
Già
nel 1929, dopo la stipula dei Patti, il Vaticano aveva chiesto a
Mussolini di abolire la festa del XX settembre, «un’offesa fatta alla
Santa Sede e per conseguenza ai cattolici d’Italia e del mondo». Tra
l’agosto e il settembre 1930 Pio XI fece fare al nunzio in Italia
ulteriori passi, riuscendo a ottenere dal Duce la promessa che il
governo avrebbe abolito la festa. «L’Osservatore Romano» del 13
settembre poteva dunque scrivere che «il prossimo Consiglio dei
Ministri» avrebbe cancellato la festa della presa di Roma istituendo
invece quella dell’11 febbraio, ricorrenza della firma dei Patti.
Mussolini volle subito puntualizzare: «Non vorrei che adesso
cominciaste a domandarmi di cambiare il nome di via XX settembre». Ma
era proprio questo che il Papa voleva, ordinando al nunzio di fare un
passo in questo senso. La reazione del capo del governo fascista fu
risentita: «Voi volete scatenare la più feroce reazione anticlericale.
Voi rendete la mia posizione sempre più difficile. Mi sono pentito del
XX settembre… Appena concessa una cosa, voi ne domandate un’altra…
Pensi, nunzio, che i Comuni sono novemila, e se tocchiamo l’argomento
delle strade, avremo una questione in ogni paese». Così Pio XI, che
aveva già ordinato la pubblicazione di un secondo articolo sul
quotidiano vaticano relativo al cambio di nome della via, lo fece
bloccare: nella nota d’udienza del cardinale Pacelli, la volontà del
Papa venne derubricata: «vi è chi ha subito concepito la speranza…». E
via XX settembre mantenne il nome.
Tra le tante perle del volume, ci
sono il giudizio di Papa Ratti sugli ecclesiastici altoatesini che
facevano propaganda per la Germania («Sono pazzi!»), e la sua
fulminante battuta dedicata al vescovo di Lecce, il quale era stato
insignito dal governo dell’Ordine della Corona d’Italia con il grado di
ufficiale: «Chi si contenta, gode».
© Il Giornale - 29 agosto 2010
E Pio XI chiese al Duce: «Cambi nome a via Venti Settembre»
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