Nella Chiesa, in questo ventennio, il linguaggio ha assunto un tono esistenziale, ma a esso non corrisponde più la realtà. Il mondo viene incontrato come pretesto polemico per confermare la propria identità. Il militante è tale solo all’interno, quale organizzatore senza sosta della comunità. Il linguaggio, proprio in quanto esperienziale, viene a occultare la mancanza di esperienza. Si determina un singolare circolo tra esistenzialismo e rassegnazione.
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