Riportiamo un articolo del prof. de Mattei apparso su “il Foglio” del 29 dicembre 2009.
Come
ogni polemica, anche quella in corso sull’evoluzionismo è rivelatrice.
La virulenza verbale degli anticreazionisti porta alla luce l’essenza
teofobica del loro pensiero. Il silenzio dei principali organi di
stampa cattolici rivela a sua volta l’imbarazzo di chi si illude di
trovare un compromesso tra due realtà incompatibili: creazione ed
evoluzione.
Il teo-evoluzionismo, ovvero il tentativo di conciliare la fede
cattolica con la teoria dell’evoluzione, caratterizza quella corrente
che Pievani, con irrisione, definisce «darwinismo ecclesiastico» (cfr.
il saggio dallo stesso titolo di Orlando Franceschelli e Telmo Pievani,
su “Micromega” 4/2009, pp. 108-116). I “teo-darwinisti”, accreditati
come “esperti” di gran parte del mondo cattolico, condividono la teoria
dell’evoluzione e cercano anzi di offrirle una ciambella di salvataggio
che però i darwinisti “puri”, come Pievani e Odifreddi, sprezzantemente
rifiutano. La contraddizione è destinata ad esplodere.
L’evoluzionismo
“ortodosso”, darwiniano e neo-darwiniano, non è una corrente
scientifica, ma una lobby filosofica atea e materialista che, da quando
apparve l’Origine delle specie di Darwin (1859), non è ancora riuscita
a produrre una sola prova a suffragio della sua teoria. Due “salti”
della presunta catena evolutiva risultano in particolare indimostrabili
dalla scienza: il passaggio dalla materia inerte alla vita e quello
dall’animale all’uomo pensante. Solo un “miracolo” può salvare la
teoria dell’evoluzione. Ed è qui che entrano in scena i
teo-evoluzionisti, affermando che grazie ad un diretto intervento
divino si sarebbero accese la prima scintilla della vita della materia
e la seconda scintilla della coscienza nell’“ominide”. Ciò che è
impossibile alla scienza sarebbe possibile grazie all’intervento
miracoloso di Dio.
Per avere un’idea delle posizioni
teo-evoluzioniste, basta attingere ai libri di Francisco J. Ayala, Il
dono di Darwin alla scienza e alla religione (San Paolo, Milano 2009,
pp. 308), con prefazione di Fiorenzo Facchini e, dello stesso Facchini,
Le sfide dell’evoluzione. In armonia tra scienza e fede (Jaca Book,
Milano 2008, pp. 174). Ayala è un ex-sacerdote, Facchini un
monsignore-paleontologo. Entrambi sono discepoli del nebuloso gesuita
francese Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955), attraverso la
mediazione di Theodosius Dobzhansky (1900-1975), un biologo
russo-americano, di cui Ayala fu assistente.
Secondo Facchini,
la darwiniana trasformazione delle specie è una “verità scientifica”,
anche se il rifiuto evoluzionista della creazione sembra a lui «un
passo decisamente troppo lungo per essere vero» (“Osservatore Romano”,
30 settembre 2009). Si tratta dunque di trovare l’arduo accordo tra
fede ed evoluzione. Come Teilhard, che citano ad ogni piè sospinto,
Facchini ed Ayala ritengono che l’uomo sia fatto della stessa “stoffa”
dell’universo e degli altri viventi: materia in evoluzione. In questo
processo evolutivo, come spiega il gesuita francese, l’“ominizzazione”
rappresenta il punto di arrivo (la “freccia”) della evoluzione dei
viventi: l’uomo è l’evoluzione diventata cosciente di sé stessa,
l’“autocoscienza” della materia.
Il culmine del processo non è
tuttavia l’uomo, ma il “Cristo cosmico”, il “punto omega”, vertice di
convergenza evolutiva dell’universo materiale. Teilhard compendia il
suo credo panteista in un celebre “Inno alla Materia” che capovolge il
Cantico delle creature di san Francesco. Il poverello di Assisi,
contemplando le creature materiali, risaliva a Dio creatore
dell’universo, mentre Teilhard divinizza la materia, rivolgendole
queste parole: «Benedetta sii tu potente Materia, Evoluzione
irresistibile, Realtà sempre nascente, tu che spezzando ad ogni momento
i nostri schemi ci costringi ad inseguire, sempre più oltre, la Verità
(…) Tu che ferisci e medichi – tu che resisti e pieghi – tu che
sconvolgi e costruisci – Linfa delle nostre anime, Mano di Dio, Carne
del Cristo, o Materia, io ti benedico» (Inno dell’Universo, Queriniana,
Brescia 1992, pp. 48-50).
Per salvare la cosmogonia
evoluzionistica, i teo-darwinisti sono costretti a negare frontalmente
quanto San Paolo proclamò all’Areopago di Atene: «Dio trasse da uno
solo tutta la stirpe degli uomini» (Atti 17, 26). Gli evoluzionisti
cattolici negano infatti la rivelazione scritturale di Adamo ed Eva
come unici progenitori dell’umanità, accettando il poligenismo
evoluzionista, che postula la contemporanea apparizione di uomini in
varie parti della terra. La Chiesa però ha sempre e solo insegnato il
monogenismo.
Su questo punto, il Concilio Vaticano II ha
confermato il Concilio di Trento (sess. 5, can. 2), affermando che da
un solo uomo, Adamo, Dio ha prodotto l’intero genere umano (Gaudium et
Spes, 22; Lumen Gentium, 2). La ragione è evidente, ed è lo stesso
Odifreddi, ex seminarista, a spiegarla alla luce dei suoi studi di
gioventù: con la negazione della storicità di Adamo ed Eva, ridotti a
metafora collettiva, cade il peccato originale e con questo la
necessità dell’Incarnazione di Cristo, Redentore dell’umanità. Con
Cristo crolla la Chiesa da Lui fondata e tutti i suoi ministri e
rappresentanti (compresi i sacerdoti teo-evoluzionisti). Per questo
Teilhard de Chardin venne colpito il 30 giugno 1962 da un monitum del
Sant’Uffizio (oggi Congregazione della Dottrina della Fede) mai
revocato.
Scienza e fede non sono mai in contrasto, a
condizione che entrambe siano vere. Qui invece una fede sfigurata cerca
di armonizzarsi con una teoria scientifica falsa. La stabilità della
specie, negata dall’evoluzionismo, è infatti un’evidenza sperimentabile
ad occhio nudo ogni giorno, come il fatto che la terra gira. Nella
scala dei viventi esistono specie diverse, dai micro-organismi
cellulari all’uomo, ma nessuna può definirsi “imperfetta” o in via di
trasformazione. Pier Carlo Landucci, un sacerdote-scienziato che sapeva
coniugare scienza e fede, notava giustamente che l’attuale quadro del
mondo vivente può essere considerato come un’istantanea del presunto
movimento evolutivo. Se la teoria dell’evoluzione fosse vera e la scala
delle specie fosse il risultato di un processo perfettivo della natura,
il mondo dovrebbe abbondare di specie abbozzate, rudimentali e
incomplete, cioè in ritardo rispetto alle singole specie complete verso
cui sarebbero avviate (La verità sull’evoluzione e l’origine dell’uomo,
Editrice La Roccia, Roma 1984). La prova sperimentale del contrario è
sotto i nostri occhi.
Ma il teo-evoluzionismo non è solo un
errore scientifico e filosofico: è innanzitutto una malattia dello
spirito. Da oltre quarant’anni il mondo cattolico si illude di
sopravvivere attraverso la via del dialogo e del compromesso. Eppure
tutta la storia della Chiesa è la storia di una guerra teologica e
culturale combattuta contro gli errori che l’hanno aggredita, dalle
prime eresie trinitarie e cristologiche fino al modernismo del
Novecento.
Benedetto XVI, nelle udienze del mercoledì, ha
efficacemente evocato le grandi figure dei Padri e dei Dottori che nel
corso dei secoli hanno difeso la Chiesa dagli attacchi esterni ed
interni. Possibile che oggi non ci sia un teologo o un uomo di Chiesa
disposto a misurarsi con l’evoluzionismo contemporaneo, facendo proprie
le parole dello stesso Papa Ratzinger: «Non siamo il prodotto casuale e
senza senso dell’evoluzione. Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero
di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è
necessario» (Benedetto XVI, Omelia per l’inizio del pontificato, 24
aprile 2005). (R. d. M.)
Fonte: http://www.corrispondenzaromana.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1149&catid=149
EVOLUZIONISMO: il teo-darwinismo è una malattia dello spirito
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