«Il problema non sta nel fatto che ci siano studiosi con posizioni o interpretazioni diverse dalle mie — si può ovviamente imparare anche da chi la pensa in modo diametralmente opposto —, quello che mi disturba è l’ingiustificabile arroganza con la quale certi teologi correggono la Bibbia come se la conoscessero meglio degli apostoli, dei profeti e di Gesù stesso. Dopo questo tipo di “esegesi” quello che resta è solo un brodino teologico annacquato e imbevibile». A parlare è Klaus Berger, uno dei maggiori studiosi di lingua tedesca del Nuovo Testamento che, a Roma per il simposio della Fondazione Ratzinger, è stato intervistato da Andrea Galli per l’«Avvenire» del 23 ottobre. Insegnamenti per gli esegeti vengono dai tre libri dedicati da Joseph Ratzinger a Gesù di Nazaret: ha stabilito, afferma Berger, «che l’ebraismo è lo sfondo per capire Gesù [ma quello tra i due Testamenti]», che «il Vangelo di Giovanni non va svalutato rispetto ai Sinottici; non è senza importanza dal punto di vista storico come ancora t re n t ’anni fa si sosteneva» e che «il tema di Gesù è di Dio: e questo riguarda le sue parole e le sue azioni. Gesù — conclude lo studioso — non è un riformatore sociale o un dispensatore di consigli per il benessere psicologico. Gesù insegna che la fede e l’adorazione hanno un’assoluta priorità nel rapporto con Dio».© www.osservatoreromano.va - 25 ottobre 2013