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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
innocenzo XII«L’autorità è un servizio agli altri e deve svolgerlo chi è più capace e degno, non chi è “favorito” e raccomandato, amico o parente che sia»: il commento è relativo a fatti di oltre tre secoli fa, ma i concetti sono assolutamente attuali. Il cardinale Francesco Monterisi, arciprete emerito della basilica papale di San Paolo fuori le Mura, ha presieduto come inviato speciale del Papa, domenica 13 marzo a Spinazzola, la celebrazione per la chiusura dell’anno innocenziano, indetto nel quarto centenario della nascita di Papa Innocenzo XII. E nell’omelia ha evidenziato i punti salienti dell’operato di Papa Pignatelli. Tra questi, appunto, la riforma che portò all’abolizione del nepotismo. Di fronte alla pratica invalsa nella Curia romana di affidare uffici e missioni a parenti del Pontefice, Innocenzo XII, «retto e coerente», amava ripetere: «I miei nipoti? I miei nipoti sono i poveri ».
Il suo, ha commentato il cardinale Monterisi, è stato un esempio che ha attraversato i secoli, perché «il distacco dagli onori e dal favoritismo rimane uno stile e un comportamento che dovremmo imitare anche nel nostro mondo di oggi». Non è stata questa l’unica «eredità benefica da fare fruttificare» lasciata da Papa Pignatelli. Alla presenza, tra gli altri, dell’arcivescovo Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura - Gravina - Acquaviva delle Fonti, il porporato, dopo aver dato lettura del messaggio inviato per l’occasione da Papa Francesco, ha sottolineato come Innocenzo XII — chiamato a guidare la Chiesa «alla fine del tempestoso XVII secolo» (fu eletto 12 luglio 1691) — abbia avuto gesti e intuizioni di «sorprendente attualità». Non solo, quindi, la bolla Romanum decet Pontificem, emanata nel 1692, che contrastava la pratica delle “raccomandazioni”, ma anche un’intensa attività nei campi della carità, della giustizia e della diplomazia. Innanzitutto, ha ricordato il cardinale Monterisi, «egli voleva, come vuole adesso Papa Francesco, “una Chiesa povera per i poveri”». Perciò si adoperò per razionalizzare l’assistenza ai bisognosi e agli ammalati. Attento alle esigenze concrete delle persone, Papa Pignatelli «una volta alla settimana, il lunedì, si presentava nel principale tribunale di Roma, riceveva direttamente dai cittadini le loro istanze e le risolveva prontamente ». Fece quindi in modo che a Roma ci fosse «un’unica corte di giustizia, chiamata “curia innocenziana” che fu installata nel palazzo di Montecitorio ». Dal punto di vista diplomatico, infine, il Pontefice — ha aggiunto il cardinale — fu anche «abile nel districarsi nel complesso delle controversie dei potenti del suo tempo», cercando sempre «di favorire la pace fra di essi». Il suo ultimo atto fu l’indizione dell’anno santo nel 1700: egli, ha detto il porporato, «sentì profondamente il bisogno di purificazione della società al termine di un secolo così turbolento e violento, gravato di statalismo e di nazionalismo, che procedeva il suo cammino di allontanamento dalla fede». Volle così sostenere la Chiesa chiamata ad «affrontare le sfide del nuovo secolo».

© Osservatore Romano - 14-15 marzo 2016