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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
fondamentaIl 6 agosto abbiamo celebrato la festa della Trasfigurazione del Signore secondo il calendario liturgico. Ricorre anche il 30mo anniversario della pubblicazione di Veritatis Splendor , l'enciclica di Papa San Giovanni Paolo II sulla teologia morale cattolica.
Scrive su Vatican News Sergio Centofanti:
"La Veritatis splendor (6 agosto 1993) è la decima enciclica di Giovanni Paolo II e intende ribadire i punti fermi della dottrina cattolica in un periodo di crescente relativismo in campo morale. È un’enciclica sulla verità fondata su un dialogo: quello tra Gesù e il giovane ricco. Il testo parte proprio da questo brano evangelico (Mt 19, 16-21).

Un dialogo evangelico permea tutta la Veritatis splendor di Giovanni Paolo II. Il giovane ricco rivolge questa domanda a Gesù: «Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?» (Mt 19,16). Non si tratta di una domanda “trappola”, come quelle poste dai farisei, ma di “una domanda di pienezza e di significato per la vita” (VS 7). Quell’uomo rispetta la Legge, ma va via triste dopo l’incontro con Cristo, “Legge vivente” che indica la via radicale dell’amore, totalmente oltre “l’interpretazione legalistica dei comandamenti” (VS 16). Quel giovane cerca Gesù e dialoga con lui, ma gli appare troppo grande ciò che gli viene chiesto: la perfezione nell’amare. “Nessuno sforzo umano, neppure l’osservanza più rigorosa dei comandamenti, riesce a ‘compiere’ la Legge” - spiega Papa Wojtyla - perché il suo compimento “può venire solo da un dono di Dio” (VS 11). Tuttavia - precisa - “si può ‘rimanere’ nell’amore solo a condizione di osservare i comandamenti” (VS 24).

A questo riguardo, Giovanni Paolo II, di fronte all’incalzare del relativismo, sottolinea la necessità di difendere le verità cristiane in campo morale e parla di “norme morali universali e immutabili”, che a volte richiedono grande fatica e sacrificio. In questo contesto – osserva – si apre un doppio spazio: quello della speranza, con l’aiuto della grazia divina, e quello della misericordia di Dio di fronte all’umana debolezza. Gesù “è venuto non per condannare ma per perdonare, per usare misericordia” e “nessun peccato dell'uomo può cancellare la misericordia di Dio, può impedirle di sprigionare tutta la sua forza vittoriosa, se appena la invochiamo” (VS 118). La morale cristiana – afferma – “consiste, in termini di semplicità evangelica, nel seguire Gesù Cristo, nell'abbandonarsi a Lui, nel lasciarsi trasformare dalla sua grazia e rinnovare dalla sua misericordia” (VS 119).

Ci sono norme immutabili, ma la verità è dinamica. Come dice il Catechismo della Chiesa cattolica (108), la fede cristiana non è una “religione del Libro” ma è la religione della “Parola” di Dio: di una Parola cioè che non è “una parola scritta e muta, ma il Verbo incarnato e vivente”. Ed essendo una Parola viva, continua a parlarci. Così, Giovanni Paolo II ricorda che ciò che va difesa è la “viva Tradizione”, quella che “trae origine dagli Apostoli” e “progredisce nella Chiesa sotto l'assistenza dello Spirito Santo”: e proprio grazie all’azione dello Spirito si sviluppa “l'interpretazione autentica della legge del Signore", affidata al "Magistero vivo della Chiesa". "Lo stesso Spirito, che è all'origine della Rivelazione dei comandamenti e degli insegnamenti di Gesù, garantisce che vengano santamente custoditi, fedelmente esposti e correttamente applicati nel variare dei tempi e delle circostanze. Questa «attualizzazione» dei comandamenti è segno e frutto di una più profonda penetrazione della Rivelazione e di una comprensione alla luce della fede delle nuove situazioni storiche e culturali” (VS 27). Cresce, infatti, nel tempo l’intelligenza della fede.  

Il dialogo tra Gesù e il giovane ricco ci ricorda che solo Cristo, verità fatta carne, è la sorgente della vera gioia, “l’unica risposta che appaga pienamente il desiderio del cuore umano” (VS 7). Giovanni Paolo II invita la Chiesa a mostrare, prima di tutto, la bellezza della fede, "l'affascinante splendore di quella verità che è Gesù Cristo stesso" (VS 83).  “Urge ricuperare e riproporre il vero volto della fede cristiana - afferma - che non è semplicemente un insieme di proposizioni da accogliere e ratificare con la mente. È invece una conoscenza vissuta di Cristo, una memoria vivente dei suoi comandamenti, una verità da vivere. Del resto, una parola non è veramente accolta se non quando passa negli atti, se non quando viene messa in pratica. La fede è una decisione che impegna tutta l'esistenza. È incontro, dialogo, comunione di amore e di vita del credente con Gesù Cristo, Via, Verità e Vita (cf Gv 14,6). Comporta un atto di confidenza e di abbandono a Cristo, e ci dona di vivere come lui ha vissuto (cf Gal 2,20), ossia nel più grande amore a Dio e ai fratelli” (VS 88)."

Fonte: © www.vaticannews.va - 6 agosto 2021