«Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi…»(Lc. 22, 15)
Con desiderio ho desiderato
Ἐπιθυμίᾳ ἐπεθύμησα
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Ne ho parlato ampiamente appena uscita Amoris Lætitia, dopo averla letta e commentata sugli aspetti "difficili".
E non ritorno sull'argomento, su cui, tra l'altro, non mi muovo di un millimetro, nella mia pochezza.
Ma la sostanza è quella, ribadita anche stamane dal Santo Padre: l'emergenza deve suscitare tale desiderio nel Desiderio di Cristo.
Il Desiderio di Cristo, completo, carnale, compiuto, armonico, di donarsi e comunicarsi a noi è più alto, infinitamente più alto, del nostro bisogno balbettante di riceverlo nel sacramento dell'Eucarestia, nella Santa Messa, con i fratelli e le sorelle.
Il nostro desiderio si deve plasmare, crescere e scavare in questo Desiderio.
Nel Desiderio desiderato.
E, la privazione, pur necessaria, è funzionale a far crescere questo desiderio nel Suo Desiderio.
Con umiltà, resa ed attesa.
Con profondo senso di Chiesa.
Forza i pastori nell'amore non nel giudizio.
Chiede per essi il lume, non li taccia di pavidità e/o di condiscendenza con il mondo.
Non perché questo, ossia la pavidità e la piacioneria mondana, non possa essere vero.
Il peccato originale tocca tutti, anche Pietro.
E il "bisogno di identità" mendica ovunque "cisterne screpolate".
Ma che senso ha aiutare il popolo condannandolo al giudizio sui pastori?
Come se si volesse dire che si vende "gelati caldi".
Infatti bisogna stare attenti, severamente attenti a non stigmatizzare le persone e i ruoli ma piuttosto, se necessario, i comportamenti.
Oppure, quando temperanza e modestia lo consente, rispettare i ruoli paritetici.
È giusto che un Vescovo richiami un Vescovo. Nei modi fraterni ed onesti che il Vangelo chiede.
E la Parresia, dovere di ogni battezzato, si nutre prima del "pascolamento dei porci" che del parlare.
Usa la figliolanza, il digiuno (ogni digiuno), preghiera e lacrime, se necessario.
Non cerca plauso. Non crea fazioni. Non stimola opinioni da banco.
Questo non viene da Dio.
Perché quello che conta, nell'economia del corpo, non è che la "bocca" dica (direttamente o indirettamente, per mera stupidità ciarliera ed intemperanza) "sono il corpo" ma che ascolti funzionare la testa e il cuore, in armonia, e stia al suo posto, per non essere un "un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna", ma piuttosto si adoperi, incessantemente, per il Bene del Corpo e del Bene del Regno.
Quando scoppiò la piaga della pedofilia, sotto Giovanni Paolo II, il santo papa disse: "mi vergogno". Non disse "brutti zozzoni, perfidi, che scandalizzate i piccoli, figli di satana".
Fece suo il peccato gravissimo e l'abuso di alcuni.
Che, beninteso, tale è.
Appartenenza.
Un solco segnato da Cristo su cui sempre maturare.
Un dono rivelato nella carne e nel sangue.
A cominciare dalla settimana santa.
Appartenenza.
Perché di ogni parola scritta e persino pensata, ci sarà reso conto.
Ed è un bene che sia così.
Perché ogni cosa si vede e si veda nella Luce.
E la nudità donata da Cristo è l'unica che può rivestire.
PiEffe