Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
Il matrimonio vocazione alla santita- Un parere della Commissione teologica internazionale. Il matrimonio tra battezzati non credenti (di Serge-Thomas Bonino)

- Significato e piano del documento. Reciprocità tra fede e sacramenti nell’economia sacramentale (di Gabino Uríbarri Bilbao)


Un parere della Commissione teologica internazionale 
Il matrimonio tra battezzati non credenti
di Serge-Thomas Bonino*
Al termine del recente Sessennio, la Commissione Teologica Internazionale (Cti) ha pubblicato un ultimo documento su La reciprocità tra fede e sacramenti nell’economia sacramentale. Una parte rilevante del testo è dedicata a un problema teologico le cui conseguenze pastorali sono non da poco: il valore sacramentale del matrimonio dei battezzati non credenti. Lungi da un approccio puramente casistico, la questione viene inserita nell’ampio quadro teologico di un documento la cui intenzione fondamentale è di mettere in rilievo l’intrinseco legame che unisce fede e celebrazione dei sacramenti. Si tratta di evitare tanto una fede così eterea che si disancori dalla vita ecclesiale e dalla pratica sacramentale quanto una concezione «magica» dei sacramenti, scollegata dalla vita di fede.
I primi capitoli del documento, appoggiandosi alle fonti normative della fede cristiana, mettono in risalto il carattere dialogale di tutta l’economia sacramentale della salvezza e la reciprocità vitale tra fede e sacramenti. La fede quale risposta, sotto la grazia, dell’uomo all’iniziativa salvifica di Dio entra nella struttura stessa dell’atto sacramentale. Questo vale per ciascuno dei sette sacramenti della Chiesa, pure attuandosi in ciascuno di loro in un modo specifico. La Cti ha messo a fuoco i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana e il caso molto speciale del sacramento del matrimonio (§§ 135-182).
Seguendo uno schema già applicato agli altri sacramenti contemplati, il documento comincia col delineare, partendo dalla Scrittura e dalla Tradizione, la natura e il profilo sacramentale del matrimonio cristiano (§§ 135-142). Poi, esso si ferma a lungo — quasi un quarto del documento — sul problema teologico e pastorale posto dal matrimonio tra «battezzati non credenti» (n° 143-182). Dato che il battesimo è il sacramento della fede, la nozione stessa di «battezzati non credenti» è a dir poco paradossale. Però, si tratta di una situazione di fatto, purtroppo ampiamente diffusa. Di fronte a questa situazione, due errori pastorali vanno evitati quando battezzati non credenti chiedono di sposarsi «in chiesa». Il primo è l’automatismo sacramentale che, con il pretesto “teologico” che ogni matrimonio tra due battezzati è di per sé sacramentale, prescinde senz’altro dalla loro fede personale; il che porta non di rado a celebrazioni menzognere e poco edificanti. Il secondo è di imporre, come se la Chiesa fosse una dogana, delle esigenze elitiste ed eccessive quanto al grado di fede richiesto. Il “pistometro”— apparecchio per misurare il grado di fede — non è ancora stato inventato! Spetta piuttosto al pastore soffiare sulle braci forse nascoste sotto le ceneri.
Per far luce sulla questione, la Cti presenta le coordinate teologiche del problema e segue un percorso sistematico attraverso i recenti documenti ecclesiali, dal documento della Cti sul matrimonio (1977), in cui il problema era già sollevato, fino agli insegnamenti degli ultimi Papi, senza dimenticare la giurisprudenza canonica (cfr. §§ 146-165). Orbene, questo percorso punta a una tesi precisa che la Cti riprende, sviluppa e difende: l’assenza totale di fede personale rende dubbia la validità del matrimonio sacramentale nella misura in cui essa può compromettere l’intenzione minimale di contrarre un matrimonio naturale. In effetti, la grazia suppone la natura e il matrimonio quale sacramento suppone l’esistenza del matrimonio “naturale” che viene elevato a un significato soprannaturale e a una causalità di grazia. Se dunque la realtà naturale viene meno, il sacramento non può attuarsi.
Ora, la Cti prende atto dei profondi cambiamenti culturali contemporanei. La verità del matrimonio naturale è inseparabile da una precisa antropologia fondamentale — la persona come essere di comunione, la sacramentalità del corpo umano sessuato... — la quale spiega e giustifica le note che definiscono il matrimonio naturale: indissolubilità, fedeltà, apertura alla vita... Questa verità della persona umana è accessibile di diritto all’esperienza riflessiva dell’uomo. Però, nei fatti, l’uomo concreto ha spesso bisogno che essa sia confermata e protetta dalla fede. Ora, dal declino sociale della fede cristiana e da qualche altro fattore risulta che questa verità non è più oggi un riferimento comune condiviso. Anzi, non solo essa viene respinta da molti individui, ma diverse antropologie del tutto incompatibili con questa visione dell’uomo hanno imposto il loro predominio nelle istituzioni culturali, giuridiche e politiche. La banalizzazione del divorzio, la diffusione di una mentalità contraccettiva, l’occultamento della differenza sessuale, ma anche, in modo più radicale, la concezione del senso della vita come individualistica realizzazione di sé, contribuiscono a indebolire negli animi la visione antropologica su cui poggia il matrimonio naturale.
Pertanto, quando viene meno la fede personale vissuta (questa grazia che risana e perfeziona la natura, direbbe san Tommaso), è sempre più improbabile che i nubendi abbiano l’intenzione di fare ciò che la Chiesa intende fare quando celebrano il matrimonio e, per tanto, è lecito dubitare della validità del sacramento celebrato in queste condizioni. Certo, bisogna non sottovalutare la stupenda potenza della natura, la quale è in grado di resistere a tante deformazioni culturali. La forza del loro amore, la bellezza attraente della vita di famiglia... non di rado porta i non credenti a intravedere e desiderare la verità del matrimonio naturale. Resta il fatto che la percezione di questa verità del matrimonio è minacciata quando non viene coltivata in un ambiente, personale e comunitario, di fede vissuta.
In ultima analisi, spetta ai pastori discernere quale sia l’intenzione dei battezzati non credenti quando chiedono di sposarsi “in chiesa”, ma i principi dispiegati nel documento della Cti offrono loro orientamenti preziosi, fondati sulla verità umana e cristiana del matrimonio.
*Domenicano, segretario generale della Commissione teologica internazionale



Significato e piano del documento
Reciprocità tra fede e sacramenti nell’economia sacramentale
di Gabino Uríbarri Bilbao*
La fede cristiana è sacramentale. Pertanto, non ha senso dissociare la fede dai sacramenti, sia per una fede che non cerca l’espressione sacramentale, sia per una pratica sacramentale che manca di fede. Tuttavia, la pratica pastorale incontra spesso entrambi i problemi. L’oggetto del documento della Commissione Teologica Internazionale, Reciprocità tra Fede e Sacramenti nell’economia sacramentale, cerca di gettare una luce dottrinale su questa situazione, per fornire alcuni indizi generali che possano essere utili agli operatori pastorali. Il documento si compone di cinque capitoli, la cui struttura vi presento qui di seguito.
Nel primo capitolo, «Fede e Sacramenti: appartenenza e attualità», semplicemente si espongono i temi da affrontare. Le radici di questa separazione tra fede e sacramenti sono esplorate da varie angolazioni: le radici teologico-filosofiche, le distorsioni della fede oggi più comuni e i fallimenti ecclesiali. In seguito si espongono le due ragioni principali per la scelta dei sacramenti da trattare: quelli dell’iniziazione e il matrimonio. La prima, perché in essi la separazione tra fede e sacramenti è presentata con grande incisività. La seconda, perché questi sacramenti hanno un ruolo decisivo nell’edificazione del Corpo di Cristo.
Il secondo capitolo, «La natura dialogica dell’economia sacramentale della salvezza», costituisce il vero cuore del documento. Il suo scopo è quello di fornire un solido fondamento dottrinale alla reciprocità costitutiva tra fede e sacramenti dal punto di vista cattolico. È diviso in due sezioni. Nella prima sezione viene delineato il piano divino della salvezza, evidenziandone l’essenziale dimensione sacramentale. Si comincia dal Dio trinitario, come fonte e culmine dell’economia sacramentale. Per sacramentalità intendiamo «la correlazione inscindibile tra una realtà significante, con una dimensione visibile esterna, per esempio l’umanità integrale di Gesù Cristo, e un’altra significata di carattere soprannaturale, invisibile, per esempio la divinità di Cristo» (§ 16). Alla rivelazione del Dio trino, che culmina nel Verbo incarnato, Gesù Cristo, si risponde con fede, grazie al dono dello Spirito. Esiste quindi una strettissima correlazione tra la rivelazione trinitaria, che è di natura sacramentale, e la fede, che ha una dimensione sacramentale intrinseca. Questa correlazione è chiamata «natura dialogica» dell’economia. Si illustra poi come lo svolgersi di tutta la storia della salvezza si dà con una logica sacramentale e dialogica: dalla creazione, in particolare della persona umana, passando per la storia, l’incarnazione del Verbo, fino a culminare nella vita della Chiesa. La sezione si chiude con una sintesi sugli assi costitutivi dell’economia sacramentale.
La seconda sezione guarda più concretamente alla reciprocità tra la fede e i sacramenti della fede. Si parte dalla fede dei discepoli, che fornisce alcune importanti linee guida pastorali. Si passa poi alle questioni tecniche, relative alla strutturazione tra fede e sacramenti della fede, riprendendo i concetti classici della teologia sacramentale, come l’efficacia, la fruttuosità e l’intenzione. Anche questa lunga sezione si chiude con una sintesi, che ne facilita l’assimilazione. Ancora una volta, la natura dialogica dell’economia viene riaffermata da un’altra prospettiva, così come l’essenziale reciprocità tra fede e sacramenti.
Queste due sezioni, che sono complementari, convergono sui punti fondamentali. Uno di questi consiste nella chiara affermazione della natura dialogica dell’economia e dei sacramenti. Ne consegue che, per la fede cattolica — senza mettere in discussione l’efficacia legata al ex opere operato — non c’è posto per affermare una sorta di automatismo sacramentale, ovvero un modo di intendere la logica presente nei sacramenti senza che la fede abbia un ruolo decisivo. La Rivelazione, libera e gratuita, richiede la libera risposta della fede, resa possibile dalla grazia. Nei passaggi chiave del terzo capitolo (l’iniziazione) e, soprattutto, del quarto (il matrimonio), si fa riferimento al secondo capitolo.
Nel terzo capitolo, «La reciprocità tra fede e sacramenti nell’iniziazione cristiana», i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana sono trattati secondo una metodologia comune. In modo molto sintetico, per ogni sacramento si procede in cinque fasi, con adattamenti: il fondamento biblico più importante, la correlazione tra il sacramento in questione e la fede per la sua adeguata celebrazione, i problemi pastorali attuali, alcune luci a partire dai momenti cruciali della Tradizione e, infine, una proposta pastorale.
Il quarto capitolo, «Reciprocità tra fede e matrimonio», tratta del matrimonio. Si compone di tre sezioni. Nella prima, si segue la metodologia comune ai sacramenti dell’iniziazione, evidenziando la correlazione tra la fede e i beni del matrimonio, secondo la concezione cattolica. Le sezioni due e tre si concentrano sulla controversa questione del matrimonio tra «battezzati non credenti». In primo luogo, viene formulata la questione e vengono passati in rassegna gli interventi più rilevanti negli ultimi decenni degli ultimi tre pontefici e di alcune istanze ecclesiali ufficiali. Poi viene presentata una proposta di soluzione, coerente con l’attuale teologia cattolica del matrimonio e con il nostro secondo capitolo. La proposta si basa sull’articolazione di questi principi. La fede influenza le concezioni antropologiche (Benedetto XVI). Il matrimonio è una realtà naturale, questo significa antropologica, e anche soprannaturale, ovvero sacramentale. L’assiologia della nostra cultura è ostile alla comprensione cattolica del matrimonio naturale. In queste circostanze, data l’assenza di fede dei battezzati non credenti, sembra molto difficile presupporre come garantita l’intenzione di queste persone di contrarre un matrimonio naturale caratterizzato dai beni del matrimonio quali indissolubilità, fedeltà, amore oblativo tra gli sposi e bene della prole. Ora, senza l’esistenza di un vero matrimonio naturale, il matrimonio sacramentale, che eleva una realtà naturale precedente, non può avere luogo. Cioè, in assenza di un significante esterno visibile — un matrimonio naturale — non si può dare il significato soprannaturale invisibile — un matrimonio sacramentale —. Ciò che difendiamo è coerente con il concetto di sacramentalità e con la natura dialogica dell’economia sacramentale, argomentata nel secondo capitolo. La nostra proposta segue la scia di vari interventi di Papa Francesco, di San Giovanni Paolo II e, soprattutto, di Benedetto XVI, anche se fa un passo in avanti, che si offre al dibattito della teologia dogmatica, pastorale, canonica e al discernimento dei pastori.
Ci sono ancora questioni in sospeso, che le “scienze sacre” dovrebbero chiarire. In primo luogo, la concezione latina dell’inseparabilità tra contratto e sacramento, che è estranea alla concezione delle Chiese cattoliche orientali, come già messo in guardia da Papa Francesco (Esort. apost. Amoris laetitia [19 marzo del 2016] 75: aas 108 [2016] 341). In secondo luogo, il posto della fede nel sacramento del matrimonio dovrebbe essere ulteriormente approfondito. Nei praenotanda del rito del matrimonio si dice: «I pastori, guidati dall’amore di Cristo, accolgano i fidanzati e in primo luogo ridestino e alimentino la loro fede: il sacramento del Matrimonio infatti suppone e richiede la fede» (Ordo celebrandi matrimonium, Praenotanda § 16 [Typis Polyglottis Vaticanis, 1989], con riferimento al Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 59. La stessa idea dei Praenotanda § 7 del 1969]. Tuttavia, la definizione di matrimonio nel Catechismo della Chiesa Cattolica, § 1601, che cita il Codice di Diritto Canonico, canone 1055, § 2, non menziona affatto la fede, ma solo il battesimo. La tensione tra le due affermazioni richiede una comprensione più profonda del ruolo della fede nel sacramento del matrimonio e non solo del ruolo del battesimo.
Il documento si chiude con un più breve capitolo di sintesi, in cui si sottolinea la natura sacramentale della fede e il significato dell’organismo sacramentale nel suo insieme.
Questo documento spera di contribuire a una più profonda comprensione della natura sacramentale della fede cristiana, strutturata sulla reciprocità tra fede e sacramenti. Contribuirà anche a rivitalizzare il ministero sacramentale. La sua sostanza può essere riassunta in tre tesi correlate. 1. L’economia divina trinitaria, perché incarnata, è sacramentale. 2. L’economia sacramentale è di natura dialogica. 3. Data la natura sacramentale dell’economia, la fede cristiana è veramente sacramentale.
*Gesuita, membro della Commissione teologica internazionale


L'Osservatore Romano, 2-3 marzo 2020