La Lettera apostolica di Benedetto XVI in forma di "Motu proprio"
che verrà pubblicata questo sabato sull'uso della liturgia romana
anteriore alla riforma del 1970 non ristabilisce la formula dell'antica
preghiera per il popolo ebraico.
Alcuni mezzi di comunicazione hanno affermato erroneamente che il documento del Papa, intitolato "Summorum Pontificum", sarà antisemita perché ristabilirà la preghiera del Venerdì Santo che diceva: "oremus et pro perfidis Judæis" ("preghiamo per i perfidi Giudei").
Questa
espressione è stata soppressa da Giovanni XXIII con una lettera della
S.Congregazione dei Riti del 19 marzo 1959. A partire da allora, la
liturgia invitava a pregare "per i Giudei", eliminando ogni aggettivo.
Con
un'altra lettera del 27 novembre 1959 la S. Congregazione dei Riti ha
modificato anche le formule del Rituale Romano relative al Battesimo,
sopprimendo per i catecumeni provenienti dall'ebraismo la frase: "Horresce Judaicam perfidiam, respue Hebraicam superstitionem" ("Ripudia l'infedeltà giudaica, rifiuta la superstizione ebraica").
Con
la medesima variazione furono soppresse anche le analoghe formule per
chi proveniva dall'idolatria, dal islam o da una setta eretica. Continua su ZENIT
Il “Motu proprio” non ristabilirà alcuna formula antisemita
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