Questa è la Chiesa, ha ripetuto, e "non porta se stessa - se piccola, se grande, se forte, se debole", ma "porta Gesù". E ha un modello da seguire: Maria, quella "ragazza ebrea che aspettava con tutto il cuore la redenzione del suo popolo". Maria ha portato con sé Gesù, quando ancora era nel suo grembo, "a visitare Elisabetta". Non le ha portato solo un aiuto materiale, le ha portato molto di più: "la carità di Gesù, l'amore di Gesù".
"E qual è l'amore - ha interrogato i fedeli il Papa - che portiamo agli altri?". È "l'amore di Gesù, che condivide, che perdona, che accompagna" o è un amore "annacquato", così come si fa con il vino "che sembra acqua"?
E proseguendo a braccio ha intrecciato un dialogo con i fedeli: "Come sono - ha chiesto - i rapporti nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità? Ci trattiamo da fratelli e sorelle? O ci giudichiamo, parliamo male gli uni degli altri, curiamo ciascuno il proprio "orticello", o ci curiamo l'un l'altro?". Queste "sono domande di carità", ha concluso.
Prima di raggiungere la piazza il Pontefice aveva incontrato, nell'Aula Paolo VI, un gruppo di cappellani degli istituti di detenzione italiani, riuniti in questi giorni per un convegno a Sacrofano, nei pressi di Roma. Cogliendo l'occasione dell'udienza Papa Francesco ha chiesto di assicurare ai detenuti che egli prega quotidianamente per tutti loro. Ha poi raccomandato ai cappellani di portare il suo incoraggiamento a ogni detenuto insieme alla certezza che Gesù è in carcere insieme a loro, carcerato lui stesso "dei nostri egoismi, dei nostri sistemi, di tante ingiustizie, perché è facile punire i più deboli, ma i pesci grossi nuotano liberamente nelle acque".
Il Pontefice ha anche confidato che continua a mantenere rapporti telefonici con i carcerati che era solito andare a visitare a Buenos Aires e di trarre benefici spirituali da questa esperienza, che - ha aggiunto - "mi fa pregare e mi fa avvicinare ai carcerati".
(©L'Osservatore Romano 24 ottobre 2013)