di Andrea Maiarelli
Siamo così giunti alla conclusione di questo studio, nel quale abbiamo però deciso di inserire, a mo' di appendice, alcuni riferimenti documentari pertinenti per tema ma non per limiti geografici all'argomento che ci è stato affidato. Si tratta di note di cronaca redatte tra il 1944 ed il 1945 da p. Cesare Andolfi, relative al soccorso offerto dai Frati Minori agli Ebrei nelle isole del Dodecaneso. Il documento è stato rinvenuto nel corso dello spoglio documentario condotto presso l'Archivio storico della Provincia Serafica dei Frati Minori in Santa Maria degli Angeli in Assisi.
A seguito dell'annessione all'Italia delle isole del Dodecaneso, divenne infatti necessario stabilire una presenza ecclesiastica cattolica che si facesse carico di prestare i servizi religiosi agli italiani, civili e militari, che vi si trasferirono. L'incarico venne affidato alla Provincia Serafica di San Francesco dei Frati Minori dell'Umbria, che istituirono la Missione francescana del Dodecanneso, con sede a Rodi [1]. Nel 1928, venne ristabilita anche la sede episcopale cattolica di Rodi e ne venne consacrato arcivescovo mons. Gianmaria Castellani, che mantenne l'incarico fino al 1937, avendo come successore mons. Ambrogio Acciari. Entrambi i prelati erano frati minori dell'Umbria, in precedenza responsabili della missione.
Dopo l'8 settembre 1943 e la conseguente occupazione del Dodecaneso da parte delle truppe tedesche, fu proprio mons. Ambrogio Acciari a dover gestire per conto della Chiesa cattolica la delicata situazione che si venne a creare. Dichiariamo subito di non aver svolto approfondimenti in proposito, poiché estranei all'oggetto principale di questa relazione, limitandoci a trascrivere le note di cronaca individuate, al fine, essenzialmente, di renderle note e di fornire l'occasione di successivi approfondimenti.
Cronaca dell'isola di Rodi:
Intanto un fatto veramente orribile si avvera anche a Rodi a dimostrare la realtà della barbarie germanica verso i non tedeschi. La deportazione degli ebrei. Gli ebrei a Rodi non erano stati mai molestati, se non nei primi tempi del razzismo, ma anche allora solo limitatamente, tanto che proprio per iniziativa del governatore De Vecchi si fece il salvataggio di oltre 500 ebrei, andati a sbattere verso Caso sopra uno zatterone. Essi furono portati a Rodi, curati, mantenuti per qualche mese, fino a che furono lasciati liberi di andare in Palestina. I locali, discendenti dagli spagnoli esuli al tempo di Ximenes, non solo erano tranquilli, ma anche in periodo tedesco prosperavano. Fu proprio per questo che partirono delle accuse contro il Generale Klemann, come filo-ebreo, cosicché nei primi giorni del luglio 1944 venne un contingente di S.S. per attuare la politica razzista anche a Rodi. Tra il 20 e il 21 tutti gli ebrei furono concentrati con invito a portarsi nutrimento, oro e quanto possedevano, e, stipati nelle prigioni, in piedi, furono spogliati, derubati e lasciati digiuni. Fu allora che, mentre greci e tedeschi derubavano le case ebree, il Governo Civile Italiano e la Missione cercarono di salvare il salvabile, ammucchiandolo in luoghi della missione più o meno sicuri; e fu allora che, mentre i greci erano intorno alle prigioni per insultare i disgraziati, mostrando loro del pane e dell’acqua, per fare acquisti di ricchezze con un tozzo ed un bicchier d’acqua (fu venduto fino a 10.000 lire), l’arcivescovo organizzò un servizio di soccorso per mezzo di frate Angelino delle Scuole Cristiane, e si poté dare 9.000 razioni di pane, frutta, bevande, latte e perfino minestre agli ebrei fino all’ora del loro imbarco per la ignota destinazione, il 23 luglio 1944. Pur con tutto l’interessamento dell’arcivescovo e di altre autorità, affinché fossero risparmiati i vecchi, i malati e i bambini, non si poté salvare che qualche singolo dalla deportazione. Li vedemmo partire, accompagnati da scorta armata, insultati dai Greci, malmenati dai soldati, solo compatiti dagli italiani, alcuni dei quali, con fratel Angelino, furono maltrattati per aver tentato di portar loro aiuti sulla nave d’imbarco. Anche il parroco di Campochiaro ebbe a soffrire a causa di un ebreo, che imboscatosi trovava aiuto in parrocchia. Fu un papas (di Dimilià) a fare la spia, così che l’ebreo fu preso e fucilato, mentre il Parroco, difeso da un Ufficiale cattolico, conte Wedel, fu liberato dalla deportazione, ma obbligato a lasciare la parrocchia [2].
Cronaca dell'isola di Coo:
Si giunge così (…) al luglio 1944, contrassegnato dall’imprigionamento e partenza degli ebrei, ai quali, lasciati digiuni, spogliati ecc., la Missione ha cercato di mandare gli aiuti possibili. Già prima (4 luglio) era stato imprigionato il Capo della Comunità, sotto accusa di aver mandato denaro tedesco alla C.R.I. [3].
Tratto da: A. Maiarelli, L’opera di soccorso agli Ebrei tra Assisi e Firenze nell’epoca fascista: il ruolo dei Frati Minori, intervento all’incontro di studio I Francescani e gli Ebrei svoltosi a Firenze giovedì 25 ottobre 2012 a cura della Provincia Toscana dei Frati Minori, e della Scuola Superiore Studi Medievali e Francescani - Pontificia Università Antonianum.
Gli Atti saranno pubblicati a dicembre 2013 in un numero monografico della rivista Studi Francescani di Firenze. Per informazioni:
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La prefettura apostolica di Rodi fu affidata alla Provincia Serafica di S. Francesco d’Assisi dei Frati Minori in Umbria nel 1921. Ne fu primo prefetto e superiore p. Bonaventura Rossetti. Nel 1928 la prefettura apostolica fu elevata ad archidiocesi e p. Ambrogio Acciari ne fu nominato amministratore apostolico. Il primo gennaio 1929 p. Gianmaria Castellani (già superiore regolare della missione) fu eletto arcivescovo di Rodi. Nel 1933 nuovo superiore della missione fu eletto Piercrisologo Fabi (già parroco dal 1924 della Chiesa di S. Maria della Vittoria). Dal 1933 p. Fabi ricoprì anche la carica di vicario generale dell’archidiocesi di Rodi, di cui fu amministratore apostolico nei primi mesi del 1938. Il 30 marzo 1938 p. Ambrogio Acciari fu eletto arcivescovo di Rodi e p. Fabi fu riconfermato nella carica di vicario generale. All’inizio del 1945 la missione di Rodi contava venti religiosi. Dopo l’occupazione degli alleati (maggio 1945) il numero dei missionari venne gradualmente ridotto, man mano che diminuiva il numero dei cattolici presenti nel Dodecaneso, in gran parte italiani obbligati al rimpatrio dal governo greco. Gli stessi missionari incontrarono sempre maggiori difficoltà nell’ottenere e rinnovare i permessi di soggiorno a causa dell’ostilità del governo verso i religiosi cattolici e in particolare verso quelli italiani. Nell’ottobre del 1951 mons. Acciari, per ordine dei superiori, che speravano in questo modo di allentare la tensione con il governo greco, rientrò in Italia. Acciari morì a Foligno 10 marzo 1970 e nel 1972 la missione di Rodi passò dalla Provincia Serafica di S. Francesco d’Assisi alla Custodia Francescana di Terra Santa. ASPSSF, Fondo missioni, Dodecaneso, Introduzione all'inventario.
ASPSSF, Fondi personali dei religiosi, Cesare Andolfi, Riassunto cronaca missione francescana di Rodi e isole adiacenti (Rodi, 20 novembre 1945), pp. 34-35 (Rodi).
Archivio provinciale, Fondi personali dei religiosi, Cesare Andolfi, Riassunto cronaca missione francescana di Rodi e isole adiacenti (Rodi, 20 novembre 1945), p. 50 (Coo).