Il riferimento iniziale è stato alla lettera ai Romani (6, 19-23), nella quale san Paolo "cerca di farci capire quel mistero tanto grande della nostra redenzione, del nostro perdono, del perdono dei nostri peccati in Cristo Gesù". L'apostolo avverte che non è facile capire e sentire questo mistero. Per aiutarci a comprenderlo usa quella che il Pontefice ha definito "la logica del prima e del dopo: prima di Gesù e dopo Gesù", così come riassunto nel canto al Vangelo della liturgia del giorno (Filippesi, 3, 8): "Tutto ho lasciato perdere e considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui". Per san Paolo, dunque, conta soltanto Cristo. Egli, ha affermato il Papa, "sentiva tanto forte questo: la fede che ci fa giusti, ci giustifica davanti al Padre". Paolo ha abbandonato l'uomo "di prima". Ed è diventato l'uomo "di dopo" il cui obiettivo è "guadagnare Cristo".
Proseguendo nel commento alla lettera, il Santo Padre ha fatto notare come l'apostolo indichi "una strada per vivere secondo questa logica del prima e del dopo". Una strada descritta nelle parole: "Come infatti avete messo le vostre membra a servizio dell'impurità e dell'iniquità, per l'iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia, per la santificazione".
"Quello che ha fatto Cristo in noi - ha detto ancora il Papa - è una ri-creazione; il sangue di Cristo ci ha ri-creato; è una seconda creazione. E se prima tutta la nostra vita, il nostro corpo, la nostra anima, le nostre abitudini erano sulla strada del peccato, dell'iniquità; dopo questa ri-creazione dobbiamo fare lo sforzo di camminare sulla strada della giustizia, della santificazione. Paolo utilizza questa parola: la santità. Tutti noi siamo stati battezzati. In quel momento - eravamo bambini - i nostri genitori, a nome nostro, hanno pronunciato l'atto di fede: credo in Gesù Cristo che ci ha perdonati i peccati".
Questa fede - ha esortato il Pontefice - "dobbiamo ri-assumerla noi e portarla avanti con il nostro modo di vivere. E vivere da cristiano è portare avanti questa fede in Cristo, questa ri-creazione. Portare avanti le opere che nascono da questa fede. L'importante è la fede, ma le opere sono il frutto di questa fede: portate avanti queste opere per la santificazione. Ecco: la prima santificazione che ha fatto Cristo, la prima santificazione che abbiamo ricevuto nel battesimo, deve crescere, deve andare avanti".
In realtà, ha ammesso il Santo Padre, "noi siamo deboli e tante volte facciamo peccati". Questo significa che non siamo sulla strada della santificazione? "Sì e no" ha risposto Papa Francesco. E ha spiegato: "Se tu ti abitui a una vita un po' così e dici: "Credo in Gesù Cristo, ma vivo come voglio"", allora "questo non ti santifica, non va, è un controsenso". Ma "se tu dici: "Io sì, sono peccatore; io sono debole"" e "vai sempre dal Signore e dici: "Signore, tu hai la forza, dammi la fede; tu puoi guarirmi"" attraverso il sacramento della riconciliazione, allora "anche le nostre imperfezioni si inseriscono in questa strada di santificazione".
Dunque c'è sempre questo prima e dopo: "Prima, l'atto di fede. Prima dell'accettazione di Gesù Cristo che ci ha ri-creati con il suo sangue eravamo sulla strada dell'ingiustizia; dopo, siamo sulla strada della santificazione, ma dobbiamo prenderla sul serio". Ciò significa, ha specificato il Pontefice, fare "opere di giustizia". Innanzitutto adorare Dio; e poi "fare ciò che Gesù ci consiglia: aiutare gli altri, dar da mangiare agli affamati, dare acqua agli assetati, visitare gli ammalati, visitare i carcerati. Queste opere sono le opere che Gesù ha fatto nella sua vita, opere di giustizia, opere di ri-creazione. Quando noi diamo da mangiare a un affamato, ri-creiamo in lui la speranza e così con gli altri. Ma se noi accettiamo la fede e poi non la viviamo, siamo cristiani soltanto, ma a memoria: sì, sì sono stato battezzato, questa è la fede del battesimo; ma vivo come posso".
Senza questa coscienza del prima e del dopo, "il nostro cristianesimo non serve a nessuno". Anzi, diventa "ipocrisia: mi dico cristiano, ma vivo come pagano. Alcune volte diciamo: cristiani a metà cammino", che non considerano seriamente il fatto di essere "santificati per il sangue di Cristo". E se non si prende sul serio questa santificazione, si diventa come quelli che il Papa ha definito "cristiani tiepidi: sì sì, no no no... È un po' come dicevano le nostre mamme, cristiani all'acqua di rose: un po' così, un po' di vernice cristiana, un po' di vernice di catechesi, ma dentro non c'è una vera conversione, non c'è questa convinzione di Paolo: Tutto ho lasciato perdere e considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui".
Questa, ha aggiunto il Vescovo di Roma, era "la passione di Paolo". E questa deve essere "la passione di un cristiano: lasciar perdere tutto quello che ci allontana da Cristo, il Signore; lasciar perdere tutto quello che ci allontana dall'atto di fede in lui, dall'atto di fede nella ri-creazione per mezzo del suo sangue. E fare tutto nuovo. Tutto è novità in Cristo. Tutto è nuovo".
È un obiettivo possibile? "Sì" ha risposto il Pontefice, spiegando: "Paolo lo ha fatto. Tanti cristiani lo hanno fatto e lo fanno. Non solo i santi, quelli che conosciamo; anche i santi anonimi, quelli che vivono il loro cristianesimo sul serio. Forse la domanda che oggi possiamo farci è: "io voglio vivere il mio cristianesimo sul serio? Credo che sono stato ri-creato per il sangue di Cristo e voglio portare avanti questa ri-creazione fino al giorno in cui si vedrà la città nuova, la creazione nuova? O sono un po' a metà cammino?"".
"Chiediamo a San Paolo, che ci parla oggi con questa logica del prima e del dopo - ha concluso il Papa - che ci dia la grazia di vivere come cristiani sul serio, di credere davvero che siamo stati santificati per il sangue di Gesù Cristo".
(©L'Osservatore Romano 25 ottobre 2013)