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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
emmaus"Andiamocene altrove.. perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto" (Mc. 1,38).



Il chinarsi premuroso di Gesù su ogni sofferenza umana, fisica e spirituale, colpisce con sommo gaudio e stupore, da sempre, il cuore dell'uomo.
Anzi proprio l'aspetto taumatargico di Gesù sembra essere il più ricercato.. anche da coloro che non si dicono cristiani o cattolici.

Gesù conoscendo il pericolo di essere frainteso nella sua missione salvifica ricorda ai suoi che Lui è venuto per "andare altrove" e predicare il lieto annuncio.

Il passaggio e la distanza in ordine di importanza che c'è tra la guarigione fisica, gli esorcismi, i miracoli e la predicazione è sovente la distanza che c'è tra la religiosità e la fede.

Di gran lunga la religiosità è la più gettonata perchè più facile e si trova attualmente in tante forme mischiata con la mentalità borghese, con le credenze orientali, con i cristiani pigri e con quelli "perfezionisti" e/o "rigoristi", o, paradossalmente, contrariamente ad un rigoroso tradizionalismo, in un cristianesimo da strada impegnato nel sociale.

La religiosità non risparmia nessuno e si camuffa sempre da fede, anche se ne è distante per natura, essenza e sostanza.

Là dove c'è un cristiano "progressista" sovente c'è religiosità.
La dove c'è un cristiano "tradizionalista" sovente c'è religiosità.

In entrambi i casi una scorciatoia dell'io di crearsi il solito e rassicurante vitello d'oro, "orsacchiotto di pezza" ideologico.

All'inizio di un cammino cristiano è normale, quasi inevitabile pedagogicamente, che si venga colpiti dagli aspetti sensibili della fede. Alcuni segni e coincidenze provvidenziali, a volte miracoli veri e propri fanno irruzione nella vita di colui che cerca sinceramente Dio.
Tuttavia la fede, quella forte e semplice al contempo, è frutto di tanta collaborazione alla grazia che provvede a disarmare pian piano l'uomo, spesso con un cammino fatto anche di dure asperità, di robuste umiliazioni, e a condurlo all'essenziale e alla nudità spirituale.
Spogliarsi di sé è la migliore maniera per amare Dio, la Chiesa e sé stessi. Ci riporta al "Bereshit" al principio. A quell'infanzia spirituale che è più adulta di ogni cristianesimo che si autodefinisce "adulto".

Pertanto mentre nei neo-convertiti constatare l'aspetto sensibile del cammino è giusto e normale, diventa, invece, patologico in coloro che da più tempo si dicono cristiani e cattolici.
La paralisi dell'anima, anche se non cerca più l'aspetto taumaturgico della fede, se non altro perchè ci sente "adulti", cerca altre forme sensibili che rassicurano la nostra autostima.
La falsa devozione è una di queste.
L'ancorarsi con un fissismo patogeno alle pratiche che passano da mezzo a fine.
Oppure, da altra parte, la costruzione di un cristianesimo "sociale" alla fai-da-te.. in cui ognuno se la canta e se la suona come meglio crede. Una specie di democraticismo d'accatto, vagamente modaiolo, colorato di arcobaleni rovesciati, talvolta pseudo-femminista, con tratteggi di isteria e di malcontento, sempre "contro" ciò che è istituzione perché se è istituzione è "maschia", è "paterna", è "patriarcato".

La religiosità oggettivizza il sé. "Sono devoto dunque sono", "Celebro la messa in latino dunque sono", "faccio sinodi dunque sono", "sono nel dissenso con l'istituzione dunque sono". Poster proiezionali di una adolescenza mai superata fortemente ego-centrata.
Ma anche il condurre battaglie per l'affermazione di una reliquia o di un luogo santo non con spirito di obbedienza e di rispetto della gerarchia ecclesiastica ma sentendosi profeti e, quel che è peggio credendosi profeti, inascoltati.
L'avanzata di vere e proprie eresie antropologiche che scalzano la natura, la morale naturale ed il logos della ragione.

La relativizzazione del triplice dono, inscindibile, Tradizione, Parola, Magistero piegato ad ideologie e mode mortifere, a continue contestualizzazioni e deformazioni che ne vogliono piegare, addomesticare le asperità e la chiamata ai tagli ed alla conversione cercando fughe di cui, ovviamente, solo noi siamo decodificatori.. "San Paolo diceva così perché non conosceva la situazione odierna.. quel documento magisteriale va contestualizzato.. inutili e dannosi i ritorni nostalgici ad una certa tradizione..".
Fanno e dicono questo perché confondono l'incarnazione, che rispetta sempre il dato fondante, con la relativizzazione che muta il principio sempre in ordine alle mode ed ai capricci del cuore malato dell'uomo.
Quanto è malato il nostro cuore!

Qui la "religiosità" è sottile.. come aveva già constatato San Paolo scrivendo ai Galati e ai Colossesi, alcuni, con la scusa della devozione, sono carnali e senza fede, portano avanti campagne isteriche e irrispettose della Chiesa e dei nostri pastori sostenendo a pie pari libri di devozione (al limite dell'indice), rivelazioni private, scritti personali considerati risolutivi nello spiegare una devozione.

Oppure sostengono ideologie antropologiche che scalzano d'un balzo non gli accidenti del dato naturale ma le midolla della sua sostanza. Bestemmiando Dio.

Ecco perché, alla fine, tra religiosità e ideologia il passo è breve.

Altro aspetto della religiosità riguarda la ricerca del sensibile immanente, come accenavamo, ed è quello di fare della fede una baluardo per affrontare questioni etiche e sociali, riducendo la buona novella ad una liberazione sociologica. Un esempio palese è la teologia della liberazione nei suoi accenti smaccatamente immanenti.
In questa deviazione si affianca il contrario del dissenso, cioè l'inchino facile, la voglia sempre presente dei politici, di ogni schieramento, di ossequiare lobby clericali come realtà politica e non farsi provocare dalla conversione nuda e cruda gridata nel Vangelo e dai pastori e dal Santo Padre.

La mormorazione è un'altra forma molto comune di "religiosità".

Ora mutata nell'invenzione di fake news o fotomontaggi.

Con il giudizio sulle persone e non sui valori ci si illude di possedere la realtà e di essere migliori, danneggiando però sé stessi e gli altri. La mormorazione è una delle piaghe peggiori delle comunità. Siano esse movimenti, gruppi, gruppi facebook, movimenti di sensibilizzazione, parrocchie e diocesi. Non parliamo di quanto essa infesti i social. Specie in ordine alla fake news e i fotomontaggi. Frasi mai dette, inventate per creare detrazione. Per rubare il bene e nutrire il sé dal proprio ombelico. Rimanere nell'utero rassicurante come fossimo mai nati.

Ma, senza alcun dubbio, la cosa peggiore sono i "fotomontaggi" che uno si costruisce dentro e che creano struttura, mortifera struttura. Veleno.
Perché chi si ciba di veleno cerca il veleno per il demone della "tristezza". Ne abbiamo parlato qui "È per il demone della #tristezza che ci sbraniamo - il volto oscuro dell'Accidia".

L'incapacità di desatellizzarsi progressivamente dalla casa paterna, dal lavoro, dagli interessi ed essere incapaci di andare "altrove" è un'altra forma comune di "religiosità"; il cuore si attacca a tutto anche ai servizi buoni, anche all'apostolato, anche ai carismi... il tutto viene vissuto come possesso e non come dono. E dunque non vi è restituzione, lode, commozione profonda, resa, ma continua appropriazione. Furto patinato.

L'attaccamento alla poltrona non è solo dei politici ma anche del sagrestano che non vuole collaborare con altri, del lettore che non cede il passo, del maestro di coro che si considera in pianta stabile.

Da vocati si diventa auto-vocati.
E il piatto del narcisismo è servito.

E tra i folli "maître à penser" c'è chi nega la ferita di origine, quando essa è palese e sempre si ri-affaccia a chiedere il tributo di satellizzazione del sé malato.

Vi sarebbe molto altro da dire in proposito sul nostro cuore ferito e malato e sugli odierni "maître à penser", "teologi" e "biblisti" che feriscono costantemente la nostra Chiesa.

Anche in questo caso i doni rischiano di diventare ideologia e non servizio nella luce del Vangelo. Ciò che distingue l'ideologia dal servizio e dall'autenticità è, spesso e sovente, la propria capacità di obbedire alla Chiesa e ai propri pastori.

Se sei pronto ad obbedire sacrificando ciò che nel cuore è per te unico e caro, il tuo Isacco, allora non vivi come ideologia il carisma che ti è stato donato.
Perché non vi è più grande carisma che rinunciare lucidamente, e per Amore dell'Altissimo, di ogni carisma ricevuto.
Ma anche i migliori di noi in questo spesso cadono.
Chi di noi è in piedi cerchi di non cadere (1Cor 10, 12) e di mantenere il cuore libero e capire bene qual è il proprio Ismaele e qual è il proprio Isacco e dare a Dio il posto unico che merita nel proprio cuore.

In sostanza il "religioso" punta a convertire gli altri e a cosificare la realtà, mentre l'uomo di fede punta più che altro a convertire sé stesso e a centrarsi su Gesù autore e perfezionatore della fede e non su Gesù taumaturgo e in questo ascolta la Chiesa madre e maestra. Sempre.
San Francesco, il minore, insegna.

L'intimità con Cristo, effettiva ed affettiva, liturgica, è la chiave vincente per crescere nella fede "recta", così come la chiamava Francesco. Intimi con Cristo significa volere le stesse cose che vuole Lui ed evitare le stesse cose che Egli non vuole... il che significa essere pronti a tutto ciò che Egli ci chiede per "andare altrove". Non domani ma ora. E non vi è preghiera più grande che nel dire, ora, con radicale convinzione:
"Sia fatta la Tua volontà! Sono tuo, portami dove vuoi. Perché per me seguirti e stare dove mi poni è tutta la bellezza, tutto il Bene, ogni Bene, il sommo Bene. Il Santo Vero."

Gesù, infatti, ripete che deve andare altrove perchè l'urgenza dell'annuncio è più importante dei segni sensibili, anche se questi, sempre e giustamente presenti, accompagnano la predicazione ma ne sono l'effetto, lo stimolo, non il cuore. La ferita fisica è il segno di un'altra ferita che merita urgente attenzione, primaria attenzione.

Il cuore è stare con Lui così come siamo e lì dove ci ha posto la Provvidenza. Ricchi solo di Lui e pronti a lasciare ogni cosa che non sia Cristo Gesù e la conoscenza di Lui.

PiEffe