Il mandato di Benedetto XVI è chiaro: trasformare il
multiforme pianeta digitale in un'accogliente piazza virtuale dove gli uomini
possano conoscersi per dialogare, sfruttandone a pieno le potenzialità. E per
rispondere al compito ricevuto dal Papa l'arcivescovo Claudio Maria Celli,
presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ha convocato un
congresso sul ruolo della stampa cattolica nell'era digitale che si svolgerà dal
4 al 7 ottobre in Vaticano.
Presentando l'incontro al nostro giornale,
monsignor Celli libera il campo da ogni possibile equivoco e anticipa che dal
congresso vaticano "non ci si devono aspettare chissà quali pronunciamenti,
annunci di nuove strategie o chiamate alle armi". Si tratta di "un punto
privilegiato di osservazione per analizzare le questioni cruciali della
comunicazione cattolica a livello mondiale, in un contesto di dialogo e di
apertura verso tutti". Un "mattone in più" per la realizzazione del "cortile dei
gentili", per usare un'espressione del Pontefice.
Chi parteciperà al congresso?
Abbiamo chiesto
a tutte le conferenze episcopali di inviare tre rappresentanti: due coinvolti
direttamente nella stampa e uno nel campo di internet. Insomma non abbiamo
scelto noi i partecipanti, sono le conferenze episcopali a delegare le persone
che ritengono più adeguate. Ovviamente si tratta quasi esclusivamente di laici.
Non mancano, però, vescovi e sacerdoti.
Come procedono le
adesioni?
A oggi registriamo l'iscrizione di 58 Paesi per un
totale di almeno 180 persone. Prevediamo che entro ottobre il numero crescerà, e
non di poco. È un dato incoraggiante perché le conferenze episcopali hanno
percepito l'importanza di ritrovarsi insieme alla ricerca di un confronto che
verterà soprattutto su due tematiche: dove sta andando la stampa cattolica e su
quali basi si può intavolare un dialogo con il mondo.
Sarà un
incontro a numero chiuso ma non a porte chiuse, dunque.
Sì,
ai lavori parteciperanno solamente i rappresentanti delle conferenze episcopali.
In questi giorni stiamo ricevendo molte altre domande di iscrizione ma, con
rammarico, non possiamo accoglierle.
Cosa ci si deve aspettare dal
congresso?
In linea generale, l'iniziativa si inquadra nella
missione di favorire nel mondo cattolico una maggiore conoscenza degli strumenti
della comunicazione digitale, favorendo una visione di insieme dei problemi e
delle prospettive che si aprono in questo variegato universo. In particolare, ci
sarà un'attenzione specifica alla carta stampata, con una significativa apertura
alle novità digitali. Del resto oggi molti giornali, anche cattolici, vengono
prevalentemente consultati su internet, attraverso aggiornatissimi siti,
piuttosto che letti sulla carta. Una realtà che non ci coglie impreparati. La
Chiesa, nel suo approccio comunicativo ab intra e ad
extra, conta già qualificate presenze su internet.
Come si
articoleranno i lavori?
Partiremo subito con due tavole
rotonde. Alla prima interverranno alcuni direttori di grandi giornali laici di
tutto il mondo per un confronto sulle problematiche e il futuro della stampa. Il
programma è ancora in via di definizione ma posso assicurare che i nomi saranno
di prim'ordine. La seconda tavola rotonda farà il punto, nel dettaglio, sullo
stato di salute della stampa cattolica dando voce ai direttori delle maggiori
pubblicazioni cattoliche internazionali.
Una delle questioni più
scottanti è quella dello spazio che sulla stampa cattolica possono trovare le
cosiddette voci del dissenso.
È vero, stiamo rilevando come
la questione stia già suscitando un particolare interesse. Nel congresso ci si
chiederà essenzialmente se ci sono argomenti da evitare e se si deve dare voce
al dissenso. Sono temi che abbracciano anche il rapporto tra comunione
ecclesiale e nodi controversi, tra libertà di espressione e verità nella Chiesa.
È importante vedere questi problemi sotto diverse angolazioni, esaminandoli
dalle prospettive di vescovi, teologi, giornalisti, sociologi e blogger.
Sarà perciò un congresso aperto al dibattito libero.
È solo con un dialogo aperto, rispettoso, che potremo tracciare
una panoramica completa e moderna della presenza cattolica nei media. Per questa
ragione il programma del congresso dà ampio spazio ai gruppi di lavoro e al
dibattito. Ne ho fatto esperienza, di recente, anche a New Orleans, in occasione
della convention della Catholic press association. È stato stimolante il dialogo
diretto, inedito, tra i giornalisti e i rappresentanti delle conferenze
episcopali degli Stati Uniti d'America e del Canada.
L'ultima parte
dei lavori sarà dedicata a internet.
Ci sono prospettive
enormi, con nuove opportunità pastorali e le possibilità di collaborazioni. È
naturale per la Chiesa interrogarsi su come affrontare le sfide del futuro con
una visione globale. È chiaro che la comunicazione corre a velocità diverse: un
conto è l'Europa e un altro conto è l'Africa. Lo scambio di esperienze resta un
punto fondamentale per una crescita nella comunione e anche nell'efficienza
della comunicazione stessa.
Come è nata l'idea di un congresso
specifico sulla stampa cattolica?
È il completamento di un
lavoro di analisi e approfondimento avviato da tempo dal Pontificio Consiglio.
Nel 2006 a Madrid si era fatto il punto sulla realtà delle televisioni
cattoliche. Nel 2007 abbiamo valorizzato la missione delle facoltà di
comunicazione sociale delle università cattoliche per studiare come il mondo
accademico prepara i futuri operatori nel campo dei media, puntando sui
riferimenti antropologici ed etici. Quindi siamo passati a esaminare le radio
cattoliche. È in questa linea che si pone il nuovo congresso.
Quali
sono le regole per la stampa cattolica su internet?
C'è una
sola regola ma fondamentale: sempre aperti al dialogo con rispetto. Ci siamo
accorti, e ne siamo pienamente consapevoli, che le nuove tecnologie hanno dato
origine a una vera e propria cultura digitale. In linea con il concilio Vaticano
ii si tratta di costruire un dialogo, non facile ma irrinunciabile. Il Papa ci
ha chiesto di esercitare una diaconia della cultura, una vera e propria
pastorale nel mondo dell'espressione digitale. Lo ha espresso chiaramente
nell'ultimo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali.
Dunque la nostra attenzione si è spostata, a poco a poco, dai singoli mezzi di
comunicazione alla prospettiva culturale che le nuove tecnologie, la cosiddetta
multimedialità, hanno creato.
Come pensate di realizzare il mandato
del Papa per un confronto aperto sul terreno moderno dei nuovi sistemi di
comunicazione?
Benedetto XVI ha parlato di un "cortile dei
gentili". Da parte nostra non lasceremo nulla di intentato per individuare
sempre nuovi punti di incontro sulle grandi autostrade della comunicazione, del
web, facendo in modo che gli uomini possano avere un dialogo aperto. Proprio
questo genere di congressi sono occasioni di continuo aggiornamento e fonte di
nuove idee. A questo proposito, importantissimo è stato il recente seminario con
i vescovi responsabili per i mass media di oltre cinquanta conferenze
episcopali. Cerchiamo di non perdere mai di vista le novità che i sempre più
diffusi e influenti nuovi media stanno esercitando in tutto il mondo.
(©L'Osservatore Romano - 29 agosto 2010)