Davanti alla lettura della Passione di nostro Signore Gesù Cristo, così intensa, così potente per gli occhi e per il cuore non c'è nulla da dire se non la compassione, l'adorazione silenziosa e la scelta continua della conversione.
Come rimanere impassibili e spesso distratti davanti al Teo-dramma di Dio che ha tanto amato l'uomo, cioè me, da donare il Suo unico Figlio?
Fissiamo il nostro sguardo solo sull'affermazione di Gesù "Ho sete!".
Questa richiesta fa risuonare quello che nell'eternità Dio grida a ciascuno di noi, in tanti modi, in tante forme.
È Dio che si fa mendicante perché ogni uomo non si senta giudicato, condannato, impaurito ma si faccia, in certo qual modo, dio di Dio. E questo per puro dono, per sola grazia.
È Dio che si umilia dal seno della Vergine fino al grido: "Ho sete!".
Dio pur non cessando di essere colui che solo È e che tutto crea e sostiene nell'essere, si fa mendicante e piccolo, bisognoso, perché l'uomo smetta di avere il deviato e ladrocinante "sospetto" su di Lui, perché l'uomo colga l'essenziale: la vocazione dell'uomo, infatti, è dare da bere a Dio e dare da bere ai fratelli in Lui e per Lui.
Ma cosa può dare l'uomo a Dio?
Solo tutto ciò che Dio gli ha donato; l'uomo può donare a Dio l'acqua della sua volontà, del suo cuore, della sua fatica, della sua gioia, della sua fiducia e abbandono, l'acqua di scelte oneste ed etiche rispettose della vita, l'acqua della "resa", l'acqua del sì!
Tra i tanti spunti reali e concreti che lo Spirito suggerisce, alla Chiesa e al suo corpo, possiamo chiederci: Gesù come posso io, ora, placare la tua sete?
E come Chiesa chiediamoci: Gesù come possiamo essere tua acqua viva che disseta?
Ma cosa può dare da bere l'uomo all'uomo se non cerca di dissetare Dio? Non rischierà forse di dare sé stesso? Un sé che intossica chi riceve e chi dona perché solo Dio può donare di donarti Dio e solo Dio può farti dono se tutto restituisci a Lui nella croce del Figlio.
Egli, che senza di te crea cio che è, ha permesso alla creatura di insultarlo, beffeggiarlo, flagellarlo, coronarlo di spine, inchiodarlo alla croce, trafiggerlo e negarlo, fin sotto la Croce.
Il mistero della fonte dell'Essere, nella creazione continua, che rispetta istante per istante la scelta dell'uomo, quand'anche fosse negarlo, è un mistero di Amore inenarrabile, senza confini, un rispetto che atterrisce il Cielo stesso e lo fa trasalire di Luce eterna. Un dolore, se tale può essere chiamato, che è immenso come la Sua Misericordia. L'Essere, l'Io sono, che concede all'essere creato, continuamente creato, di ferirlo nel Figlio e di non riconoscerlo nel Figlio, è mistero di Amore totale che solo libera e attrae.
Il dono di Scienza ci doni di vedere quello che occhio nemmeno concepisce. «Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Gv. 12,32), quando sarò elevato sulla croce mi vedrete, capirete chi è Dio e come vi ama continuamente. Finalmente, nel mio desiderio di mostrarvi tutto, comprenderete; ma non morirete voi, ma, per amore dell'amore, morirò Io. E voi vivrete.
L'acqua inesauribile dello Spirito ci suggerisca, poi, come essere "acqua viva" che sgorga dal Suo costato trafitto.
In ogni nostro passo e in tutta la nostra esistenza, nelle nostre scelte, nel nostro cammino, perché l'essere creato è continuamene creato per essere nell'Essere, nel'Io sono di Dio. E tale essere creato è veramene sé stesso se aderisce specularmente, nella resa totale del suo pensare, del suo agire, del suo esserci tanto quanto aderisce all'Essere del Cristo.
Che non cada invano la richiesta di Gesù che grida: «Ho sete!» e che si ripresenta, ora, ed ora, ed ora, anche, attraverso il cuore di ogni fratello. Nei modi che non credevi, nei modi che non pensavi, nei modi che non progettavi e che superano l'immaginazione. Un ponte lanciato all'eternità che spinge al confine di resa totale, come Cristo, in Cristo, per Cristo, nostro Signore e Redentore.
E così accada, per abbacinazione del cuore, della mente e del corpo, per fare nostre, veramente e compiutamente, le parole del tuo servo Giobbe «... prima ti conscevo per sentito dire, ora io ti vedo» (Gb. 42,5).
Francesca e Paul