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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
san-francesco-stigmateSan Francesco non sposò la povertà e neppure i poveri, ma Cristo. E fu solo per amor suo che «in seconde nozze» prese in sposa “madonna povertà”. Nella prima predica di Avvento, tenuta questa mattina, 6 dicembre, nella cappella Redemptoris Mater del Palazzo apostolico, alla presenza di Papa Francesco, il cappuccino Raniero Cantalamessa ha proposto una rilettura non convenzionale della figura del poverello di Assisi, facendo notare come alla base dell’amore per la povertà e per i poveri deve esserci sempre «l’amore per Cristo». Altrimenti — ha ammonito — i poveri «saranno in un modo o nell’a l t ro strumentalizzati e la povertà diventerà facilmente un fatto polemico contro la Chiesa». O ancora peggio, «una ostentazione di maggiore perfezione rispetto ad altri nella Chiesa, come avvenne, purtroppo, anche tra alcuni dei seguaci del poverello». Nell’uno e nell’altro caso, comunque, «si fa della povertà la peggiore forma di ricchezza, quella della propria giustizia». In questo modo il predicatore della Casa Pontificia ha voluto correggere una certa immagine di Francesco «resa popolare dalla letteratura posteriore e accolta da Dante nellaDivina commedia». A suo giudizio, la famosa metafora delle nozze di Francesco con “madonna povertà” può essere «deviante». Non ci si innamora di una virtù, ha sottolineato, «fosse pure la povertà; ci si innamora di una persona». Infatti le nozze di Francesco sono state, «come quelle di altri mistici, uno sposalizio con Cristo». Il religioso ha ricordato quanti lungo i secoli hanno visto nel santo di Assisi un «precursore di Lutero», cioè un riformatore della Chiesa «per via critica, anziché di santità». In realtà, Francesco «non pensò mai di essere chiamato a riformare la Chiesa», perché il suo fu un ritorno «semplice e radicale al Vangelo reale». Egli non «teorizzò questa sua scoperta, facendone il programma per la riforma della Chiesa», ma «realizzò in sé la riforma». E così indicò «tacitamente alla Chiesa l’unica via per uscire dalla crisi»: quella di «riaccostarsi al Vangelo, riaccostarsi agli uomini e in particolare agli umili e ai poveri». Non a caso iniziò ponendo il problema dell’autorità da intendere come servizio e non come potere: per questo nel suo ordine, «novità assoluta», egli volle che i superiori si chiamassero «ministri, cioè servi, e tutti gli altri frati, cioè fratelli».

© Osservatore Romano - 7 dicembre 2013