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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

abbraccio Cristo 1La messa del Crisma del Giovedì santo è uno dei momenti preziosi per tutta la comunità cristiana che fa memoria efficace che Cristo Risorto è in mezzo a noi, vivo, presente, efficace e che in Lui si è compiuta la Parola di Dio.
Questa celebrazione anticipa in certo qual modo quella della Cena del Signore e, per tale motivo, proprio perché la Sacra Liturgia si svolge in un ritmo interno di continuità nei misteri dell'Opera di Cristo, andrebbe celebrata il giovedì che precede la Pasqua la mattina.

Infatti oggi è il giorno sacerdotale per eccellenza.

Il sacerdote infatti è colui che riceve in dono, per la Chiesa e tramite la Chiesa, il dono dello Spirito per:
«fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
promulgare l'anno di grazia del Signore,
il giorno di vendetta del nostro Dio,
per consolare tutti gli afflitti,
per dare agli afflitti di Sion
una corona invece della cenere,
olio di letizia invece dell'abito da lutto,
veste di lode invece di uno spirito mesto.» (Is. 61,1-3)

In questa giornata di grazia non solo celebriamo Cristo, sommo sacerdote, ma ogni sacerdote, legittimamente istitutito che è chiamato al compito di Cristo di stare davanti a Dio e stare davanti all'uomo.

È festa della comunità perché è la comunità che rende lode a Dio per il dono del sacerdozio e si fa carico, nell'amore obbediente, di ogni sacerdote cattolico, fedele alla Chiesa, al proprio vescovo e al Santo Padre.

La comunità rende lode per "l'unto del Signore" e per ogni unzione.
Come diceva Papa Benedetto XVI nell'omelia della S. Messa Crismale del 2006 "Il mistero del sacerdozio della Chiesa sta nel fatto che noi, miseri esseri umani, in virtù del Sacramento possiamo parlare con il suo Io: in persona Christi. Egli vuole esercitare il suo sacerdozio per nostro tramite. Questo mistero commovente, che in ogni celebrazione del Sacramento ci tocca di nuovo, noi lo ricordiamo in modo particolare nel Giovedì Santo. Perché il quotidiano non sciupi ciò che è grande e misterioso, abbiamo bisogno di un simile ricordo specifico, abbiamo bisogno del ritorno a quell'ora in cui Egli ha posto le sue mani su di noi e ci ha fatti partecipi di questo mistero."

Lode perfetta è quella che si volge a Dio con un cuore umile e obbediente.

Perché se è vero che è la chiamata di Cristo che fa il Sacerdozio nella sugellazione della traditio apostolica è anche vero che è l'obbedienza del fedele al sacerdote che "scioglie" questo dono di grazia dell'unzione e lo rende fecondo nel suo cuore e nell'ambiente intorno a sé.

Amate dunque i vostri sacerdoti; amateli indipendentemente dai loro limiti e difetti umani e persino indipendentemente dal loro peccato e dalle loro, talvolta inevitabili, distonie. Amateli per fede e chiedete loro più che la perfezione morale e di comportamento, chiedete e pregate per la retta fede e la retta dottrina. Perché contro il peccato c'è perdono ma contro l'errore c'è solo la verità del Vangelo e del magistero della Chiesa.
È l'errore infatti che genera ogni eresia, microscopica e macroscopica. I fedeli dunque sono chiamati a chiedere ai loro sacerdoti fede retta, dottrina chiara e fedele. Obbedienza al proprio vescovo e al santo padre.

E un sacerdote obbediente genera obbedienza e diffonde realmente ed efficacemente, meglio di qualunque agire pastorale e di ogni opera e carisma, il suo stare davanti a Dio e davanti all'uomo e, in una parola sola, il suo essere "in persona Christi".
Ogni unzione infatti chiede e genera un Amen e, se rettamente vissuta, propaga nel fedele un "Amen", come quello eterno di Gesù al Padre.

Ed anche questo è uno dei motivi per cui, nella Sacra Liturgia, il grande Amen e la relativa dossologia che lo precede e che conclude la Preghiera Eucaristica, andrebbe sempe cantato, con tutto l'Amore possibile.

Paul Freeman