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Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
kronos-divoradi Gerhard Ludwig Müller
Per il pensiero greco Krònos (il "Tempo") è un mostro che divora i propri figli, perciò il tempo non è salvifico, e non ha altro significato che portare alla morte, all'eterno ritorno. Per la fede biblica, invece, il tempo (kairòs) è il luogo della rivelazione di Dio, della salvezza; Cristo è in effetti la pienezza del tempo.
  Per il cristiano la storia non è quindi accidentale ma, al contrario, possiamo dire che l'auto-comunicazione escatologica di Dio è interna allo sviluppo storico del corpo di Cristo. La storia per il cristiano è perciò una chance, quella di sviluppare i talenti ricevuti, di partecipare alle sofferenze di Cristo, mediante le persecuzioni, che sono non soltanto quelle della violenza subita dai cristiani, ma anche gli attacchi alla fede stessa.
"Dio - ha detto recentemente Papa Francesco - si manifesta in una rivelazione storica, nel tempo". Egli "è presente nei processi della storia". Questo rapporto di Dio con la storia non è determinato da un distanziarsi negativamente da essa; al contrario, egli vi interviene mediante la sua libertà, in quanto si cala direttamente nel mezzo della storia, in un soggetto della storia, nella storia della libertà dell'uomo Gesù di Nazaret. "Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza - insegna il Vaticano ii - rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cfr. Efesini, 1, 9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Efesini, 2, 18; 2 Pietro, 1, 4)". La venuta effettiva di Dio nella storia della libertà umana ha il suo apice lì, ove il Verbo stesso è divenuto carne, storia, libertà umana (cfr. Giovanni, 1, 14). La rivelazione non giace però come un masso erratico in seno alla storia. Essa è definitivamente afferrabile nella figura storica di Gesù, ma è anche presente nel rapporto vivo con lui quale Signore glorificato. La Chiesa rimane sempre in dialogo con il Cristo presente. Egli la guida lungo la via della continua trasposizione dell'auto-comunicazione di Dio nella soggettività della fede.
Il Vaticano ii riconosce il centro e il fondamento cristologico della rivelazione conclusa in Cristo e ormai aperta a una più profonda comprensione e assimilazione personale, quando insegna che "Gesù Cristo, Verbo fatto carne, mandato come "uomo agli uomini", "parla le parole di Dio" (Giovanni, 3, 34) e porta a compimento l'opera di salvezza affidatagli dal Padre (cfr. Giovanni, 5, 36; 17, 4). Perciò egli (...) col fatto stesso della sua presenza e con la manifestazione che fa di sé con le parole e con le opere, con i segni e con i miracoli, e specialmente con la sua morte e la sua Risurrezione di tra i morti, e infine con l'invio dello Spirito di verità, compie e completa la Rivelazione e la corrobora con la testimonianza divina" (Dei verbum, 4).

(©L'Osservatore Romano 24 ottobre 2013)