“«Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».”"... τὸν οἶκον τοῦ πατρός μου οἶκον ἐμπορίου"
(Gv. 2,16)
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Stiamo parlando del tempio?
Certo che parliamo del tempio, parliamo delle mura e soprattutto parliamo del “noi” che è la Chiesa per volere di Cristo.
Ma il primo passo è che parla del sé, parla di te, del tempio della tua persona: non fare della tua persona, “casa del Padre”, un mercato, un emporio, un traffico di vita degradata.
Il traffico a la compra-vendita del vano è quotidiana.
Emozioni, pensieri, turbe, fantasmi, idolatrie, proiezioni, giudizi avventati, mormorazioni, detrazioni, condanne, stigmatizzazioni, perbenismo, poco silenzio.
Attenzione a quanto si maschera di Bene Comune ed è traffico di vita sulla vita umana, altro scandaloso emporio che crea la cultura dello scarto. Ad-intra e per mare.
L’avarizia nascosta del “molto fare” per il Regno, poi, nella sua raffinatezza idolatrica, svela in realtà che non esistono né super-uomini né super-donne, ma agitatori del vano che ancora non hanno compreso di essere “casa del Padre”, luogo orientato allo Stupore di Scienza, alla Lode, alla Adorazione, al dono di sé e al Bene, con il cuore dei disarmati, dei poveri e dei piccoli.
I quali non si appropriano di nulla.
Tutto il resto è mercato magari con la patina della spiritualità e di parole alla moda che distraggono e fanno di noi dei venditori e dei cambiamonete.
E talvolta i cambiamonete sono peggiori dei venditori perché trafficano con interesse ed alimentano il vano con il culto di sé degradando i simboli, le parole e alterando il linguaggio per perpetuare il perenne emporio della vanità.
PiEffe