di GIOVANNI ZAVATTA Noël a du sens, parlons-en!
Natale ha senso, parliamone. L’invito che campeggia in testa alla missione Parigi festeggia Natale — lanciata dall’a rc i diocesi il 30 novembre, prima domenica di Avvento — è rivolto soprattutto a quella fetta di francesi (la stragrande maggioranza a dar retta a un sondaggio realizzato per il quotidiano «Direct Matin») che non associa automaticamente al Natale la dimensione religiosa, preferendole le parole «famiglia», «regali», «pranzo», «spese». Solo il 15 per cento del campione — molto ristretto a dire il vero (appena 1.007 persone) — avrebbe infatti subito legato il termine «religione» o «festa religiosa» alla solennità del 25 dicembre. «I cristiani — spiegava giorni fa su “la Croix” il cardinale arcivescovo di Parigi, André Vingt-Trois — p ossono a volte patire una forma di malessere percependo, in occasione del Natale, una gioia reale che non è condivisa.
Piuttosto che dispiacersene o sentirsi la coscienza sporca, è meglio dar prova di dinamismo e aiutare le persone a condividerla, dando testimonianza davanti all’intera società dell’esperienza di fede da essi stessi vissuta». L’obiettivo di Parigi festeggia Natale è proprio questo: consentire ai cittadini che si saranno avvicinati alla missione di provare consolazione e speranza. «Non pretendiamo — dice il porporato — di convertire tutti e riempire le chiese, ma più semplicemente di far capire che gli uomini non sono abbandonati da Dio». Cinquecento le iniziative messe in campo dall’arcidiocesi in queste settimane di avvicinamento al Natale. Al centro l’annuncio della buona novella della nascita di Gesù, «messaggio di riconciliazione, pace e speranza per gli uomini», che i cattolici non possono permettersi di vedere sovrastato e oscurato dalla corsa ai regali, riscoprendone e condividendone invece il significato. Obiettivo, questo, che non è naturalmente della sola arcidiocesi di Parigi ma dell’intera Chiesa di Francia. Dal 5 novembre è in rete il sito Fêter Noël con il quale la Conferenza episcopale ha voluto aiutare a riscoprire il senso cristiano di questa festa. Attraverso una ventina di domande e un percorso fatto di articoli, preghiere, canti, video, testimonianze e risposte multiformi, l’internauta è spinto a riflettere sul vero significato del Natale. «La cultura cristiana — spiega monsignor Bernard Podvin, portavoce dell’episcopato — ha bisogno oggi di essere raccontata senza aggressività, senza proselitismo, in maniera pedagogica». Fra le 165 milioni di risposte proposte da Google sul Natale, osserva Anne Keller, direttrice della comunicazione digitale della Conferenza episcopale francese, «abbiamo proposto ai navigatori in internet la buona novella di Natale». E per raggiungerli più largamente sulla rete, il sito Fêter Noël dà appuntamento anche sulle reti sociali e sui siti di condivisione video. A esempio una pagina su Facebook offre ogni giorno una delle dimensioni del Natale, assieme all’immagine di un calendario dell’Avvento; oppure dei mini-video di dodici secondi vengono proposti nell’apertura pubblicitaria di You Tube. E ognuno può illuminare a scelta il desktop con i propri colori del Natale. Il sito è stato concepito per essere accessibile su tablet e smartphone e quindi consultabile sulla telefonia mobile. Il progetto del Comitato di orientamento internet dell’episcopato è stato elaborato da differenti servizi in collegamento con vari diocesi, congregazioni, movimenti e associazioni. Più di quaranta le persone che hanno partecipato alla redazione degli articoli e delle preghiere. Fêter Noël è collegato al sito Rencontrer Jésus lanciato nel novembre 2013, che propone una trentina di questioni sull’argomento e registrato quasi 200.000 visite. Fra le domande più lette «Chi è Gesù per i cristiani?», «Come Gesù ci salva?» e «Gesù è veramente esistito?». Una settimana dopo il lancio il sito è apparso sulla prima pagina di Google. Le questioni sono pubblicate sulla pagina Facebook Rencontrer Jésus e ampiamente condivise. Nella patria della laïcité , che si divide se un presepe può o non può essere esposto pubblicamente, davanti al calo progressivo di vocazioni e alle chiese vuote (quando non rase al suolo nell’indifferenza generale per lasciar spazio a supermercati e parcheggi), i vescovi si stanno accorgendo di aver perso un po’ troppo terreno. Per recuperarlo occorre uscire, andare fra la gente, visitare le periferie, soprattutto esistenziali, e il periodo natalizio, con il suo carico di gioia e speranza ma anche di sofferenza e solitudine, è forse il momento più opportuno per cominciare questa nuova missione. Una missione, tuttavia, che non può certo ignorare internet e social network. E lì infatti che soprattutto le nuove generazioni passano gran parte della loro giornata. Ed è anche lì che si può cercare di colmare quel vuoto culturale, educativo, di valori cristiani, che contraddistingue la società odierna.
© Osservatore Romano 11 dicembre 2014