di Timothy Verdon Il progetto dell'arcivescovo di Firenze, il cardinale Giuseppe Betori, di un grande Evangeliario da usare in cattedrale e nelle chiese parrocchiali della diocesi, sin dall'inizio prevedeva una notevole componente visiva. Egli voleva, in pratica, affidare agli artisti il "commento" dei vangeli proclamati durante la messa ogni domenica e giorno di festa secondo l'ordine del ciclo triennale della Chiesa cattolica. Il cardinale voleva inoltre che gli artisti rappresentati fossero tutti fiorentini o del territorio fiorentino, e che ogni periodo dell'arte fiorentina venisse inclusa, fino al presente.
E voleva soprattutto l'abbondanza delle immagini, che dovevano non solo introdurre i testi con una riproduzione grande alla pagina precedente il vangelo del giorno, laddove possibile, ma anche chiosarli con suggestivi particolari à pied de page e, nel caso di letture evangeliche lunghe (come per la Domenica delle palme e il Venerdì santo), con altre immagini sparse nel testo.
A indicazioni così chiare non era certo difficile rispondere, né scarseggiava la materia prima, dato lo sterminato patrimonio artistico fiorentino. Ciò che le direttive dell'arcivescovo hanno però evidenziato è una verità che forse neanche gli storici dell'arte hanno adeguatamente presa in considerazione: che cioè la maggior parte della produzione degli artisti fiorentini nei secoli infatti ha avuto carattere sacro, e ciò che i critici d'arte definiscono la "ispirazione" di tanti maestri che hanno operato in questa città non è altro che l'azione dello Spirito Santo all'interno della Chiesa che, di secolo in secolo, li ha chiamati, li ha formati, e poi a sua volta si è lasciata "formare" da loro: dalla bellezza che sapevano comunicare e da letture originali e profonde della fede che davano.
Commenti al lezionario attraverso le immagini non rappresentano una novità. In verità esistono da quando ci sono lezionari, da quando cioè la Chiesa ha cominciato a raccogliere in volumi particolari le letture assegnate ai diversi tempi dell'anno. Queste raccolte - chiamate comites "compagni" - appaiono nei secoli tra il VI e il VII secolo al servizio di comunità già da tempo abituate a vedere nelle aule liturgiche immagini raffiguranti eventi e personaggi scritturistici; era infatti il periodo del massimo sviluppo dell'arte paleocristiana monumentale, i cui capolavori a Roma e Ravenna sono ben noti. I commenti in questi casi erano impliciti, dal momento che le letture venivano ascoltate in mezzo a mosaici e affreschi allusivi alle parole proclamate. Più tardi, nel medioevo, appariranno collezioni di letture (evangeliari, epistolari, graduali) con miniature che narrano gli specifici testi riportati, nonché libri liturgici quali i rotoli dell'Exultet e i grandi antifonari del tardo medioevo, similmente arricchiti di immagini. In un modo o in un altro, si può dire, da millecinquecento anni il popolo cristiano recepisce le letture dell'anno liturgico con l'ausilio dell'arte, e questa fa parte ormai del processo d'ascolto da cui scaturiscono la fede e le opere dei credenti.
(©L'Osservatore Romano 26 ottobre 2013)
foto da © Toscana Oggi http://www.toscanaoggi.it/Vita-Chiesa/Il-nuovo-Evangeliario-fiorentino-il-Vangelo-incontra-l-arte