ASSISI, 12. «Vi affido alla madre santa Chiara, “immagine della Madre di Dio”, affinché possiate vivere con la sua stessa passione e radicalità la “perfezione del santo Vangelo” ed essere continuamente grate al Padre delle misericordie per il dono della vostra vocazione».
È quanto ha scritto padre Michael Anthony Perry, dal maggio scorso ministro generale dell’ordine francescano dei frati minori, nella sua prima lettera alle clarisse per la festa di santa Chiara. Padre Perry, nel sottolineare l’imp ortanza dell’Anno della fede, invita a condividere alcune riflessioni che, a partire dall’esperienza di Chiara, «ci possano aiutare a vivere la nostra vita di fede nel contesto attuale segnato da grandi cambiamenti, conflitti, povertà. Ascoltare, capire e farsi carico di questa società e di questa storia che si muovono in modo tanto veloce, e discernere con intelligenza spirituale ciò che è irrinunciabile e ciò che, proprio in fedeltà allo Spirito, è da ripensare, costituiscono per noi una sfida che non possiamo disattendere. Ne va del senso stesso della nostra esistenza di frati minori e sorelle povere». Del resto, aggiunge, «come rimanere indifferenti di fronte alla violenza e all’odio che alimentano le guerre, alle tante povertà, allo sfruttamento del creato, alla crisi economica che rischia di farci perdere di vista che l’uomo è più importante del denaro e degli affari, ai tanti giovani privati del futuro e spesso anche della speranza, alle tante persone ridotte in schiavitù a cui è stata rubata la dignità?». In questo senso, prosegue il ministro generale rivolgendosi alle clarisse, «a voi, nel contesto storico in cui viviamo, è chiesto di vivere una maternità tutta speciale. Accogliere e generare vita nuova attraverso un’amicizia sincera, un’accoglienza generosa, una parola solida, una preghiera vera, un silenzio che custodisce. E ciò vi sarà possibile nella misura in cui farete spazio al Signore nella vostra vita, affidando a Lui la vostra anima, perché possa dimorare in essa. Ascoltiamo le profonde parole di Chiara: “Ecco, è ormai chiaro che per la grazia di Dio la più degna tra le creature, l’anima dell’uomo fedele, è più grande del cielo, poiché i cieli con tutte le altre creature non possono contenere il Creatore, mentre la sola anima fedele è sua dimora e sede, e ciò soltanto grazie alla carità di cui gli empi sono privi”».
© Osservatore Romano - 12 - 13 agosto 2013
Per vivere la radicalità del Vangelo
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