Ramin Bahrami sa parlare bene, per questo tiene spesso incontri sull’argomento che lo affascina di più: Johann Sebastian Bach. Si siede al pianoforte e spiega come sono costruiti i pezzi, quello che c’è dietro ogni composizione e fa esempi offrendo mille informazioni sulla vita del grande compositore, capostipite di una famiglia di musicisti che è entrata nella storia. La sua passione, sintetizzata anche in una serie di lezioni di musica su Radio3 Rai, nasce quando — si legge in un’intervista pubblicata su «L’Espresso» dell’8 gennaio — era solo un bambino di sei anni che sognava «di passeggiare felice nell’orangerie di un castello tedesco in compagnia del sommo compositore Johann Sebastian Bach». Nato a Teheran nel 1976, Bahrami emigrò con la famiglia in Europa all’età di 11 anni.L’intenzione era quella di arrivare in Germania, patria originale della nonna paterna, ma il primo Paese ad accoglierlo è stata l’Italia, dove ha studiato il pianoforte. Si è dedicato soprattutto a incisioni bachiane, che hanno avuto successo scalando le classifiche e contribuendo alla sua opera di divulgatore di grandi capolavori come quelli scelti per il suo ultimo cd, intitolato Bach for Babies , selezionati «per il loro carattere intimo, mai gridato, per entrare in perfetta sintonia tra chi suona e chi ascolta e creare un’atmosfera tranquilla e rassicurante». Ma per Bahrami il pianoforte è anche molto di più. «Nella musica c’è la mia dignità, la mia identità, la mia storia: c’è il mio Paese e la sua cultura, ci sono lo zoroastrismo e il cattolicesimo, la mia religione di oggi. C’è la scoperta dell’amore per mia moglie e lo sguardo con cui accarezzo mia figlia ogni giorno. E c’è Bach, naturalmente, l’alfa e l’omega di tutto questo universo di valori». E il racconto del grande compositore non si ferma alla sua musica, passa anche per la sua vita privata: «Bach non è mai stato ricco, anzi ha conosciuto dei momenti difficili. Eppure, senza tanti soldi e con tutti quei figli, l’atmosfera a casa Bach doveva essere serena. I ragazzi crescevano dentro la musica (alcuni diventeranno musicisti e aiuteranno il padre nel suo lavoro, prima di intraprendere la loro bella carriera), spesso suonavano e cantavano assieme ai genitori e non mi sento di escludere che anche ballassero, considerando che a volte la musica di Bach sembra proprio posseduta dallo spirito della danza, in un’estasiata ebbrezza di felicità. Pure a me Bach e ha cambiato la vita. Anzi, mi ha proprio salvato, dandomi la forza di continuare, di avere fiducia nel potere dell’arte nei momenti più bui». Anche per questo, per una sorta di gratitudine, Bahrami lavora per dare al più grande numero di persone possibile l’opportunità di conoscere questi capolavori, anche in giovanissima età: «La musica di Bach non è difficile: piena di scienza e di intelligenza, non trascura mai l’obiettivo di arrivare, passando attraverso le nostre orecchie, al nostro cuore, alla nostra mente». Di musica c’è bisogno, come c’è bisogno della tenerezza, aggiunge: «Perché è diventato un mondo dove non c’è polifonia, dove stiamo andando alla deriva più totale, dove l’unica cosa che conta è il commercio. Commercio e denaro, che hanno preso il posto dell’umanità e della qualità dell’arte e della vita. Il mio è soltanto il grido disperato di un intellettuale che fa musica. Per il quale Bach continua a essere un esempio: egli tratta benissimo tutte le voci e ci insegna ad amarci, a dialogare, ad avere rispetto delle differenze. Non è mai banale. E non c’è una musica che manifesti meglio questa cura. Bach è l’invito a una tenerezza a 360 gradi, per bimbi di 8 mesi, 8 anni o 80».
Marcello Filotei