Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

icona san BonaventuraA cura di P. Pietro Messa, ofm

Nell’icona il Santo appare con il saio francescano: egli infatti entrò nell’Ordine dei Frati Minori durante il suo soggiorno in Francia in cui si era recato per studiare all’università di Parigi. A Parigi San Bonaventura insegnò teologia e formò intorno a sé una reputatissima scuola. Nel 1257 venne eletto generale dell’Ordine francescano, carica che mantenne per diciassette anni con impegno, al punto da essere definito un secondo fondatore dell’Ordine. Scrisse anche numerose opere di carattere teologico e mistico. Partecipò al II Concilio di Lione che, grazie anche al suo contributo, segnò un riavvicinamento fra Chiesa latina e Chiesa greca. Proprio durante il Concilio, morì a Lione, il 15 luglio 1274. Vescovo di Albano e cardinale, dopo la morte venne canonizzato da Papa Sisto IV nel 1482 e proclamato Dottore della Chiesa da Papa Sisto V nel 1588. L’icona raffigura San Bonaventura con il cappello rosso da cardinale e con il pastorale a forma di croce nella mano destra. L’icona evidenzia San Bonaventura soprattutto come Teologo, Dottore della Chiesa e Mistico. 

Nella mano sinistra stringe un cartiglio con una citazione del suo trattato Itinerarium Mentis In Deum, una delle massime opere della spiritualità medievale : «Oratio igitur est mater et origo sursum-actionis… In hac oratione orando illuminatur ad cognoscendum divinae ascensionis gradus», ovvero «La preghiera, pertanto, è la fonte e l’origine del nostro elevarci a Dio… Così pregando, siamo illuminati in modo da conoscere le tappe dell’ascensione a Dio» (Itinerarium mentis in Deum, I, 17-19). La figura del Santo è circondata da un motivo decorativo interrotto da quattro personaggi più piccoli: In alto è presente un Serafino. Nel Libro di Isaia (6,1-3) si fa cenno alla visione di un serafino da parte del profeta: «Vidi il Signore seduto su di un trono, ed il suo seguito riempiva il tempio. Sotto di lui stavano i serafini, ognuno con sei ali, e due di queste ricoprivano il loro viso e due i loro piedi, mentre con le ultime due volavano». I serafini nel cristianesimo medievale erano considerati gli spiriti celesti appartenenti alla prima gerarchia angelica, quelli più vicini a Dio. Il termine seraphim in ebraico significa ardente, motivo per il quale il colore delle ali è il rosso. San Bonaventura è soprannominato Doctor Seraphicus perché la sua speculazione teologica attinge da questa superiore e ardente prossimità a Dio: «Null’altro essendo la felicità se non il godimento del Sommo Bene, ed essendo questo al di sopra di noi, nessuno può essere felice ove non trascenda se stesso con uno slancio non del corpo ma del cuore. Ma trascendere noi stessi non possiamo se non per una superiore virtù che ci sollevi; ché nulla giova aver predisposto i gradi interiori se non ci soccorre l’aiuto divino; e questo soccorre solo chi lo invoca con cuore umile e devoto, sospirando in questa valle di lacrime, cioè fervidamente pregando» (Itinerarium mentis in Deum, I, 1). La conoscenza e il godimento del sommo bene non sarà dunque al termine di un processo logicoscientifico, ma sarà conquista del cuore puro ravvivato dalla fede e guidato dalla luce stessa di Dio. Solo così l’uomo salirà dalla contemplazione delle cose terrene alle eterne. Sulla sinistra appare San Francesco che presenta un cartiglio in cui si leggono le parole iniziali del Cantico delle Creature, opera in cui l’azione della lode di Dio appare come un itinerario dal Creato al Creatore, un itinerario dei sensi più che della mente, attuato per gradi. Questa esperienza di San Francesco è alla base della teologia di San Bonaventura. Sulla destra ecco Sant’Agostino: è dal santo di Ippona che San Bonaventura assume la struttura del pensiero teologico sistematizzando l’esperienza che San Francesco visse sul monte della Verna. Con San Bonaventura l’agostinismo del XIII secolo raggiunge la sua più alta espressione in un momento in cui la cultura medievale era messa in crisi dalla filosofia aristotelica. In basso appare Sant’Antonio di Padova, il primo teologo dei frati, al quale San Francesco indirizzò una lettera in cui esprimeva approvazione nei confronti dell’insegnamento della teologia ai suoi frati, puntualizzando: “purché in questa occupazione, non estingua lo spirito dell’orazione e della devozione”, invito che anche San Bonaventura ha posto alla base del suo essere teologo.

descrizione tratta da http://www.seraphicum.org/contenuti/newsletter/allegati/34.pdf