di BRUNO FORTECome ricordare un uomo, un sacerdote, un vescovo, un padre attento e affettuoso per me e per tanti, quale è stato Loris Francesco Capovilla? Una scelta si impone: parlare di lui non a partire da un singolo aspetto ma a partire dai luoghi della sua lunga vita, che non sono stati mai per lui semplici riferimenti geografici, ma sempre e soprattutto una geografia dell’anima, una sorta di itinerario dello spirito educato ad ascoltare, apprendere e donare, che è durato tutta la vita.
La prima tappa è Venezia. Nato a Pontelongo, in provincia di Padova, il 14 ottobre 1915, la fede salda in cui è educato e le prove conosciute sin dalla più tenera età lo aiutano a maturare la scelta di dare tutto se stesso a Dio, solo bene duraturo e sorgente di ogni bene. Entra così nel seminario patriarcale di Venezia, dove riceve la sua formazione teologica e spirituale per essere ordinato presbitero il 23 maggio 1940 dal cardinale patriarca Adeodato Giovanni Piazza. Destinato a vari incarichi nella parrocchia di San Zaccaria e nella curia patriarcale, è cerimoniere nella basilica di San Marco, catechista alle scuole medie, cappellano dell’Onarmo a Porto Marghera e del carcere minorile. Durante la seconda guerra mondiale presta servizio militare in aviazione, sì che l’armistizio del 1943 lo coglie all’aeroporto di Parma, allora intitolato a Natale Palli. Si ricorda tuttora la sua opera umanitaria intesa a sottrarre quanti più avieri possibili all’internamento in Germania. Dal 15 marzo 1953 sarà segretario particolare del nuovo patriarca, Angelo Giuseppe Roncalli. I fecondissimi anni veneziani gli consentono di maturare una ricchissima vocazione al dialogo e all’incontro con tutti, non solo per i suoi impegni di comunicatore, attento e sensibile verso i mutamenti in atto nelle vicende storiche e sociali, ma anche per la naturale disposizione che Venezia trasmette all’apertura all’altro come città di navigatori e di mercanti, di esploratori audaci e di dominatori di terre che nel tempo custodiranno la preziosa eredità in esse impressa dalla Serenissima. Questa attitudine al dialogo non abbandonerà più per tutta la sua lunga vita il nostro don Loris. La sera del 28 ottobre 1958, Capovilla viene confermato da Roncalli, eletto Papa con il nome di Giovanni XXIII, suo segretario particolare, incarico che manterrà con assoluta dedizione fino al momento della morte del Pontefice, avvenuta il 3 giugno 1963. Roma diventa così il secondo luogo dell’anima che segnerà la personalità e la vita di Capovilla. Gli anni romani e la straordinaria primavera del concilio Vaticano II, voluto dal “Papa buono”, incideranno profondamente nell’animo del prete veneziano, venuto al conclave col suo patriarca. Capovilla si aprirà con risolutezza all’universalità e alle novità che lo Spirito va suscitando nella Chiesa giovannea. La sua figura esile è ombra fedelissima del grande Papa del concilio, da lui servito con generosità e fedeltà assolute, non di meno tessendo rapporti e procurando occasioni che potessero aiutare la recezione dello spirito, della parola e dell’opera di Roncalli. L’esp erienza romana viene così a significare per Capovilla non solo una nuova percezione della cattolicità della Chiesa, ma anche l’u rg e n z a di amarla obbedendo a Dio e seguendo il Papa nell’aprirsi con lui al soffio vigoroso del rinnovamento fedele ispirato dallo Spirito del Signore. La fedeltà assoluta, leale e libera ai successori di Pietro è stata, peraltro, una costante dell’intera esistenza di don Loris. Il terzo luogo dell’anima nella vita di Capovilla è la Chiesa di Chieti-Vasto: il nuovo Pontefice, Paolo VI, che lo aveva voluto perito conciliare, lo nomina il 26 giugno 1967 arcivescovo metropolita di Chieti e amministratore perpetuo della diocesi di Vasto (oggi arcidiocesi di Chieti-Vasto). L’esperienza episcopale teatina può sintetizzarsi nella vita di Capovilla con la parola riforma: ispirato dalla profezia del concilio Vaticano II, da lui totalmente sposata, il giovane vescovo si sp ese senza risparmio per tradurla nella vita di una Chiesa antica e fedele, segnata tuttavia dal peso del tempo e dalla fatica di aprirsi docilmente alle novità dello Spirito. Quarto luogo dell’anima è stato per Capovilla il santuario mariano di Loreto, dove fu prelato dal 1971 al 1988, e dove poté esprimere tutto il suo tenero amore alla Vergine Madre. Nel 1985, in occasione del Convegno ecclesiale nazionale di cui io stesso fui il primo relatore, l’arcivescovo prelato rivolse un significativo saluto all’assemblea dei delegati di tutte le diocesi italiane. Mai avrei pensato allora, ascoltandolo, che un giorno sarei stato suo successore a Chieti e che vincoli così profondi ci avrebbero unito: le sorprese di Dio sono veramente grandi ed eccedono ogni misura degli uomini. Capovilla ritmò le sue parole con il motto «santità e letizia». Un’onda di commozione e uno scroscio di applausi seguì le parole di Capovilla, quando fece l’elenco degli uomini che, da diverse sponde, nella nostra epoca hanno rappresentato maggiormente la cattolicità italiana: Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi, Agostino Gemelli, Giorgio La Pira, Primo Mazzolari, Aldo Moro. Accanto a quei nomi, volle poi menzionare tutti gli anonimi che hanno operato sospinti dall’amore cristiano, come anche tutti coloro che soffrono nella società e nella Chiesa. Tra questi Capovilla menzionò «preti e suore in difficoltà, gli esclusi dall’Eucaristia perché hanno rotto l’infrangibilità di un vincolo, coloro che hanno rischiato militanze che ci turbano, compiuto o avviato esperienze inconciliabili col messaggio cristiano nella sua interezza». «Non siete qui — concluse Capovilla — per schiacciare, ma per salvare; non per trascinare, ma per convincere; non per guadagnare, ma per pagare». La vicinanza alle parole e agli impulsi di Papa Francesco, pur con trent’anni di anticipo, appare sorprendente. Ultimo luogo dell’anima è stato per Capovilla Sotto il Monte, dove a Ca’ Maitino, la casa dei Roncalli, ha trascorso lunghi, preziosi anni di preghiera. Nella casa che era stata di Papa Giovanni accoglieva innumerevoli amici e pellegrini, offrendo a tutti la testimonianza luminosa della visione profetica del Papa di cui era stato fedelissimo segretario, lanciando innumerevoli stimoli alla Chiesa in Italia e nel mondo nello spirito del Vaticano II. Volendo riconoscere la preziosità di questa testimonianza prolungata e fedele e in segno di speciale attenzione a Giovanni XXIII e alla primavera conciliare, Papa Francesco ha voluto crearlo cardinale il 12 gennaio 2014. Le condizioni di salute non gli permisero di essere presente al concistoro e il Papa mandò quindi un legato pontificio nella persona del cardinale Angelo Sodano, decano del Sacro Collegio, a imporgli la berretta cardinalizia il 1º marzo 2014 a Sotto il Monte. Lo spirito con cui Capovilla ha vissuto i suoi ultimi anni è testimoniato tra l’altro da una splendida lettera, da lui inviatami nell’o t t o b re del 2012, quando si faceva memoria del cinquantesimo anniversario dell’apertura del concilio Vaticano II, voluto dal “Papa buono”. La lettera si concludeva con l’app ello che era diventato una sorta di ritornello sulle labbra dell’anziano Pastore: «Coraggio e fiducia. Tantum aurora est». Siamo appena all’aurora: tale era la convinzione del centenario don Loris, che riassumeva in queste parole la sua fiducia assoluta nella provvidenza divina e nelle sorprese di luce e di bellezza che l’Eterno riserva a coloro che confidano in Lui.
© Osservatore Romano - 1 giugno 2016