Alfonso Maria de’ Liguori è stato uno dei santi mariani e nello stesso tempo il più pastorale. La sua vita è un andirivieni tra studio, preghiera e pastorale. Anzi, le tante ore al giorno di studio e di preghiera lo preparavano per il servizio pastorale. Spesso ripeteva: «Viva Gesù nostro amore e Maria nostra speranza ». Durante le missioni popolari, veri laboratori di pastorale, sminuzzava alla gente semplice di campagna la sua dottrina e il suo pensiero mariano. Le glorie di Maria (1750), nate dopo 16 anni di riflessioni nella quiete del primo convento redentorista a Ciorani, nei pressi di Salerno, testimoniano come la dottrina mariologica di sant’Alfonso poggiasse nella sacra Scrittura, nella patristica, nel magistero dei pontefici e nel sentire del popolo di Dio. Questa sua dottrina Alfonso l’ha resa accessibile a tutti e con la grande autorità del suo nome l’ha diffusa in Italia e fuori. Pensiamo solo a quanto il santo diffuse il privilegio mariano dell’Immacolata concezione, e l’universale mediazione della Regina del cielo. Nelle sue predicazioni non si stanca di indicare Maria come mezzo per amare Gesù. La perfezione di un’anima viene aiutata dal culto e dalla devozione mariana. Preghiere, novene, rosari, officio divino, digiuni, visita a santuari mariani, elemosine in onore di Maria, ma soprattutto l’imitazione delle sue virtù sono alcuni dei mezzi che il santo raccomanda vivamente. Qui viene fuori l’indole pastorale di sant’Alfonso. Ne Le glorie di Maria, citando san Girolamo scrive: «Se amiamo Maria, bisogna che cerchiamo d’imitarla, perché questo è il maggiore ossequio che possiamo offrirle». Per il santo del secolo dei lumi, le virtù di Maria sono imitabili e praticabili. Alfonso invita il devoto a mettersi sotto il mantello di Maria che è l’umiltà: esso riscalda, protegge, dà sicurezza e speranza di vita. Imitare la virtù della carità di Maria per Alfonso significa svuotarsi di se stesso, far spazio a Dio e al prossimo. Leggiamo ancora ne Le glorie di Maria : «Quando un cuore è più puro e vuoto di se stesso, tanto più egli sarà pieno di carità verso Dio». Infine, la speranza. Maria aiuta il devoto a camminare credendo e a sperare amando perché come dice Alfonso: «Voi [Maria] dopo Gesù siete tutta la speranza mia; tutta la ragione della mia speranza» (Le glorie di Maria, III, 5). Queste profonde convinzioni Alfonso le ha predicate al popolo, anzi per il popolo ha composto la celebre canzoncina mariana O bella mia speranza che tocca il cuore per la sua profondità e bellezza. Nel canto il santo invoca la Vergine quale bella speranza, dolce amore, vita e pace. In otto strofe condensa la sua devozione alla Vergine aprendo i cuori all’amore e alla confidenza della mamma del cielo. E chiude con una struggente invocazione: «Il mio cor, Maria, è tuo, non è più mio; prendilo e dàllo a Dio ch’io non lo voglio più». Le pagine de Le glorie di Maria, scrive don Giuseppe de Luca, hanno creato una tenerezza nuova. Sant’Alfonso ha detto e fatto dire a milioni di anime le parole più alte e più dolci alla Madonna e sulla Madonna. Anche Papa Luciani ha avuto una forte simpatia per snt’Alfonso e de Le Glorie di Maria scrisse che era un libro utile ancora per i tempi di oggi. (mario colavita)
© Osservatore Romano - 8 giugno 2016