Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico

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Gesu cammina seguiamo le Sue orme e stiamo dietro a Lui credit by AZM Bing generator"Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini" (Mt. 16,23)

satana è colui che divide. Divide l'uomo in sé stesso, lo divide da Dio, lo divide dai fratelli, lo divide dalla storia.
satana è colui che inquina il cuore, gli occhi, la mente dell'uomo sin dalla colpa antica. È il primo inquinatore dei pozzi perché inquina lo sguardo che hai di Dio e lo deforma. Inquinato questo sguardo ogni visione casta non risulta possibile perché viene deformata. satana è dunque colui che, rovinando il rapporto tra la creatura e il creatore, rovina tutte le relazioni che la creatura ha con se stessa, i suoi pensieri, le sue fragilità, con i suoi prossimi e i suoi lontani e rovina l'approccio alla realtà e al reale in quanto tale.

satana è dunque il progenitore del terrore e della menzogna — non della paura. La paura, in quanto tale, è sana: è un dono di Dio che ci tiene svegli, in guardia, attenti alla realtà. È la paura che fa fermare il bambino davanti al burrone, il fedele davanti alla tentazione, il discepolo davanti a situazioni malate. È un sensus che la creazione conserva intatto anche nella ferita. satana, invece, è il fautore del terrore — di tutto ciò che paralizza la creatura nel discernimento, che la intrappola nei propri fantasmi, nelle proprie isterie, nelle sovradimensionate piccinerie dove il minimo dettaglio diventa un abisso o un perpetuo involtolarsi verso il nulla e la disperazione. Il terrore non allerta: anestetizza. Non rende vigili: rende ciechi. Dove la paura dice guarda, il terrore dice non vedere, non pensare, non agire. Il terrore impantana. E in questo suo operare satana produce una deformitas habitus sani: una corruptio in apparenza — ma che non è irrimediabile. È, in verità, un vulnus di sguardo e una vulneratio naturae rispetto alla natura uscita dalle mani di Dio (cfr. S. Tommaso, Summa Theologiae I-II, q. 85, a. 3; Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 405).
Una 
vulneratio che, apparendo corruptio, in verità è ferita — e la ferita, per definizione, può guarire

Qui si gioca tutta la differenza antropologica tra la visione cattolica e quella protestante. Dove la Riforma luterana parla di corruptio totalis — la natura umana è talmente avvelenata nella sua radice che non resta nulla di sano su cui operare, e la salvezza è solo imputatio iustitiae, attribuzione esterna di una giustizia non propria — la tradizione tomista e cattolica afferma che la natura è ferita, non distrutta. Le potenze naturali restano: la ragione conoscere, la volontà volere, l'irascibile resistere, il concupiscibile desiderare. Sono offuscate, rallentate, deviate — ma non abolite. Obnubilate ma non rimosse. C'è ancora, sotto la ferita, un tessuto vivo che può essere ricondotto alla sua forma. È la distinzione classica tra Immagine e Somiglianza di natura medievale. L'Immagine non è mai distrutta, piuttosto è la Somiglianza ad essere ferita, cioè la capacità di aderire all'Immagine e di farla risplendere. E questa visione cambia radicalmente l'approccio pastorale. Se la natura è corrupta, il pastore non ha altro da fare che annunciare il verdetto e attendere l'intervento esterno della grazia come atto sovrannaturale che sostituisce ciò che è morto. Se la natura è vulnerata, il pastore ha davanti a sé una creatura ferita ma viva, e il suo compito è accompagnare la guarigione: non dall'alto verso il basso come un'operazione chirurgica su un cadavere, ma dentro la vita stessa della creatura, rispettando i tempi della ferita, le resistenze del corpo, la gradualità della cicatrizzazione, avendo somma cura e fiducia di lasciar operare la Grazia, pur chiamando per nome ciò che è Bene e ciò che è male (Is. 5,20). 
Ricorda C. S. Lewis “Non riesco, cioè, a osservare sempre la legge naturale, e appena qualcuno mi fa notare che non la osservo, nella mia mente nasce una sfilza di scuse lunga da qui a lì. La questione non è se siano o meno scuse valide: è che queste scuse sono la riprova di quanto profondamente, ci piaccia o no, crediamo alla legge naturale. Se non crediamo che bisogna comportarsi bene, perché ci affanniamo tanto a scusarci per non averlo fatto?” (C.S.Lewis, Il cristianesimo così com’è, Adelphi, 1997, pp.25-31)

Da qui un sano realismo: non l'ottimismo ingenuo che dice "sei perfetto, basta volere", né il pessimismo disperato che dice "sei marcio, non c'è nulla da fare". Un realismo che distingue l'essere dal comportamento. Se compio il male può certo trasformare l'habitus in un dis-habitus ma l'Immagine non è corrotta e finché c'è respiro c'è possibilità di Redenzione in Cristo. Un realismo che guarda la ferita per quella che è — né la minimizza né la drammatizza — e che opera secondo un principio di gradualità verso e nel bene, nella misura in cui la creatura può riceverlo e crescere in esso. L'umanizzazione dell'uomo non è un salto ontologico: è un cammino, un iter che Cristo stesso ha percorso nella sua carne ferita e risorta con il mistero dell'Incarnazione e della Redenzione. È il pensiero di Dio in Cristo: non la sostituzione di una natura con un'altra, ma la guarigione di questa natura, qui, ora, passo dopo passo, nella pazienza della croce e nella potenza della risurrezione.
Come dicevo altrove è un retto intendere dello stichwort "Gratiam supponit naturam" con Gratia supponit gratiam et profectum in ea.

satana è, dunque, il progenitore di ogni fuga dal reale. satana è "provinciale" proprio perché pensa secondo le categorie del peccato e del mondo: vanità e vanagloria, superbia, gelosia, invidia, lussuria mentale e fisica, salutismo e laicismo, politicamente corretto e untuosamente "accordante". satana è il principale sostenitore delle mode del "nuovo paradigma", perché non fonda la verità dell'uomo su Gesù Cristo, Via, Verità e Vita; non fonda il suo pensare sul Verbo fatto carne ma sulle assololutizzazioni iper-trofiche in cui è ingolfato, come ladro e disobbediente sin da principio.

Gesù invece, unito al Padre, ci mostra la via chiara, pronta ed immediata del discernimento di tutto ciò che ci divide da Dio e che non ci fa pensare come il Padre.
San Paolo esortava ad avere il "pensiero" di Cristo, il che equivale ad avere una consaguineità totale con Gesù che immediatamente e prontamente ci fa riconoscere l'inganno e la seduzione del peccato.


Tale seduzione si presenta non solo in cose cattive che non dobbiamo né pensare né fare e che ci inquinano; ma si presenta anche nell'evitare di compiere cose buone che possiamo e potremmo fare e che non facciamo paralizzati da paure, fantasmi, incapacità di ascolto e da strutture apparentemente spirituali ma in realtà cariche di terrore. È la dimensione omissiva.

L'incapacità di scelta vocazionale è una di queste. 
satana punta a spaventare la creatura e fargli nascere dubbi, ansie, terrori che la soffocano e la portano, gradatamente da una vigilanza ed una temperanza legittime all'incapacità di abbandonarsi totalmente in Dio.

La nostra natura legata, anche, alla terra ci trascina spesso nelle paure e nelle paralisi, soprattutto davanti a scelte significative nella nostra vita.
Scelte vocazionali, scelte davanti a croci inaspettate, scelte davanti alla malattia e alla sofferenza, scelte derivanti dalla persecuzione, scelte davanti a "tempeste" impreviste.

È normale avere paura ma Gesù è con noi e non vuole che satana faccia passare la legittima paura in un terrore che paralizza ma che, questi eventi e la paura stessa, diventino l'occasione (preziosa e unica) per un salto maturativo e trasfigurativo; un salto che faccia sbocciare l'uomo nuovo.

Non c'è altra via che la discontinuità, il salto e talvolta il taglio, nella continuità del cammino in Cristo. Dietro dunque l'attuarsi del principio psico-spirituale della desatellizzazione c'è la discontinuità che Dio opera nella continuità per trasfigurare l'uomo all'uomo e trasformarlo nella Sua Immagine sempre presente nel Cuore del Padre.

Se così non fosse Dio non ci amerebbe. 

Seguire i suoi passi significa avere il "suo pensiero" pronto nel cacciare via il terrore e dunque satana, fautore della paralisi e della divisione, e scegliere "a petto aperto" con il sì generoso degli amanti. Ecco perché occorre stare dietro a Gesù e cogliere il "vade retro" detto a Pietro non solo come un richiamo e una distanza ma anche come un ordine per la trasfigurazione: occorre dire sì, per stare dietro a Gesù, seguire i suoi passi, ri-percorrere le Sue orme. È ordine esitenziale ed ontologico.

Un sì che esige solitudine. Solitudine assoluta.

"... ha sete di te l'anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz'acqua." (Sl. 63,2)

La creatura deve essere sola nel rispondere generosamente a Colui che tutto si è donato.


Qui; in questo istante è tutta la nostra dignità. Qui si gioca la verginità del cuore. 
È il sì di Maria, un sì forte e generoso che si percepisce nitido tanto più le mura dei pensieri e degli affetti sono spoglie.

In questo sì della creatura nuda e sola davanti alla scelta risuona il sì di Maria e di Gesù; il sì del Verbo che aderisce nell'eternità alla volontà del Padre.

Non è un sì "romantico", non è un sì incosciente, ma il sì di chi, riconoscendo di essere radicalmente amato, risponde con tutte le proprie nudità e finalmente sceglie di amare, Dio, i fratelli e sé stesso.

Dice infatti il profeta: "Ma nel mio cuore c'era come un fuoco ardente,
trattenuto nelle mie ossa;
mi sforzavo di contenerlo,
ma non potevo." (Ger. 20,9).

Questo satana non può farlo né potrebbe perché egli non ama neanche sé stesso ma ha aderito al caos e a tutto ciò che divide da Dio e dalla responsabilità della creatura di amare e di trasfigurarsi in Cristo.
Giustamente, l'allora card. Ratzinger diceva che satana è "una persona alla maniera di una non-persona" ("Wenn man fragt, ob der Teufel Person sei, so müsste man richtigerweise wohl antworten, er sei die Un-Person, die Zersetzung, der Zerfall des Personseins, und darum ist es ihm eigentümlich, dass er ohne Gesicht auftritt, dass die Unkenntlichkeit seine eigentliche Stärke ist."Dogma und Verkündigung, Erich Wewel Verlag, München–Freiburg, 1973).
Per questo, tra l'altro, in questo sito, vedete indicato sempre in termine "satana" con l'iniziale in minuscola.


Chiediamo dunque allo Spirito Santo di avere "il pensiero di Cristo" nel vedere oltre la cortina della "mondanità" e scegliere secondo Gesù sempre e cacciare satana nel suo posto di mentitore e fautore di terrori.
Senza paura che il dolce pensiero di Cristo possa condurci tramite impervie strade e prove umanamente insostenibili.
"Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto." (Rm. 12,2).

Dio è Dio ed è fedele nel custodire la sua creatura anche se viene condotta, dallo Spirito, nel deserto. 
Ma qui è il luogo della fiducia e dell'amore. Il luogo della verità e dell'umiltà. 
Questo luogo è il più grande regalo e dono che una creatura possa ottenere. È il luogo della fiducia; anzitutto della infinita fiducia che il Padre ha nella sua creatura.

Il luogo dove, forse, talvolta, fuori le mura, si muore per Gerusalemme e si incomincia finalmente ad amare e ad avere un "cuore di carne" (Ez 36,26).

Paul Freeman