Home

Liturgia

Formazione

Rassegna stampa

Search

Risorse

Sostienici

Formazione e catechesi per un Cristiano Cattolico
di Anna Foa

La visita di Benedetto XVI alla sinagoga di Roma si è compiuta nell'ordine del rituale prefissato. Le critiche e gli scontenti dei giorni passati si sono almeno temporaneamente dissolti nelle luci soffuse del grande Tempio, nelle musiche, nella chiusura finale dell'inno Anì Ma'Amin, cantato dai deportati sulla soglia delle camere a gas. E il bilancio è decisamente positivo, una riaffermazione del dialogo, una spinta verso nuovi traguardi comuni.

Sull'incontro tutto è stata presente l'ombra della Shoah:  chiaro il richiamo allo sterminio nazista nei discorsi di Gattegna, Pacifici e rav Di Segni, materializzatosi nell'omaggio ai sopravvissuti presenti nelle prime file della sinagoga nei loro fazzoletti a strisce, un omaggio a cui il Papa si è unito alzandosi dalla sua sedia per applaudire:  un gesto simbolico forte, che è apparso più eloquente di molte parole. Poco prima, il Papa aveva prestato omaggio - il primo Pontefice a farlo - alla lapide dedicata agli ebrei romani razziati dai nazisti il 16 ottobre 1943.
Dietro tutto questo, l'ombra della questione di Pio xii, su cui divergono le opinioni della Chiesa e del mondo ebraico, ferita aperta nella carne di molti ebrei, come ha ricordato Pacifici, pur unendovi parole di riconoscimento e di riconoscenza per le suore che hanno salvato la sua famiglia, per l'opera di salvataggio tutta compiuta dalla Chiesa. Con maggior suggestione, ma con altrettanta forza, il discorso è stato posto nel riferimento di rav Di Segni al silenzio di Dio e al silenzio degli uomini.
Benedetto XVI non ha legato questo incontro - aperto a tanti aspetti del confronto tra ebrei e cristiani - alla sola questione di Pio xii, su cui molto, forse troppo, è già stato detto da tutte le parti. Perché il discorso del Pontefice è stato netto, richiamando quanto già affermato solennemente da Giovanni Paolo II sulle colpe dell'antigiudaismo nella Shoah. Che il fatto di richiamare le parole del suo predecessore volesse anche significare che il perdono è stato già chiesto, nulla toglie alla forza di questa riaffermazione, reinserendola anzi nella continuità della tradizione. Altrettanto deciso è stato il richiamo del Papa al concilio Vaticano ii, un tema su cui rav Di Segni aveva posto un aperto interrogativo. La dottrina conciliare - ha detto il Pontefice - rappresenta per i cattolici un punto fermo. Una dichiarazione che dovrebbe di per sé sgombrare il campo dalle preoccupazioni per un inimmaginabile riavvicinamento della Chiesa a chi non voglia accettare il concilio Vaticano ii.
Ancora più importanti, anche se hanno meno attirato l'attenzione dei media, sono stati i risvolti più propriamente teologici del discorso di Benedetto XVI:  il discorso sull'irrevocabilità della elezione dei figli di Abramo, e quello sull'intimo legame esistente fra ebraismo e cristianesimo. Se il primo di questi punti elimina ogni possibilità di riprendere l'antico discorso della Chiesa sulla sostituzione, l'altro è un punto assai delicato perché implica una rilettura delle radici stesse della separazione fra cristianesimo ed ebraismo, ed è tale da suscitare difficoltà e timori tanto nel mondo cattolico che in quello ebraico. Il fatto che esso sia stato posto, implica da parte della Chiesa la volontà di fare dei passi anche in questa difficile direzione.
Se la visita di Giovanni Paolo II si era svolta, ventiquattro anni fa, in un'emozione straordinaria, questa è avvenuta sicuramente in un clima più contenuto, anche se non privo di momenti di commozione. Eppure, il suo valore resta altissimo:  la sinagoga di Roma è stata eretta nel 1904 come esaltazione della libertà degli ebrei, dopo secoli di oppressione, di chiusura, di pressioni di ogni genere. Recarvisi è da parte del Pontefice il più forte dei segni di riconciliazione, una riconciliazione che tocca una storia di lunga durata, quella dell'inferiorità codificata, del ghetto, delle prediche forzate. Vuol dire riaffermare con un gesto simbolicamente incontestabile la svolta del concilio Vaticano ii. E ora Benedetto XVI lo ha di nuovo compiuto in continuità con il suo predecessore.

(©L'Osservatore Romano - 18-19 gennaio 2010)