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tratta2Occorre un’agenzia mondiale antitratta che abbia l’autorità di far applicare i protocolli firmati dai vari Stati. È una delle proposte elaborate nel corso della sessione plenaria della Pontificia Accademia delle scienze sociali e presentate durante la conferenza stampa svoltasi martedì mattina, 21 aprile, nella Sala stampa della Santa Sede. La presidente Margaret Archer ha ripercorso a grandi linee i temi trattati durante gli incontri, sottolineando la necessità di colpire non solo l’offerta di persone schiavizzate, ma anche la domanda, ossia gli imprenditori che sfruttano il lavoro forzato, e chi utilizza la prostituzione.
La presidente ha anche illustrato la drammatica situazione delle persone oggetto di tratta che vengono rimpatriate nelle rispettive nazioni. Queste persone, per la maggioranza appartenenti a famiglie povere, quando rientrano rischiano la loro incolumità e il loro futuro. Il professor Stefano Zamagni ha evidenziato che una delle novità della sessione plenaria è stata la compresenza degli accademici, degli operatori delle ong che operano a favore delle persone oggetto di tratta e dei soggetti attivi in ambito sociale per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento. L’accademico ha sottolineato come, secondo gli ultimi dati forniti dalle Nazioni Unite, il 70 per cento di tutte le persone schiavizzate sono donne o bambine, mentre il 72 per cento dei trafficanti di esseri umani sono uomini. D all’ultimo rapporto emerge poi una novità riguardo alle donne: oggetto del traffico non sono solo quelle destinate alla prostituzione; cresce invece la quota di donne impiegate nel lavoro forzato. Il professore ha anche fatto notare come esista un luogo comune in questo ambito, ossia la sottovalutazione del ruolo della domanda nel processo economico che interessa il fenomeno e del ruolo dei fruitori dei servizi. Il riconoscimento di questa realtà deve andare di pari passo alla lotta contro la criminalità che non è mai sufficiente. A questo proposito Zamagni ha detto che riguardo agli sbarchi degli immigrati sulle coste siciliane, «bisogna confiscare i barconi: se l’avessimo fatto in questi anni, oggi questi barconi della morte non ci sarebbero più». Infatti, ha aggiunto, «è inutile mettere in galera i trafficanti, che durante la detenzione vengono mantenuti da altri e dopo un po’ escono. Questi criminali non temono interventi sul reddito, ma sul patrimonio». Zamagni ha poi messo in guardia dall’individualismo libertario che porta a non tenere conto della differenza tra libertà di scelta e libertà di poter scegliere. Da qui la necessità di «abbattere alcuni luoghi comuni ancora dominanti», come quello per cui la prostituzione è «un fenomeno antico quanto l’umanità». Ciò è vero, ha affermato, ma «la novità è che oggi avviene in un contesto che non esisteva in precedenza, e cioè la globalizzazione». Altro fattore sottovalutato è «il ruolo di chi domanda i servizi: se qualcuno mi offre un lavoro a tre euro all’ora, devo insospettirmi. Il ruolo della domanda ha un ruolo di gran lunga superiore al ruolo dell’offerta». Anche il professor Pierpaolo Donati ha messo in guardia dal confondere gli immigrati illegali con le persone schiavizzate. L’accademico ha elencate alcune proposte per ridurre il fenomeno della tratta: rendere meno profittevole il lavoro non protetto o la prostituzione, modificando le preferenze dei consumatori e boicottando le imprese che impiegano il lavoro forzato. A questo proposito occorrerebbe mettere delle etichette sui prodotti che attestino il non utilizzo di lavoro forzato per la loro fabbricazione. Sarebbe molto utile poi incoraggiare la donazione di organi. Occorre infine sviluppare una cultura della cooperazione, non solo tra individui o gruppi sociali, ma anche a livello internazionale tra Stati. Tra le novità della sessione plenaria, il lancio del sito internet www.endslavery.va, promosso dalle Pontificie Accademie delle scienze e delle scienze sociali, che vuol essere un “contenitore” per quanti si occupano di sradicare la schiavitù moderna e il traffico di esseri umani, un compito specifico affidato alle due istituzioni da Papa Francesco nel 2013. È stato attivato anche un account twitter
(@nonservos).

© Osservatore Romano - 22 aprile 2015