Nobel cattolico che nel 1997 era andato a Jean Vanier fondatore della Comunità dell'Arca
di Paolo Siniscalco
Negli anni 1942-1943, quando l'Europa vive uno dei momenti più bui del secolo scorso, appare il primo volume delle "Sources chrétiennes", che pubblica la Vita di Mosè, opera scritta nella seconda metà del iv secolo da uno dei più grandi teologi della Chiesa greca antica, Gregorio di Nissa. Un'edizione geniale, curata da Jean Daniélou e pubblicata dalle Éditions du Cerf, dei padri domenicani, che in quel momento tragico subì la censura delle autorità tedesche e delle omologhe autorità francesi di Vichy, che temevano fosse un libro di propaganda ebraica (Mosè viene presentato come tipo della perfezione e della contemplazione mistica). È l'inizio di una collana destinata ad avere grande fortuna. Grazie all'entusiasmo e alla tenacia dei suoi fondatori, i gesuiti Henri de Lubac e Jean Daniélou, e dei responsabili di ieri e di oggi, da Claude Mondésert fino a Jean-Noël Guinot e a Bernard Meunier. Essa supera molte difficoltà e traversie, ma non viene meno e si pone come esempio raro di riuscita editoriale di lungo respiro.
Le "Sources chrétiennes" (le "fonti cristiane") vogliono mettere a disposizione dei lettori opere complete dei Padri della Chiesa fornendo gli elementi che possono consentirne una profonda comprensione; intendono in certo modo illuminare dall'interno il mondo di quegli scrittori nei messaggi - religiosi, dottrinali, etici, culturali - che propongono, per poi rimettere le chiavi dell'opera nella mani del lettore, lasciandogli il piacere di scoprire tesori che non avrebbe immaginato.
Per cogliere lo spirito della collezione, occorre riandare alle parole che la presentavano: l'intento era quello di rivolgersi a quattro differenti generi di lettori. Innanzitutto a cristiani, laici o ecclesiastici, avidi di una spiritualità dalle radici teologiche solide, capace di integrarsi in una visione cattolica del mondo, vale a dire universale. In secondo luogo a coloro per i quali la frattura dell'unità tra le Chiese costituiva una costante sofferenza e che nel ritorno a un'epoca in cui quell'unità non era rotta scorgevano un mezzo per restaurarla. In terzo luogo intendeva rivolgersi all'ambito universitario che stava scoprendo sempre più l'interesse per un'età in cui la trasformazione e il fermento religioso e culturale si faceva più che mai più intenso. Infine, il quarto genere di pubblico cui si mirava, era quello degli artisti nella convinzione che la riproposizione di una visione simbolica del mondo fosse in grado di ricondurre verso l'interpretazione dell'universo e della Sacra Scrittura che era stata quella "dei Padri dell'arte e della Fede". Programma, questo, delineato con minuzia e attenzione fin dagli inizi degli anni Quaranta, che poneva in luce finezza spirituale e culturale e non meno grandi intuizioni di processi che si sarebbero sviluppati entro e fuori la Chiesa nei decenni successivi. Certo per attuare un tale ambizioso progetto occorreva battere vie metodologicamente e scientificamente valide e sicure. Ed è ciò che i responsabili delle "Sources chrétiennes" hanno fatto: con la scelta di collaboratori di alto livello (che ormai sono centinaia) e con la confezione di testi in lingua originale che ebbero, e hanno, edizioni critiche, con traduzioni in francese curate e ben fatte, con introduzioni e commenti filologicamente e letterariamente elaborati e, non ultimo, con una serie di preziosi indici (dei passi biblici, delle parole, delle materie e dei personaggi rilevanti incontrati nell'opera), indici che ogni studioso sa quanto siano utili, ma sa pure quanta fatica richiedano nel compilarli.
Oltre 150 sono gli autori greci, latini e orientali di età antica, tardo-antica e medievale - da Clemente Romano a Francesco di Assisi, dall'Ad Diognetum a Gregorio Magno, da Tertulliano a Manuele ii paleologo, da Origene a Bernardo di Clairvaux, per non fare che pochissimi nomi. Accanto agli autori sono stati pubblicati atti e passioni di martiri, vite di santi, omelie anonime, atti di conferenze episcopali, "catene" su libri biblici, rituali, regole monastiche e così via. Oggi la collana conta quasi 540 volumi. Ed è interessante notare la progressione con cui i testi sono pubblicati e il ritmo con cui negli ultimi decenni escono. Nel 1958 appare il cinquantesimo volume; nel 1965 il centesimo; nel 1973 il duecentesimo, nel 1982 il trecentesimo, nel 1994 il quattrocentesimo, e finalmente nel 2006 è pubblicato il cinquecentesimo volume che presenta il De unitate Ecclesiae di Cipriano di Cartagine. Nello stesso anno, 2006, si fa disponibile il primo volume dell'edizione italiana promossa dalle Edizioni San Clemente di Roma e dalle Edizioni Studio Domenicano di Bologna, frutto di un'opportuna alleanza editoriale, che mira a offrire al pubblico italiano opere della prestigiosa collana francese, aggiornate se è il caso.
Dal 1942 sono ormai trascorsi 67 anni. Ma le intuizioni che hanno presieduto all'impresa continuano a essere valide e hanno trovato udienza. Si pensi in ambito universitario, particolarmente in Francia, al ruolo che ha avuto la collana nel facilitare l'integrazione dei Padri nella cultura degli storici, dei letterati, dei filosofi.
"Non sono per nulla sicuro che tutti i miei colleghi ammettano che uno specialista di Origene o di Tertulliano sia qualificato per insegnare la versione greca o il tema latino", scriveva Henri-Irénée Marrou, docente di Storia del cristianesimo alla Sorbona, su "Le Monde" nella primavera del 1958. Vi era infatti come un "buco nero" concernente i primi secoli cristiani considerati da una cultura diffusa e, ideologicamente segnata, insignificanti. E ancora oggi sussiste questo pregiudizio diffuso maggiormente in una cultura corrente che non nella più attenta cultura universitaria. La maggiore conoscenza dei testi cristiani ha certo contribuito a colmare quella che è una vera e propria lacuna storiografica, facendo meglio conoscere lo splendore della civiltà tardo-antica, con le sue ricchezze, le sue inquietudini, con espressioni di socialità, di fantasia, di religiosità originali, con le sue profonde trasformazioni. Una civiltà che ha diverso esito nelle due parti dell'impero romano: in occidente esaurendosi e declinando a causa delle invasioni dei popoli dell'est e del nord europeo, dei "barbari", per usare un termine comune. In oriente, al contrario, sussistendo ancora per lunghi secoli.
Per questo è importante conoscere gli scrittori cristiani occidentali e orientali non solo dei primi, ma anche dei secoli successivi, medievali e bizantini. Essi interessano ancora oggi anche per un altro motivo. Nati dalla radice giudaica, i cristiani si sono trovati in mondi ai quali hanno proposto il messaggio evangelico, facendo opera di inculturazione a livello popolare e a livello di élites sociali e intellettuali. Ma, in particolare in occidente, in tempi più tardi, nel passaggio della cristianizzazione dal mondo romano a quella dei regni barbarici, l'inculturazione di trasformò in acculturazione, con l'utilizzazione delle tradizioni e culture locali, con la valorizzazione delle lingue volgari; con ciò contribuendo alla nascita delle lingue romanze. D'altra parte, soprattutto tramite l'insegnamento della Scrittura, la Chiesa contribuì a formare nuove élites intellettuali in grado di scrivere e di parlare il latino.
E ancora: il pensiero dei Padri, grazie anche, a una collezione come quella delle Sources, con i suoi grandi protagonisti - due di loro sono stati creati cardinali, Daniélou nel 1969 e de Lubac nel 1983 - si è riflesso pure all'interno della Chiesa. Si è percepita tutta l'importanza dell'unità inscindibile tra pensiero e preghiera, dottrina e mistica, teologia e santità, unità delle quali molti padri sono stati maestri. Il concilio Vaticano ii, iniziato nel 1962, venti anni dopo l'avvio della collana, in certo modo ha reso manifesto il posto insostituibile dei Padri, da una parte come primi interpreti del mistero cristiano, dall'altra come testimoni di un legittimo pluralismo di metodi teologici e di tradizioni.
Come non rallegrarsi dunque che un riconoscimento tanto prestigioso, il Premio Paolo VI 2009, vada quest'anno a una "impresa" collettiva come sono le "Sources chrétiennes", dopo che in anni scorsi era stato attribuito a Hans Urs von Balthasar, Olivier Messiaen, Oscar Cullmann, Jean Vanier e Paul Ricoeur?
(©L'Osservatore Romano - 8 novembre 2009)