di AGOSTINO PARAVICINI BAGLIANILa santità dei Papi nel medioevo ha conosciuto modalità diverse, se non altro perché i processi di canonizzazione non iniziano prima degli ultimi decenni del XII secolo. Se è vero che un solo Papa — Celestino V, il “Papa del gran rifiuto” — è salito gli onori degli altari in seguito a un processo di canonizzazione, è anche vero la santità dei Papi fu nei secoli precedenti espressa attraverso l’iscrizione dei martirologi o nei sacramentari, una memoria liturgica che è peraltro in costante crescita dall’VIIIsecolo in poi. Se il sacramentario papale annoverava allora dodici vescovi di Roma succeduti a san Pietro, otto dei quali martiri e ne definiva altri quattro come “confessori”, in un altro martirologio di origine romana dell’VIII secolo troviamo registrati ben 71 Pontefici.
Più di due secoli dopo, nel calendario liturgico della basilica di San Giovanni in Laterano dell’XIsecolo fu inserita la memoria liturgica di 25 Papi, grazie forse a un’iniziativa di Gregorio VII, che anche in altra occasione dimostra di rivolgere un’attenzione particolare alla santità dei Pontefici romani. In una sua lettera del 15 marzo 1081 all’arcivescovo Ermanno di Metz, GregorioVIIaffermava infatti che se «dal tempo del beato Pietro apostolo si annoverano circa cento Papi tra i più santi». Il numero è altamente simbolico, ed è una chiara testimonianza del grande interesse di Gregorio VIIper la santità del Papa anche nell’esercizio della sua funzione. L’articolo ventitreesimo del suo Dictatus Papae— un documento che contiene 27 proposizioni relative a privilegi, prerogative e funzioni del papato romano — presenta infatti una novità importante: «Il romano pontefice, se sia stato ordinato canonicamente, per i meriti del beato Pietro senza dubbio diviene santo». Gregorio VIIaffermava così solennemente che il Papa è santo nell’esercizio della sua funzione. Un concetto che si trova espresso dalle parole sanctitas vestra (“vostra santità”) con cui ci si rivolse al Papa, sicuramente dal XIIsecolo in poi. Un altro particolare momento avviene nel Duecento, quando si assiste all’inizio di una lunga serie di avvenimenti miracolosi e scene di guarigioni intorno alle tombe di Papi. La tomba di porfido di Onorio III, nella basilica romana di San Maria Maggiore, fu oggetto di devozione pubblica. Ma anche il defunto Clemente I V, sepolto nella chiesa domenicana di San Maria in Gradi, a Viterbo, «incominciò a fare miracoli»; «folle di gente, mosse dalla sua santità e dai suoi miracoli, confluirono al suo cadavere per vederlo, toccarlo e baciarlo». Il lungo elenco di miracoli avvenuti alla morte di Gregorio Xfu trascritto su una tavola e posta al suo sepolcro nella cattedrale di Arezzo. Alla morte di Martino I V, scene di guarigione si manifestano nella cattedrale di Perugia. Meno di dieci anni dopo la morte di Urbano V(1372), Clemente VIIdichiarò in una bolla del 17 aprile 1381 che i miracoli verificatisi per intercessione di Urbano V presso la sua sepoltura potevano dare inizio a un processo canonico, che si fermò però nei primi decenni del Quattrocento. Il suo culto si conservò nell’abbazia di Saint-Victor di Marsiglia dove era stato sepolto. La memoria di molte di queste devozioni locali non scomparirà in epoca moderna, riuscì anzi a promuovere iniziative rivolte a ottenere un loro riconoscimento papale. Il culto di Gregorio Xfu riconosciuto nel 1713 da Papa Clemente XIAlbani e Benedetto XIVLambertini farà inserire la ricorrenza del beato Gregorio X nel martirologio romano alla data del 16 febbraio. Il domenicano Benedetto XI, morto a Perugia il 7 luglio 1304, fu proclamato beato da Papa Clemente XII nel 1736. Il culto di Urbano Vfu riconosciuto ab immemorabili da Pio IX nel 1870. E due anni dopo Pio IX, su richiesta del generale dell’Ordine cistercense, proclamerà beato il Papa cistercense Eugenio III. Leone XIII proclamò quattro Papi medievali beati. Urbano II fu proclamato beato il 14 luglio 1881, su proposta dell’arcivescovo di Reims. Il 23 luglio 1887 Leone XIIIconfermò il culto di Vittore III, già abate di Montecassino, indubbiamente uno dei più importanti del medioevo anche per il suo illuminato mecenatismo culturale. Il culto di Adriano III fu confermato nel 1891. InnocenzoV, il primo Papa domenicano, fu proclamato beato il 14 marzo 1898, in un contesto di rinnovato interesse per il medioevo cristiano. Come si è già ricordato, nel medioevo, soltanto per CelestinoVun processo di canonizzazione fu aperto (il 13 maggio 1306, ad Avignone, da parte di Clemente V, su richiesta del re di Francia Filippo il Bello) e portato a termine con la proclamazione del santo, pronunciata il 5 maggio 1313. Erano passati sette anni dall’inizio del processo informativo, e diciassette dalla sua morte (16 maggio 1296). Tre modalità diverse caratterizzano quindi la storia della santità dei Papi nel medioevo. La più antica è la memoria liturgica, che per secoli ha riguardato non soltanto Papi martiri ma anche Pontefici che hanno lasciato una traccia storica importante, nell’affermazione dell’autorità del vescovo di Roma, nell’Urbe e nella cristianità. È una memoria storica che cresce dall’VIII al XIsecolo fino a raggiungere, con Gregorio VII, la cifra simbolica di centi Papi. Nel Duecento e Trecento, alla morte di alcuni Papi si sono verificati eventi particolarmente intensi di devozione popolare che hanno in alcuni casi dato vita a un culto locale, la cui memoria ha permesso che fosse formalmente e solennemente riconosciuto, soprattutto sotto Pio IX e Leone XIII. Soltanto per due Papi medievali — Celestino V e Urbano V — fu promosso un processo di canonizzazione, e soltanto quello di CelestinoV fu portato a termine.
© Osservatore Romano - 26 marzo 2014