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Viaggio Bolivia Benvenuto«L’Ecuador ama la vita. La nostra costituzione obbliga a riconoscere e garantire la vita, inclusa la cura e la protezione dal concepimento». Lo ha ricordato il presidente ecuadoriano Rafael Correa nel saluto rivolto a Papa Francesco all’arrivo a Quito. La costituzione del Paese, ha fatto notare il presidente, stabilisce «di riconoscere e proteggere la famiglia come nucleo fondamentale della società» e impone «di occuparci della nostra casa comune ». Si tratta, infatti, della prima costituzione «nella storia dell’umanità a concedere diritti alla natura». Correa ha voluto ricordare in proposito che il 20 per cento del territorio è protetto con 44 riserve e parchi naturali.
«La gamma multicolore della nostra flora e fauna — ha detto — si completa e si arricchisce di più con la diversità delle nostre culture umane». Infatti nel Paese «ci sono, oltre a una maggioranza meticcia, 14 nazionalità indigene con le loro corrispondenti lingue ancestrali, compresi due popoli non ancora raggiunti, che hanno preferito l’isolamento volontario nel cuore della selva vergine ». Per questo, la costituzione definisce l’Ecuador come uno Stato unitario, ma «plurinazionale e multiculturale». Correa si è anche concesso qualche battuta, ricordando che gli argentini dicono che il Papa è argentino, i brasiliani che Dio è brasiliano, ma senza dubbio il paradiso è ecuadoriano. Rivolgendo lo sguardo all’America, Correa ha detto che il grande peccato sociale del continente è l’ingiustizia, affermando che l’«opulenza di pochi accanto alla più intollerabile povertà sono colpi quotidiani inferti contro la dignità umana ». Secondo il presidente, infatti, la fondamentale questione morale in America latina è «precisamente la questione sociale »; tanto più — ha rimarcato — se si considera che «per la prima volta nella storia, la povertà e la miseria nel nostro continente non sono conseguenze della mancanza di risorse», ma delle conseguenze negative «di sistemi politici, sociali ed economici» che non rispettano la dignità delle persone. Il presidente poi ha ricordato come il Papa — definito come «un gigante morale per credenti e non credenti» — abbia denunciato con forza la tragedia della migrazione, che «ben conosce il nostro Paese». La soluzione, ha aggiunto, non è «più frontiere; è solidarietà, è umanità, è creare le condizioni di prosperità e pace che disincentivano le persone a migrare».

© Osservatore Romano - 6-7 luglio 2015

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