Tracciare un profilo dell’attuale situazione culturale e della realizzazione del concilio Vaticano II nel continente africano. È l’obiettivo del convegno «La Chiesa in Africa dal concilio Vaticano II al terzo millennio. Omaggio dell’Africa ai Papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II», che si svolgerà nei giorni 24 e 25 aprile alla Pontificia Università Urbaniana. Ne hanno parlato durante la conferenza stampa, svoltasi questa mattina, lunedì 7 aprile, nella Sala stampa della Santa Sede, l’a rc i -vescovo Barthélemy Adoukonou e monsignor Melchor José Sánchez de Toca y Alameda, rispettivamente segretario e sotto-segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, l’arcivescovo Emery Kabongo Kanundowi, arcivescovo-vescovo emerito di Luebo, e Martin Nkafu, docente presso la Pontificia Università Lateranense.Il convegno, ha detto monsignor Adoukonou, è un’occasione per riflettere sul periodo storico nel quale i vari Paesi africani hanno raggiunto l’indipendenza. Si parlerà, quindi, del panafricanismo e della négritude, così come dei valori che hanno ispirato questi movimenti. L’incontro — promosso dal Simposio delle Conferenze episcopali d’Africa e del Madagascar (Sceam) in collaborazione col dicastero della cultura — vedrà la partecipazione di vescovi, sacerdoti, teologi, studiosi e personalità dell’Africa. Verranno riproposti gli insegnamenti di Papa Roncalli e di Papa Wojtyła sull’Africa. Così sarà ricordato quanto Giovanni XXIIIha fatto per il continente, in particolare l’accoglienza riservata, durante le prime fasi del concilio Vaticano II,a esponenti del mondo della cultura e intellettuali africani riuniti, e la creazione, nel marzo 1960, del primo cardinale dell’Africa, il tanzaniano Laurean Rugambwa. Quanto al magistero di Giovanni PaoloII, l’a rc i -vescovo Adoukonou ha sottolineato come il Pontefice polacco abbia invitato più volte a riflettere sulla storia e sul rapporto tra Africa ed Europa. Da ricordare, tra l’altro, la sua richiesta di perdono nel 1985 in Camerun e a Gorée in Senegal, da dove partivano le navi cariche di schiavi africani. Un ricordo personale della visita di Papa Wojtyła nell’isola di Gorée è venuto dall’arcivescovo Kabongo Kanundowi, all’epoca nella segreteria particolare di Giovanni Paolo II. Monsignor Sánchez de Toca y Alameda ha poi spiegato il ruolo del Pontificio Consiglio nella promozione del convegno, sottolineando come il VaticanoII abbia compiuto una svolta radicale in un duplice senso: l’apertura vera e tangibile all’universalità della Chiesa e l’ap ertura al mondo della cultura, vista non più come minaccia o pericolo, ma come risorsa. A questo proposito, il sotto-segretario ha detto che il Vangelo arricchisce ed eleva le culture, e ha ricordato la fondazione del Pontificio Consiglio da parte di Giovanni Paolo II, il 20 maggio 1982. Il testo ispiratore del dicastero è stato proprio la costituzione conciliare Gaudium et spes, alla cui stesura partecipò Karol Wojtyła, a quell’epoca pastore a Cracovia. Due gli obiettivi che egli individuò per il nuovo organismo: l’evangelizzazione della cultura e la promozione culturale.
© Osservatore Romano - 7-8 aprile 2014