di Luigi Testa Oggi, a 55 anni dalla morte di Pio XII (il 9 ottobre 1958), la sua "voce" arriva anche su Twitter. L'account, per chi naviga, è semplicemente "Papa Pio XII", @SSPioXII, e l'iniziativa è di uno studente di ventisei anni, di Milano.
A conferma che le parole vere, anche se vengono da mezzo secolo di distanza, non perdono mai il loro fascino. Ed è il fascino di queste parole che i brevi tweet tentano di trasmettere, prendendosi l'unica libertà - come si scriveva sopra - di sfoltire il lessico pontificio di quegli anni, senza tuttavia tradirne il senso e la bellezza, al fine di rientrare nei limiti di caratteri imposti dal server. E forse stupisce che, tra i followers di Pio XII, la maggior parte siano proprio giovani. Così come accade per una delle diverse pagine dedicate al Pontefice su Facebook. Si segnala questa, tra le altre, perché nasce da un'intenzione che merita attenzione: la pagina "Miracles of Pius XII", curata da un sacerdote di una parrocchia del Wisconsin, poco lontano da Chicago, nasce per chiedere a quante più persone possibile la preghiera di intercessione per alcuni casi di malattia particolarmente grave. Portare Pio XII sui social network significa tentare di renderlo contemporaneo soprattutto ai più giovani, che non ne hanno il ricordo visibile. E l'esperienza, di cui si è citato solo qualche esempio, è che laddove non manca l'audacia, i risultati - valutabili innanzitutto qualitativamente - sono sorprendenti. Forse perché, vinta l'iniziale diffidenza che il gap generazionale porta naturalmente con sé, soprattutto i più giovani sanno riconoscere prima di altri i pastori che hanno realmente "l'odore del gregge". Lo sforzo, e questa "operazione social network" proprio qui interviene, è soltanto quello di rimuovere con delicatezza la patina di lontananza che la storia ci consegna, e ristabilire invece l'immagine di Pio XII come fu realmente avvertita dai suoi contemporanei: il Pastore, modernamente timido, tutto attento a medicare le ferite degli uomini, applicando direttamente Cristo su queste ferite.
(©L'Osservatore Romano 9 ottobre 2013)