Home

Cerca

bimba-1
"In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli.
E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me." (
Mt 18,1-5.10.12-14)

Erroneamente si confonde l'infanzia spirituale con l'infantilismo spirituale. 
Essere "infanti" per il Vangelo significa essere pienamente compiuti e adulti ma pienamente abbandonati e resi nelle mani del Padre. Qui Dio ci chiama.


Inoltre si confonde l'essere piccoli del Vangelo come una questione anagrafica. Anche un anziano può essere "piccolo" per il Vangelo. Anzi. Anche un adulto con disabilità; anche un emarginato a causa del Vangelo. Persino un grave peccatore che riconosce veramente di essere schiacciato dalla propria miseria e dalle proprie scelte errate. 

Pertanto "scandalizzare i piccoli" significa "incrinare o depauperare gravemente la fede" dei fratelli.
 
Anche la comunità ecclesiale che "mette al bando i peccatori e gli scandalizzatori" e non il peccato, cade nello "scandalo" e nel moralismo.
Persino se la comunità ecclesiale si patina del "todos, todos, todos" come una accoglienza senza discernimento, senza avallamento delle isterie e degli habitus malati di alcuni fratelli e sorelle, sta in realtà scandalizzando i piccoli. E guai se questo abuso di coscienza e di fede avviene da parte dei pastori alla luce di ideologici "cambi di paradigma". Costoro sì meriterebbero di essere gettati in acqua con una macina al collo; e ciscuno vigili davanti a Dio e agli angeli e ai santi per tale condfotta.
"Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!" (Mt. 18,6-7)

Nella vita sociale e politica le ideologie e i partiti, fortemente ideologici, cadono in questa supponenza, perché ogni ideologia vuole avere le coordinate morali dell'esistente. E quindi anche una comunità, una associazione moralistica, una setta religiosa, un partito politico, un movimento ecclesiale, può cadere in una sorta sottile di "disprezzo dei piccoli". Che è tutt'altro di un cammino morale. Peggio ancora se tale cammino immorale viene fatto da coloro che hanno la responsabilità di proporre e approfondire la "teologia morale".

Questo non significa che non bisogna essere onesti, chiari e fare verità e chiamare il peccato peccato e lo scandalo scandalo. Persino l'atto estremo, e talvolta necessario, della scomunica dev'essere un atto di misericordia e di chiarezza in cui, tuttavia, non si cessa di pregare per la persona che ha rotto la comunione affinché torni alla comunione. Questa è responsabilità battesimale e continua.

La differenza tra cammino morale e moralistico è tutta: qui nella prudente fiducia nella Persona come dono di Dio perché sempre vi sia un ritorno alla Sua piccolezza. 
Chi fa un cammino morale non cessa di vivere la "prudente" fiducia, su questa terra, finché c'è possibilità di scelta, di coniugare verità e amore.
Di pregare per quella persona - magari largamente peccatrice - per cui Cristo è morto e risorto; e prega senza giudizio sulla Persona, perché quella Persona è di Dio, è proprietà di Dio, è scaturigine del dono di Dio, persino se sceglie volutamente e gradatamente di allontanarsi da Lui per permanere, nella seconda morte, nel suo disordine.

In sintesi, chi chiude le porte della Speranza nel cambiamento e nel lavoro della Grazia, scandalizza i piccoli. E, nel contempo, chi accoglie la Persona ma la conferma nel suo disordine glorificando l'esistenza prima dell'essere e prima la coscienza senza considerare la sua possibilità di essere erronea, compie, in entrambi i casi, sia quello di chiusura che quello di accoglienza senza discernimento, un abuso, un gravissimo abuso. Lo compie sia chi usa il paradigma e la norma come una clava sia chi la norma e il paradigma vuole che siano cambiati. In entrambi i casi non si opera quell'et-et che ci è consegnato dall'Incarnazione e si opera lo scandaloso aut-aut che viene dal nemico. Anzi l'abuso compiuto da chi considera che l'esistenza precede l'essere, pone sulla Persona una tale sfiducia nella Grazia che trasforma, orienta, guarisce e conferma e ratifica la Persona nella tristezza. Il giovane ricco, infatti, amato da Cristo, pone in sé una scelta esistenziale di privilegiare i suoi beni, le sue ricchezze, piuttosto della liberazione che scaturisce da una autentica sequela che, tra l'altro, tutto avrebbe restituito in forma rinnovata.

Invece questo ci rende discepoli "infanti di Cristo", perché consegniamo noi stessi e quella Persona, quella storia, quel cammino "disumano" e "disumanizzante" nelle mani del Padre, con totale resa. A chiudere le porte in faccia ad un fratello ci vuole poco. Ad accoglierlo senza proporre un cammino di conversione si compie altrettanto, ed in maniera sopraffina e patinata, un gravissimo abuso. In entrambi i casi si calpesta la Persona e la fiducia nella Grazia e davanti a scelte di vita il conflitto è inevitabile e merita di essere accompagnato con pazienza, fiducia, lungimiranza ma senza ideologie che spengono il lavoro medicinale della Grazia e che restituiscono, dunque, la persona alla persona e la persona alla Persona di Cristo.

Perché solo chi è piccolo nel Piccolo consente al Piccolo, che è Gesù Cristo Signore e Redentore, di fare i miracoli della guarigione del cuore e della vita.
E testimonia nella Sua piccolezza che "a Dio nulla è impossibile" (Lc. 1,37).

Aveva ragione il fratello Agostino:

"È una cosa così grande l'essere piccolo, che non lo possiamo imparare se non da Te" (De sancta virginitate 33,35)



Paul Freeman