Caro amico, permettimi che ti scriva sui sacerdoti. Sulla necessità di avere sacerdoti. Tutti i credenti sono chiamati all’impegno, ma questa volta voglio parlare specificamente dei sacerdoti. Nessuno nega che abbiamo bisogno di sacerdoti. Essi esprimono il centro della nostra fede nell’Eucaristia, laddove Cristo spezza il suo Corpo come pane e versa il suo Sangue come vino per noi. Mi chiederai se di questi tempi per un sacerdote sia ancora possibile essere felice. Tutto sembra suggerire il contrario. Sentiamo parlare di sacerdoti con problemi e non voglio negarlo. Allo stesso tempo sappiamo che per essere veramente felici dobbiamo affidarci completamente agli altri. L’imp egno per gli altri, per quanti vivono nel dubbio della ricerca, per i deboli e i poveri, trova qui la sua origine. Il sacerdote desidera vivere questo impegno, ma lo vuole fare «nel nome del Signore». Caro amico, attorno a te non vedi molti sacerdoti, sono pochi i sacerdoti giovani. Questo potrebbe proprio essere un motivo per prendere a cuore la situazione. Forse tu vedi solo quello che un sacerdote fa, e non ti accorgi di quello che lo muove interiormente. Come si rapporti con Dio. E come trovi la sua ispirazione nel Vangelo. Tutto questo potrebbe essere più visibile, è però certo che egli ha trovato il “tesoro nel campo” e che per comprare quel campo ha dovuto lasciare molto. Questo non lo rende infelice, al contrario. La serenità del sacerdote trova proprio la sua origine nell’ascolto della parola della Scrittura e nel suo servizio alla gente. Là trova la sua gioia, che condivide volentieri con gli altri sacerdoti. Un sacerdote non è mai solo, insieme agli altri costruisce la Chiesa nella nostra diocesi. Caro amico, in ognuno di noi resiede il desiderio di fare del bene, in ognuno di noi si trova la spinta alla ricerca dell’irragiungibile, di quanto ci trascende, di Dio. Un cristiano parte dall’esp erienza dell’amicizia con Cristo. Dio davvero è alla ricerca di ogni uomo. Ti sento dire: «Ma questa non è più una cosa del nostro tempo!». Forse la mentalità odierna ti fa pensare così, ma Dio è di tutti i tempi. Dobbiamo solo cercare il modo affinché la gente del nostro tempo trovi la via che avvicina Dio agli uomini e gli uomini a Dio. Chi meglio che i giovani saranno capaci di realizzare tutto cio nel mondo d’oggi? «Ma per fare tutto questo non occorre necessariamente diventare sacerdoti», ti sento ragionare, e hai ragione. È però vero che abbiamo bisogno di persone che con tutta la loro vita rispondano all’amore di Dio per noi. Sono loro la memoria vivente e il segno del fatto che Dio si occupa di noi. È esattamente questa la vocazione del sacerdote. A tempo pieno è in Dio, giorno e notte. E l’amore che riceve da Dio e che comunica agli altri riempie la sua vita di una gioia intensa. Lo so bene, richiede coraggio scegliere questa missione. È la risposta a un qualcosa che è difficile da spiegare. Più che altro è la testimonianza di quanti vivono questa vocazione che può convincere. Nelle loro molteplici attività i sacerdoti cercano l’equilibrio tra la cura delle parrocchie e quella della propria vita interiore. È Dio che sta all’origine della vita sacerdotale. Caro amico, ho voluto offrire qualche riflessione sul sacerdozio. Le voglio approfondire e completare con quanto tu pensi e con la tua personale esperienza. Probabilmente le mie idee saranno molto diverse dalle tue. Non esitare a dirmelo, e a scrivermelo. Ma soprattutto, prova a essere sincero e aperto, dai anche tu spazio al desiderio di avvicinare Dio e gli uomini.© Osservatore Romano 13 febbraio 2012