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peccato-originalePrima che le debolezze umane trovassero dei teorici, quello erano, debolezze.
Anche inveterate, radicate, inestirpabili, ma sempre debolezze.
La prostituzione, per esempio: antica come il mondo, veniva tollerata perché impossibile a eliminarsi; anche la Chiesa chiudeva un occhio, visto che, da Peccato Originale in poi, accanirsi contro certi vizi significava accanirsi contro l'umanità tout court (infatti, quando Robespierre provò a imporre la «virtù» per legge, finì in ecatombe).

Ma chiudere un occhio era cosa diversa da approvare: si additava sempre la virtù e si deprecava il vizio, così che fosse sempre chiara la distinzione e i viziosi incalliti avessero almeno qualche scrupolo di coscienza.
Risultato: i più forti riuscivano a divenire virtuosi; gli altri, su dieci ricadute possibili, vergognandosi, magari ne saltavano una, il che era meglio di niente.
Dall'Illuminismo in poi l'agnosticismo è stato per un po' temperato dai valori cosiddetti borghesi (cioè, morale cristiana senza cristianesimo).

Col Sessantotto anche questi sono andati in frantumi e le debolezze si è cominciato a teorizzarle. Molti matrimoni sono un fallimento? E' ipocrisia tenerli insieme, dunque divorzio. Ci sono gli aborti clandestini? Tanto vale legalizzarli. In parecchi si drogano? Idem. Ora tocca all'omosessualità. Poi a quel che verrà dopo, perché alle debolezze umane non c'è fondo. Sarà il caso che la Chiesa (leggi: le omelie) riprenda in mano la pratica «Peccato Originale»?

Rino Cammilleri, Antidoto del 17-10-2005: Debolezze, in http://www.rinocammilleri.it/