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La speranza dell amicizia con Dio
"Non lasciatevi ingannare: "Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi".

μὴ πλανᾶσθε· φθείρουσιν ἤθη χρηστὰ ὁμιλίαι κακαί.

Tornate in voi stessi, come è giusto, e non peccate! Alcuni infatti dimostrano di non conoscere Dio; ve lo dico a vostra vergogna.

ἐκνήψατε δικαίως καὶ μὴ ἁμαρτάνετε, ἀγνωσίαν γὰρ θεοῦ τινες ἔχουσιν· πρὸς ἐντροπὴν ὑμῖν ⸀λαλῶ."  (1Cor. 15,33-34)

In un contesto di mala interpretazione dell'affermazione “todos, todos, todos”, fortemente soggettivistico, ci si dimentica della virtù della prudenza e, narcisisticamente, ci si espone a frequentare chiunque pensando di essere invincibili ed impermeabili alle scelte disordinate di alcuni. Chi si immette in questa deriva non si rende conto che il “todos, todos, todos”, male interpretato, è identico a chi erge muri: al centro c’è l’io malato. Qui nascono le eresie e le deviazioni dal pensiero di Cristo.

Noi, per mandato di Cristo, siamo chiamati a frequentare ogni persona che, nel Sangue di Cristo diventa per noi fratello, ma senza la virtù della prudenza non c’è più il “noi” costruito nel Bene ma l’impantanamento del disordine e relazioni che incatenano e creano zavorra interiore, spirituale e psicologica, relazioni malate. E questo è valido sia a livello ecclesiale che a livello di dinamiche “sinodali”, che a livello di movimenti, gruppi e sensibilità particolari. Ed è valido anche nelle relazioni significative.

Mica è detto che due fidanzati o due amici si scelgono per trascendersi, spesso si scelgono per confermarsi nelle reciproche isterie e nelle paure non dette; paure taciute anche sé stessi. Spesso ci sisceglie nei reciprochi narcisismi.

Vediamo dunque cosa dice il Catechismo ai numeri 1805 e1806 sulla virtù cardinale della Prudenza:

“Quattro virtù hanno funzione di « cardine ». Per questo sono dette « cardinali »; tutte le altre si raggruppano attorno ad esse. Sono: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. « Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza » (Sap 8,7). Sotto altri nomi, queste virtù sono lodate in molti passi della Scrittura.

La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. L'uomo « accorto controlla i suoi passi » (Prv 14,15). « Siate moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera » (1 Pt 4,7). La prudenza è la « retta norma dell'azione », scrive san Tommaso82 sulla scia di Aristotele. Essa non si confonde con la timidezza o la paura, né con la doppiezza o la dissimulazione. È detta « auriga virtutum – cocchiere delle virtù »: essa dirige le altre virtù indicando loro regola e misura. È la prudenza che guida immediatamente il giudizio di coscienza. L'uomo prudente decide e ordina la propria condotta seguendo questo giudizio. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare.”

Quindi ogni relazione, per esprimere e far fiorire il Bene della Persona e il Bene Comune, necessita di Prudenza.

Occorre stare attenti alle “satellizzazioni”, specie in età adolescenziale ma anche in età adulta. In età adulta infatti vi possono essere dei veri e propri buchi non risolti che spingono alla dipendenza relazionale.

Infatti principio di maturità è la “desatellizzazione” dai genitori ma questa dinamica, senza Prudenza e senza aiuto dall’Alto, crea altre satellizzazioni compensative. Ci si stacca dai genitori ma si cerca situazioni di comfort con legami di amicizia o significativi. Si sceglie l’altro non per il Bene in sé e nel Bene per sé e per l’altro ma per satellizzazione e, talvolta, per quella subliminale dipendenza di satellizzazione dalle prospettive e dalle relazioni genitoriali.

Non solo della relazione con i genitori ma per trasferenze di come abbiamo percepito le relazioni tra i genitori. In tal caso si cerca, nel fidanzato, nella fidanzata, relazioni sananti un conflitto esterno a noi di cui però siamo stati feriti o comunque segnati.

Sia perché strutturalmente non si ha ancora una personalità formata sia perché la satellizzazione verso legami non genitoriali ci illude che stiamo maturando ma in realtà operiamo una semplice sostituzione per rassicurare il sé.

E qui occorre prudentemente essere casti. Prudenza e castità, infatti, camminano assieme per preservare il Bene. E la castità non riguarda solo il corpo proprio e altrui ma la custodia del tutto di sé nel Bene e per il Bene. 

L’unica relazione che realmente compie e trasforma l’uomo nel Suo potenziale e nella Sua Bellezza è la relazione con Dio, relazione di Amore fondante, sanante, trasfigurante e feconda. Fondante l’essere, fondante il sé, fondante il noi.

Relazione che a sua volta, per spinta teandrica, conduce l’uomo a satellizzarsi in Dio e a desatellizzarsi per le immagini relative (e transeunti) che l’uomo ha di Lui. Dio conduce pedagogicamente, in maniera somma, questo processo di trascendimento, effetto del dono dell’Incarnazione.

E qui, in questa relazione fondante, una Persona può impostare correttamente le relazioni con sé, con gli amici, con il fidanzato e la fidanzata, con il marito e la moglie, nel lavoro tra colleghi.

La relazione con Dio, correttamente vissuta per la Chiesa, in un continuo cammino di conversione, corregge e fornisce gli strumenti interni per discernere e vivere il Bene, la formazione permanente e l’annuncio del Kerygma. E solo qui il sé è strutturato.

Per tale motivo l’amicizia coniugale con Cristo è decisiva per ogni uomo e per ogni donna:

«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi (cum iugum, coniugalità con Gesù)
e imparate da me,
che sono mite e umile di cuore,
e troverete ristoro per la vostra vita.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero». (Mt. 11,28-30)

Paul Freeman