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auschwitz 1«Senza dubbio la cosa più importante di questo anniversario è poter ascoltare ancora i testimoni di quelle orribili giornate, e far sentire di nuovo il grido delle vittime» ha detto il cardinale Stanisław Dziwisz, arcivescovo di Cracovia, alle celebrazioni per il settantesimo della liberazione del campo di sterminio di AuschwitzBirkenau alle quali partecipano trentotto delegazioni provenienti da tutto il mondo e ben quindici capi di Stato.
E anche oggi, 27 gennaio, data in cui viene ricordato l’abbattimento dei cancelli, nel 1945 da parte dei soldati sovietici, di uno dei simboli più cupi della furia totalitaria del Novecento, e dichiarato Giorno della memoria delle vittime della Shoah, ad Auschwitz sono tornati diversi sopravvissuti. «Finché i testimoni sono ancora tra noi — ha continuato il cardinale durante la messa concelebrata insieme al nunzio apostolico in Polonia, arcivescovo Celestino Migliore, presso il Centro per il dialogo e la preghiera — bisogna far sentire la loro voce. E bisogna aiutare il mondo ad ascoltare queste parole perché si avvicina il tempo in cui la memoria sarà trasmessa solo da documenti, libri, film e interviste. Soprattutto le giovani generazioni devono sapere quello che è successo per impostare nel modo più giusto la loro vita». E infatti sono state le parole di Halina Birenbaum (85 anni, nata a Varsavia), di Kazimierz Albin (93 anni, nato a Cracovia) e di Roman Kent (86 anni, nato a Lodz) a ricordare al mondo gli orrori del nazifascismo in apertura della solenne cerimonia, svoltasi sotto la neve.

© Osservatore Romano - 28 gennaio 2015