P. Alessio Mecella, ofmFrancesco d’Assisi spinto dalla misericordia che cambiò la sua vita andò a diffondere il slauto di pace nelle terre dei non cristiani e così giunse in Egitto dove incontrò il sultano al-Malek al-Kamil; come lui fecero i frati Minori che presto furono presenti in varie regioni orientali.
Nel frattempo la politica di espansione dell’impero mongolo attuata da Genghiz khan nel corso del primo quarto del XIII secolo ha avuto uno sviluppo ampio e veloce. Alla sua morte nel 1227 l’impero costruito in quegli anni venne diviso in quattro parti, una per ciascuno dei figli i quali, a loro volta, hanno ampliato i confini dei territori sotto il dominio della dinastia mongola.
Fondamentalmente il dominio dei quattro successori di Genghiz khan nelle decadi centrali del Duecento hanno creato una distinzione che è rimasta visibile in Asia fino ad oggi. Si può provare a descriverle sommariamente così: l’attuale Cina meridionale e la Russia orientale era in mano a Qubilai, il Medio Oriente era in mano a Hülegü, la Mongolia e nord della Cina in mano a Chagatai, la Russia orientale in mano a Batu.
È interessante notare come i territori dell’attuale Russia occidentale costituiscano in linea di massima la parte d’impero spettata a Jöchi, figlio di Genghiz khan, morto pochissimo tempo dopo essere salito al potere. A Jöchi successe al potere Batu che diede vita un impero destinato a durare nei secoli. Le successioni non furono del tutto pacifiche ed anche in seguito non mancarono gli scontri per la determinazione dei confini; gli scontri più cruenti si ebbero nella zona di confine tra Crimea e Mar Caspio; nell’ultimo quarto del XIII secolo si scontrarono ripetutamente i due imperi dell’Il-Khan e dell’Orda d’oro.
Proprio in quell’area alla fine del Duecento passa la porta di accesso per l’Oriente usata dai mercanti europei, soprattutto genovesi e veneziani. Per una nave mercantile delle repubbliche marinare che si recasse in Oriente era fondamentale poter accedere dapprima attraverso il Bosforo al Mar Nero e poi da lì dirigersi a nord, verso la Crimea e quindi risalire per via fluviale il territorio asiatico. Verso est si procedeva navigando il fiume Don fino ad arrivare all’attuale Volgograd, e da lì ci si poteva recare ancora più a est navigando il fiume Volga, fino al mar Caspio.
Inoltre dalla parte a nord della Crimea si può navigare il fiume Dnepr e risalire fino a Kiev; la penisola di Crimea era dunque l’unico snodo che dava accesso all’Oriente. Si consideri inoltre che alla fine del Duecento, dopo la caduta dei regni latini in Terra Santa e la conquista dei territori da parti ostili ai cristiani, si era chiuso il più importante accesso ad Oriente del Mediterraneo. I mercanti della penisola italica, tra cui Marco Polo, volsero la loro attenzione verso il Ponto. Giunsero allora numerosi nel Mar Nero e crebbe moltissimo l’importanza di città come Caffa, l’attuale Theodosia, che dava accesso al Mar d’Azov e di Cherson, che dava accesso al fiume Don e quindi alla via per Kiev.
In queste aree le popolazioni locali conoscevano il cristianesimo; l’attività dei mercanti delle repubbliche marinare fu l’occasione della nascita di numerosi episcopati in Crimea a partire dai primi anni del Trecento. È nota la presenza nelle varie corti dei khan mongoli di evangelizzatori cristiani a partire da quelli degli ordini mendicanti che già nella metà del Duecento avevano preso contatti con i discendenti di Genghiz khan che a loro volta si erano spinti alla frontiera orientale dell’Europa. Tra i frati spintisi in quelle terre vi fu il francescano Giovanni da Pian del Carpine e il domenicano Guglielmo di Rubruck, Giovanni da Montecorvino primo vescovo in terra di Cina, il beato Gentile da Matelica ma anche un gruppo di frati Minori – tra cui il georgiano Demetrio da Tbilisi – che andranno fino in India dove testimoniarono la loro fede morendo martiri nel 1321. Così l’annunzio di pace rivelato dal Signore a Francesco d’Assisi attraverso i frati Minori giunse nel Donbass e da lì nell’intero continente asiatico.
Padre Alessio Mecella, ofm