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educazione 8di GIULIA GALEOTTI

Non è un caso se questa antica versione del galateo — scritta nel 1918, pubblicata inizialmente in Inghilterra e riproposta ora da il Mulino (L’arte delle buone maniere, Bologna, 2015, pagine 105, euro 11) — si apre con una lunghissima citazione da uno scritto in cui il cardinale John Henry Newman dà una definizione di gentiluomo. «Essere gentiluomo significa mostrare considerazione per gli altri, parafrasi moderna dell’amare il prossimo come se stessi.
Pressoché ogni condotta rispondente alle buone maniere deriva dal principio della considerazione per gli altri». Il valore del comportarsi bene sta tutto qui. Osservare le buone maniere non è infatti «ornamento a fini esteriori», ma uno stile di vita che parte dalla necessità e dal desiderio di porsi nei panni di chi ci sta accanto. «Sensibilità e considerazione per gli altri — ci dice (anche) il galateo — sono il principio che sempre ci dovrebbe guidare». Il manuale è diviso in quattro parti: le buone maniere a casa e in tavola, in società, in pubblico, nella vita quotidiana; parlare con attenzione; la corrispondenza ben curata; amore, corteggiamento, matrimonio, educazione dei figli. Ovviamente sono molti i riferimenti a un mondo lontano — «nel corso di una visita pomeridiana i guanti non vanno mai tolti» — e non mancano regole di stretta etichetta (come le indicazioni su come liberarsi di «materiali indesiderabili » finiti in bocca), ma c’è molto buon senso. E, soprattutto, molto rispetto per il prossimo. Ad esempio, una serie di regole concrete per fare del matrimonio «un sodalizio felice, non un guinzaglio corto». Illuminanti sono, in particolare, le indicazioni in materia di educazione dei figli, ambito ormai oggi quasi ignorato. «Molti genitori si rendono conto solo tardi nella vita delle enormi responsabilità che si assumono con la procreazione», è l’incipit del galateo in tema, che poi si dilunga in una serie di riflessioni incentrate di fatto attorno a un solo punto. «I bambini sono fortemente propensi all’imitazione. Uno dei loro maggiori intrattenimenti consiste nel giocare agli adulti. (…) È buona norma non fare e non dire, in presenza dei figli, cose che essi non dovrebbero fare o dire». In altre parole, se vi comporterete bene, avrete dei figli educati, curati e rispettosi («Se nell’ambiente domestico i bambini avranno sempre percepito considerazione e simpatia per gli altri, impareranno presto a comportarsi nello stesso modo. […]. Per insegnare ai figli come trattare chi occupa una posizione diversa dovrebbe bastare il vostro esempio»). Se sarete maleducati, arroganti, volgari, egoisti, viziati e presuntuosi, lo rivedrete fedelmente in loro. E non stupitevene. Oggi nessuno si alza in metro o sul bus se siete anziani, incinte o se avete una evidente difficoltà nella deambulazione. Nessuno si preoccupa di farvi passare per prime, se siete una donna o una persona di una certa età, nessuno ringrazia se fate loro una cortesia o dopo un invito a cena. In pochi si preoccupano se arrivano tardi («Siate puntuali al minuto ») o si scusano se vi hanno impedito di muovervi (magari perché hanno lasciato l’auto in seconda fila). Non è, solo, questione di buona creanza, né, solo, questione di galateo. È questione di rispetto dell’a ltro. D all’abbigliamento («Il buon gusto, espressione delle buone maniere, si manifesta anche nell’abbigliamento. È la considerazione per gli altri e per i loro sentimenti, che induce alla conformità con certi modi di vestire») al pettegolezzo («Un contegno equanime vieta di dire alle spalle di una persona ciò che non si ritiene di proferire a viso aperto. È una regola aurea: seguitela e non vi troverete a mal partito»), dall’egocentrismo («Evitate l’Io maiuscolo. Scoprirete presto se siete davvero così importanti come ritenete di essere. Se non lo siete, ma continuate a insistere in quella presunzione, la vostra capitolazione sarà più penosa ») alla comunicazione («Parlate sempre pronunciando distintamente. Non smozzicate, barbugliate o bofonchiate le parole, il vostro intento è farvi capire. Evitate di imporre a chi vi ascolta uno sforzo inutile»), passando per righe preziose sull’arroganza, malattia del nostro tempo («Nulla è più deplorevole dell’arroganza. Quasi sempre indizio di cattiva educazione, essa denuncia una scarsa stima di sé. […] L’arroganza verso i subalterni denuncia mediocrità di spirito e incertezza della propria posizione») e sul rapporto con chi è differente («Non adulate chi occupa una posizione superiore dalla vostra: è un essere umano come voi. Con i subalterni siate educati e gentili: susciterete il loro rispetto e conquisterete la loro ammirazione »), l’evangelico galateo aiuterà a vivere meglio voi. E chi vi sta vicino.

© Osservatore Romano - 10 gennaio 2016