Voltaire non ha mai scritto "Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire".
Eppure la pointe viene ancora attribuita al polemista francese da ogni fesso che inneggia alla tolleranza su Facebook o sulla parete di un gabinetto.
E' una storia strana. Di imbrogli maldestri.
In primo luogo quella attribuita a Voltaire è una frase sciocca. Se infatti concediamo al nostro interlocutore la libertà di poter proclamare davvero tutto, anche l’intenzione di zittirci o eliminarci, lo farebbe senza chiedercelo e senza bisogno di chiedere alcun liberale "permesso".
L’idea di tolleranza, dunque, non può che partire da un qualche valore condiviso, non può che essere reciproca e soprattutto non può ammettere che l’interlocutore inneggi – tanto per dire - allo sterminio giacobino o jihadista, al nazismo o al comunismo. Se infatti si deve essere tolleranti coi tolleranti, non si può essere che intolleranti con gli intolleranti.
Voltaire era molte cose ma non uno stupido. E non avrebbe mai pronunciato una frase così insensata e illogica. Oltretutto era un intollerante senza scrupoli, un eversore violento del cristianesimo e della Chiesa Cattolica in particolare, che considerava un “infame” da “schiacciare”. Come mai allora gli si attribuisce questo aforisma?
Ora: la sua unica versione nota è quella citata dalla studiosa Evelyn Beatrice Hall: « I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it. », in “The Friends of Voltaire” del1906”, ripresa anche in “Voltaire In His Letters” del 1919.
A chiudere la storia di questa falsa citazione, Charles Wirz, Conservatore de "l'Institut et Musée Voltaire" di Ginevra, ricordò, nel 1994, che la Hall mise in malafede tra virgolette la citazione e che, costretta, riconobbe che la citazione in questione era un falso in una lettera datata 9 maggio 1939 e pubblicata nel 1943.
Ecco un passo della lettera della Hall:
«The phrase "I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it" which you have found in my book "Voltaire in His Letters" is MY OWN expression and should not have been put in inverted commas. Please accept my apologies for having, quite unintentionally, misled you into thinking I was quoting a sentence used by Voltaire (or anyone else but myself).»
Le parole "my own" sono messe in corsivo dalla Hall nella sua lettera. Qui le metto in maiuscolo.
Poverina: un errore non intenzionale, frutto di una distrazione editoriale.
Ma è difficile rinunciare a una frase così nobile e a un Voltaire così tollerante. Secondo Norbert Guterman (A Book of French Quotations, 1963) la frase di Voltaire si troverebbe in una lettera del 6 febbraio 1770 all’abate Le Riche, in cui dove Voltaire scriverebbe:
"Monsieur l'abbé, je déteste ce que vous écrivez, mais je donnerai ma vie pour que vous puissiez continuer à écrire."
Il problema è che, se si consulta per intero la lettera citata, non si troverà né l'aforisma e neppure un' idea che la la rammenti di lontano.
Ecco dunque come nasce una leggenda. Aurea, nel caso. E la faccenda ricorda una frase che proprio Voltaire scrisse, ma stavolta davvero: “Mentite, amici. Mentite. Qualcosa resterà.” (Lettera a Thiriot del 21 ottobre 1736): un indecente invito alla calunnia di sapore goebbelsiano. Oltretutto scopiazzato da Francesco Bacone.