Da un articolo del nostro direttore sugli anni santi di Pio XI (in Storia dei giubilei,
iv, a cura di F. Margiotta Broglio e G. Fossi, Firenze, Giunti, 2000,
pp. 118-133) pubblichiamo stralci con una lunga citazione, relativa al
giubileo straordinario del 1929, tratta da The Resurrection of Rome di G. K. Chesterton nella traduzione (1950) di Iride Ballini.
La lettura dei decreti per la beatificazione dei martiri inglesi,
avvenuta il 14 dicembre, e la successiva cerimonia in San Pietro ebbero
un testimone d'eccezione, Gilbert Keith Chesterton, da sette anni
divenuto cattolico, che trasse dall'avvenimento uno dei quadri più
suggestivi della sua apologia di Roma pubblicata nel 1930 con il titolo
trasparente The Resurrection of Rome.
La lunga e affascinante descrizione
prende le mosse da alcune battute sullo smarrimento di un ombrello dopo
un'udienza durante la quale lo scrittore inglese incontrò il Papa:
"Poi qualcuno molto addentro nell'ambiente annunciò con serietà che il
papa l'avrebbe certo regalato ai negri. "In questo momento, disse con
enfasi l'informatore, un piccolo negro passeggia al sole con il vostro
ombrello". E sotto questa scherzosa iperbole scopersi per la prima
volta con chiarezza una qualità che si deve aggiungere a quelle di
maggiore evidenza in Pio xi; la si definisce "il suo entusiasmo per le
missioni", ma è fatta in realtà di un fortissimo antagonismo nei
riguardi del disprezzo in cui vengono tenute le razze indigene, e di
una immensa fede nella fratellanza di tutte le tribù alla luce della
fede. (...) La seconda volta vidi il papa meno da vicino ma lo ascoltai
più a lungo e fu quando vennero letti e sottoposti alla sua
approvazione definitiva i documenti relativi alle beatificazioni.
Ascoltai l'ordinata lettura della lunga lista degli eroi inglesi che
resistettero alla dispotica distruzione della religione nazionale, e
ascoltai un gran numero di nomi inglesi (pronunciati con accento
perfettamente italiano) che assomigliavano a quelli di Smith e di
Higgins. Poi parlò il papa, e più che un discorso fu una conversazione
non senza movimenti di vivacità prettamente italiana se si fa il
paragone con l'andamento abituale di una conversazione inglese. Ciò che
più profondamente mi commosse nella mia qualità di inglese lontano
dalla patria fu che egli parlasse in lode dell'Inghilterra con
particolare calore e vivacità di immagine (...) Pure molta importanza
diede al fatto che gli ultimi a dare la suprema testimonianza in
Inghilterra furono uomini di ogni classe e condizione sociale, ricchi e
poveri, i più grandi nobili e gli ultimi lavoratori dei campi (...) E
finalmente lo vidi per l'ultima volta (...) quando venne a proclamare
le beatificazioni innanzi a una gigantesca assemblea chiudendo poi la
cerimonia con la benedizione dall'altare maggiore. (...) La chiesa
storica che abbraccia tutta l'esistenza contiene una parte che non è
soltanto storica, ma anche preistorica, contiene quelle cose terribili
che sono la prima rivelazione, la caduta e il diluvio. Io vidi tutto
questo nelle più barbariche volute del barocco e in San Pietro nel
baldacchino che avevo un tempo odiato come opera di pasticceria negra
fatta con bastoncini di liquirizia intrecciati. Ma quando, come dirò in
seguito, una voce attraversò come un gran vento il tempio che sta al
centro del mondo, sentii all'improvviso che quelle spirali oscure erano
vertiginose come alberi tropicali presi nel ribollire d'un ciclone,
quando qualcosa di indicibile scuote il cuore tenebroso dell'Africa
(...) Come portato dal vento mi giunse qualcosa che era come un
mormorio e che pure dal tono riconoscevo per delle grida. Era il saluto
al papa della gente all'altra estremità della chiesa (...) Con questo
suono tutta la costruzione parve ancora espandersi e spalancarsi verso
l'eternità sino a che compresi che queste caverne dorate e dipinte sono
vaste quanto le profondità dei cieli. (...) Qualunque sia il
significato di questo spettacolo esso passò come una visione e se non
vi fosse altro da dire su quel significato ci si potrebbe trovar
d'accordo nel dire che passò come un sogno. Voglio ancora, con il
maggior rispetto, ripetere che nessuno all'infuori di uno sciocco
presenterebbe a prova della sua fede queste figure e queste ombre; ma
una volta che la fede abbia soddisfatto la ragione sarebbe davvero
strano che queste cose non venissero al suo seguito sulle ali di tutte
le fantasie. Vediamo che il mondo esteriore non disdegna affatto di
venire ispirato dal cerimoniale, esso non si limita che a creare altre
cerimonie che non sono ispiratrici quanto queste. Si parla di
antiritualisti, ma gli antiritualisti non esistono. Agli uomini viene
soltanto concesso di degradare il rito trasformandolo in etichetta. E
quando da quel luogo uscimmo nel mondo esteriore pieno di avvisi
pubblicitari, di giornali, di livree e di vesti alla moda non ci si
potrà troppo biasimare se pensiamo che là dentro il mondo era tanto più
vasto del mondo esterno".
(©L'Osservatore Romano - 9 gennaio 2010)
L'altare nei ricordi di Gilbert K. Chesterton
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